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Date: Wednesday, 04 Apr 2007 16:22

Rovistando tra le mie cianfrusaglie, ho trovato una vecchia capsula di un microfono a collo d'oca..
questo tipo di microfoni sono creati per la ripresa vocale, quindi non brillano particolarmente agli estremi della banda audio..
ho pensato quindi di provare ad utilizzarla per la costruzione di un microfono per la ripresa di un rullantino da 10 pollici che ho costruito nel weekend, che dovrebbe più o meno suonare nella gamma di frequenze "preferita" dalla capsula..

questo tipo di capsula di solito è omnidirezionale, quindi per restringere il campo di ripresa, ho tagliato in misura un pezzo di guaina isolante in gomma per idraulica..




A questo punto ho dovuto creare il corpo del microfono..
Il corpo doveva essere piccolo, per poter essere facilmente inseribile nel kit senza dar fastidio alle bacchette o agli altri pezzi..


Ho pensato di usare due connettori xlr.. uno come corpo del microfono, l'altro per la connessione elettrica al cavo verso il mixer..






Con il nastro isolante nero ho fissato la ghiera a cui si avvitava la capsula al primo connettore xlr, poi ho saldato uno spezzone di cavo microfonico all'altro connettore xlr e al connettore proprio della capsula..





...completando così il corpo del microfono.





Per finire ho costruito un reggimicrofono usando un morsetto in plastica ed un portamicrofono standard.. ho infilato il cilindro di gomma ed il microfono era finito!!


Nonostante la rudimentalità dell'oggetto, devo dire che per la ripresa del rullante si comporta più che dignitosamente, soprattutto per non essermi costato nulla!

Alla prossima!

p.s. riuscirò un giorno a fare una foto non sfuocata?

Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Monday, 05 Mar 2007 14:16
Bene.. dopo aver tentato di spiegare in teoria quale sia il funzionamento di quello strumento musicale noto con il nome di Theremin, passo alla sua realizzazione pratica..
Per prima cosa ho disegnato il circuito tramite il cad elettronico, ed ho creato la piastra madre.

Ho provveduto poi a creare mediante fotoincisione la scheda su cui montare i componenti elettronici..
A tale scopo ho stampato il circuito su un foglio di carta trasparente, che ho collocato sulla faccia fotosensibile di una basetta per elettronica. Illuminando con una lampada ad ultravioletti la piastra, il materiale fotosensibile è stato rimosso dalla superficie dove non era presente l'inchiostro della stampa.
Fatto ciò ho immerso la basetta in percloruro ferrico, che ha provveduto a corrodere il rame in tutte le zone nelle quali non c'era più pellicola fotosensibile.
L'aspetto finale della piastra è questo:

Ho poi forato tutte le piazzole per i componenti ed ho proceduto all'assemblaggio della scheda..




A montaggio ultimato il circuito si presenta così:







A questo punto ho montato il circuito nel mobile che ho scelto per il prototipo ed ho provveduto alla taratura degli oscillatori per centrarne lefrequenze di lavoro una volta collocate le due antenne esterne:




Terminata la taratura ho chiuso la scatola ed ho iniziato i test.


Il circuito funziona.. ho ancora qualche problema con la gestione dell'antenna del volume, che è poco sensibile e devo migliorare l'escursione in frequenza del pitch.. però tutto sommato posso ritenermi soddisfatto...

Una modifica ulteriore che ho fatto rispetto al progetto iniziale è stata l'inserimento di un interruttore di "Mute", in modo da zittire totalmente il Potamin senza dover per forza spegnerlo..

A breve posterò dei samples realizzati con il simpatico strumento.. è difficilissimo da suonare (almeno per me.. ehehe)

Stay tuned
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Monday, 26 Feb 2007 23:41
L'altro giorno facendo un giro nel mio negozio di strumenti di fiducia, ho notato uno scatolone di "spazzatura batteristica".. pezzi vari.. meccaniche.. aste.. pedali rotti..
Così mi sono portato a casa un pò di materiale vario ed ho cercato un modo per dare una nuova vita ai rottami..
Il primo risultato è stata una nuova versione del charleston a filo..
Le differenze rispetto alla prima versione sono molteplici..
Innanzitutto le dimensioni sono molto più compatte, rendendo l'oggettino molto più facilmente collocabile all'interno del kit..
Seconda cosa, utilizzo una sola molla, collocata come in un charleston normale, rendendo la risposta molto più "naturale"..
Il pedale, in questa versione è più facilmente regolabile in altezza, in modo da poter gestire meglio l'inclinazione della pedana.
Poi è costato una decina di euro in tutto.. (meglio ancora.. eheeh)


Unica nota dolente.. Nel realizzare questa versione mi son lasciato prendere la mano ed ho comprato il cavo dei freni modello superlusso.. mi son detto.."ma si.. facciamo le cose per bene.."... beh.. morale della favola.. la guaina era troppo stretta ed il cavo non scorreva bene.. così il pedale non tornava su..
Sostituito il cavo con il modello discount, tutto è tornato a funzionare perfettamente..

Morale... Non è tutto oro quel che luccica.. eheh

stay tuned.
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Thursday, 22 Feb 2007 12:39

Quante lacrime quando ti accorgi che il tuo bel piattino presenta una simpaticissima crepa e non suona più..
L'unica possibilità è buttarlo.. aprire il portafoglio e sostituirlo con uno nuovo...


Però si può anche provare a pasticciarci sopra, per ricavare qualcosa che abbia un suono nuovo da aggiungere al kit..




Così, una volta identificata l'area danneggiata, mi son messo a pensare a come modificare il piatto.







Ho pensato alla soluzione più semplice, ovvero un taglio circolare che rimuovesse la parte danneggiata, ovviamente ripetuto più volte per ottenere una forma simmetrica.





Con l'ausilio della fresa da modellismo, mi son messo all'opera ed ho tagliato il piatto tentando di seguire le linee blu.. non sono stato precisissimo, ma alla fine mi interessava capire più che altro in che modo si sarebbe modificato il suono prima di procedere con le finiture.





Una volta smussati gli angoli e tolte le sbavature con la mola, il piatto si presenta così...

Molto banale, in effetti.. però magari in futuro ci apporterò altre modifiche..






Collocato nel kit ho provato il suono.. è molto morbido.. comodo per fare i crescendo orchestrali anche senza mallets..

(il suono in effetti fa un pò schifo.. ma il piatto in partenza non è che fosse poi 'sto granchè... eheh)...

Alla prossima..

P.s. quello sopra è il bottom di un hh paiste 302 che ho rivettato.. fa un suono interessante per tenere le ritmiche al posto del crash standard..

Stay tuned!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Monday, 05 Feb 2007 14:44
In questi giorni mi è stato chiesto come funziona il Theremin, quello strano strumento che si compone di due antenne collegate ad una scatola e che produce suoni assimilabili a "voci angeliche"..
Un famoso esempio di utilizzo di questo strumento è la sigla di Star Trek (prima serie).

Dunque.. come funziona un Theremin?

Il principio fisico su cui si basa il funzionamento delle strumento è il fatto che il corpo umano presenta una propria impedenza, quindi è in grado di comportarsi come un conduttore elettrico, interagendo con circuiti elettrici con i quali entra in contatto.
Più in particolare, per quanto riguarda il theremin nello specifico, se prendiamo un'antenna, cioè un conduttore collegato ad un circuito elettrico tramite un solo terminale e ci avviciniamo ad essa con la mano, creeremo un condensatore variabile, che presenta come prima armatura l'antenna stessa, come seconda la nostra mano (in realtà tutto il nostro corpo) e come dielettrico l'aria.
Elettricamente ciò è possibile in quanto sia il circuito elettrico a cui fa capo l'antenna, sia il nostro corpo sono collegati tramite la terra quindi, seppur le grandezze elettriche in gioco siano molto piccole, vi è comunque passaggio di cariche.
Variando la distanza tra la mano e l'antenna, varierà la capacità di questo "condensatore virtuale" che abbbiamo appena creato. Se tale condensatore è collegato ad un oscillatore, variando la capacità, varierà anche la frequenza di oscillazione di quest'ultimo.

Detto ciò, passiamo ad analizzare in che modo il Theremin produce il suono in uscita e come sia possibile far interagire questo suono con il musicista...
Lo strumento permette di gestire due proprietà della nota prodotta: la frequenza (pitch) e l'ampiezza (volume).
Per gestire il pitch il theremin sfrutta un principio noto come Battimento. Miscelando due segnali a due frequenze distinte, si otterranno altri due segnali, caratterizzati dall'avere il primo frequenza pari alla somma delle due frequenze sorgenti, ed il secondo frequenza pari alla differenza.
Ci interessa solo il secondo segnale prodotto, con un accorgimento: se generiamo un segnale ad una frequenza fissa e poi ne creiamo un secondo con frequenza variabile, che si discosti dalla prima tra i 20Hz e i 20 kHz, possiamo ottenere in uscita un segnale che cadrà nello spettro udibile dal nostro orecchio.
Detto questo.. come si fa a far interagire il secondo segnale con il musicista?
A tale scopo creiamo due oscillatori centrati sulla medesima frequenza. Miscelando i segnali prodotti da tali oscillatori otterremo un segnale a frequenza nulla in condizione di riposo.
Collegando al condensatore di sintonia del secondo oscillatore un'antenna, ne possiamo far variare la frequenza di oscillazione (come descritto precedentemente). Tarando opportunamente l'oscillatore, possiamo fare in modo che lo slittamento in frequenza rimanga nel range 20 Hz - 20 kHz, ottenendo dopo la miscelazione un segnale di bassa frequenza.

Passiamo ora alla gestione del volume...

Si tratta sempre di creare l'oscillatore collegato all'antenna che quindi genererà un segnale variabile in frequenza come per il pitch.

Cambia però l'uso che si fa di questo segnale.
In questo caso, si utilizza un circuito detto convertitore frequenza-tensione, che permette di creare una tensione proporzionale alla frequenza del segnale in ingresso.
Tale tensione servirà a modulare l'ampiezza del segnale ricavato dalla prima antenna tramite un circuito chiamato VCA (voltage controlled amplifier).
Sarà poi necessario tarare l'oscillatore in modo che quando la mano sia vicina all'antenna il volume in uscita risulti nullo, e che questo aumenti man mano che ci si allontani dall'antenna.

Tutto qui..
Personalmente ne sto realizzando una versione pratica.. seguirà un articolo in cui spiegherò come realizzarlo.

Alla prossima!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Muccamic   New window
Date: Saturday, 03 Feb 2007 17:59
Dopo la fase di muccatura, il microfono-tamburo ora si presenta cosi:


La prima soluzione che ho trovato per reggere il microfono all'altezza giusta è stata usare un semplice reggimicrofono da tavolo a tre piedi.. in effetti è alquanto pesante, quindi difficilmente agganciabile ad una comune asta a giraffa..

L'idea alternativa sarebbe di copiare il sistema yamaha ed usare un reggirullante, in modo da poter regolare finemente la posizione e l'eventuale inclinazione.. ma al momento è una soluzione un pò troppo costosa..









Nella parte posteriore ho praticato tre fori di sfiato, utili per facilitare l'escursione del cono ed evitare troppe stazionarie che modificherebbero totalmente la risposta in frequenza...
L'altra possibilità sarebbe chiudere tutti i fori e riempire la scatola con lana di roccia.. e non è detto che non lo farò.. dipende da come evolveranno i test di registrazione...











L'aggiunta del cerchio e della pelle mesh terminano la finitura estetica.. valuterò poi se mettere il cerchio anche nella parte posteriore..

Nota.. togliento l'altoparlante, il muccamic può benissimo diventare un pad per batteria elettronica.. chissà.. magari un giorno mi costruirò un set completo fatto così...

Stay tuned...
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Saturday, 03 Feb 2007 14:55
Che fare quando ti accorgi che il tuo baldo microfono della grancassa, gioiellino da 200 e rotti euro, non funziona più a dovere, emettendo dei semplici "pac..pac.." al posto di un suono di grancassa?
La risposta più semplice, ovviamente è "comprane uno nuovo.." ma al momento non dispongo delle necessarie risorse economiche...

Allora mi è venuto in mente di provare a creare un clone del tanto rinomato subkick yamaha.. capace di esaltare le tonalità più basse del simpatico tamburone..

Dunque.. suddetto microfono in pratica si compone di un comune altoparlante inscatolato in un simil-tamburo e posto davanti all'apertura della grancassa..

Guardandomi in giro, ho trovato in casa un altoparlante da macchina da 16 cm, un rotolo di legno da impiallacciatura e un pannello in legno di un mobile che mi era avanzato nel montaggio..


Per prima cosa con il legno da impiallacciatura ho creato un cilindro del diametro di 10 pollici, in modo da ricreare il simil-tamburo, a cui poi applicare la pelle mesh parapolvere..






Dal pannello di legno del mobile ho poi ricavato due cerchi da usare
come tappi per per il tamburo e su cui poi fissare le meccaniche..







Ho poi forato uno dei cerchi per poi inserirci l'altoparlante...










Terminato il taglio dei materiali, ho assemblato il tamburo,
fissando tutto con colla a caldo.

Già che c'ero ho dato una mano di vernice nera al legno, giusto per creare una base su cui poi applicare la carta-mucca (ormai è una fissazione.. ehehe)






A vernice secca ho poi inserito il connettore per il cavo sul retro a fissato l'altoparlante...

A questo punto il prototipo è completo.. nei prossimi giorni eseguirò qualche test e se l'aggeggio si rivelerà utilizzabile, provvederò alla finitura estetica...



Da un primo ascolto già la differenza è notevole rispetto a prima.. certo, ora devo usare 2 microfoni per riprendere la grancassa, ma riesco in un attimo a creare un suono buono per qualsiasi genere.. dal metal al jazz...

evviva il riciclo!

stay tuned!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Thursday, 25 Jan 2007 11:12

A lavoro ultimato, il kit si presenta così:

In effetti manca ancora un tamburo all'appello.. ma devo aspettare che riapra il Castorama.. eheh

Ora mi devo solo trovare un gruppo country/rockabilly.. eheh
Stay Tuned..
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Wednesday, 24 Jan 2007 20:08
La cosa brutta di possedere una batteria economica solitamente è che non suona come le batterie serie e non ci si può vantare con gli amici.. "sai.. io ho la batteria marca xy.. l'ho pagata 5000 euro e sentissi che suono!!"..
La cosa bella è che se anche ti si riga, non devi aprire il calendario e tirar giù i santi della settimana..
..ed anche.. se sei pazzo come me, ti ci puoi sbizzarrire nel modificarla in modo da limarne alcuni difetti o semplicemente rendendola più "personale"..
Così ho preso la mia batteria economica e mi son messo all'opera..
Prendiamo in esame solo la grancassa, per il momento..


Inizialmente lo strumento si presentava come
il classico tamburo nero:















Ho quindi smontato tutte le meccaniche,
lasciando il fusto libero..
















Dopo averlo ripulito, ci ho applicato la carta adesiva finto-mucca ed ho rimontato le meccaniche, aggiungendo degli spessori in sughero sotto le placche delle gambe, in modo da diminuire le sollecitazioni meccaniche sul fusto.

Dato che io utilizzo un rack per sostenere i tamburi, la placca reggitom della cassa era diventata superflua, e pensavo di rimuoverla del tutto.. poi mi è venuto in mente che poteva essere comoda per reggere il microfono interno e per far uscire il cavo..

Così mi sono inventato un'asta reggimicrofono
da inserire in uno dei due fori della placca
reggitom, usando un pezzo di una meccanica
ed un reggimensola al quale ho avvitato poi il
microfono.

Nell'altro foro della placca ho invece inserito una
spina microfonica da pannello, alla quale poi si
connetterà il cavo verso il mixer.







Terminato il montaggio del microfono, ho poi
rimontato le pelli e "rimesso in funzione"
la cassamucca, che si presenta così...


Stay tuned...
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Wednesday, 13 Dec 2006 16:38

Finalmente son riuscito a completare il charleston a filo, sostituendo il pedale leggero con uno più rigido.
Mi sin procurato su ebay un vecchissimo pedale Tama Imperalstar per la modica cifra di 5 euro e l'ho adattato allo scopo.
Questo tipo di pedale ha la caratteristica utilissima di poter ruotare il braccio che sostiene la molla: fattore, questo, molto importante per i miei scopi, in quanto permette di mantenere il cavo di collegamento in verticale e limita l'ingombro laterale rispetto agli altri pedali del set.
Per il collegamento è stato sufficiente rimuovere la molla di richiamo (ed ovviamente il battente) ed incastrare la guaina del filo dei freni nel foro del tendimolla.
Il cavo dei freni è poi stato fissato alla camma del pedale mediante un semplice capocorda per cavi elettrici (alla fine gli sforzi meccanici non son poi tanto elevati da richiedere un fissaggio più saldo)
Detto fatto.. il pedale è andato al suo posto e svolge la sua funzione + che bene. L'escursione massima è di circa 5 cm.. più che sufficienti per i miei gusti.. eheh


Stay tuned!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Thursday, 16 Nov 2006 19:09
Cosa regalare alla cantante più brava che conosci, senza scadere nelle banalità?

Beh.. l'impresa non è da poco, visto che il mestiere del cantante prevede tutta una serie di attrezzature di non facile autocostruzione, soprattutto con "pezzi di recupero".

In effetti non sapevo proprio che pesci pigliare quando, girando per grossisti di cineserie, mi sono imbattuto in un simpatico portaoggetti, in stile molto vintage-folk.. (almeno.. secondo me..)
Detto fatto me lo son portato a casa..
L'idea partorita era di ricavarne un portamicrofono in stile per le serate live della mia amica Roberta .

Così ho preso il simpatico contenitore e vi ho semplicemente aggiunto all'interno una struttura in cui infilare 2 microfoni, lasciando lo spazio per i cavi.

Fatto questo poi ho rivestito l'interno con del sughero, che fa molto whiskey... ;)





Il risultato finale è questo...



Rapido e semplice.. per la serie, "basta il pensiero".

Auguri Roberta!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Sunday, 22 Oct 2006 13:04

Cosa c'è di meglio che passare un sabato in allegra compagnia del buon empirico a creare un aggeggio che unisce la zanzara del marsciall allo stupendo fruscìo del viamp?
Molte cose direte voi..
Tuttavia se siamo qui è perchè effettivamente di alternative non ne avevamo molte, così ci siamo messi all'opera..

Il materiale che avevamo a disposizione era un vecchio combo marshall valvestate 8040, un v-amp pro rack e del legname.

L'idea di fondo era di creare un nuovo combo che contenesse sia la testata marshall, sia il v-amp, sia la pedaliera midi.

Abbiamo scelto una linea stilistica abbastanza classica, stile vox, con il vamp nella parte superiore, ed il marshall nel retro. la pedaliera si infila nello spazio tra la testata ed il cono, attaccandosi al magnete, in modo da non muoversi.
Abbiamo iniziato con l'assemblaggio del cabinet, realizzato con mdf da 16mm, incollato con colla vinilica a presa rapidissima.
Mentre la colla ascigava, abbiamo preparato la testata, tagliando la lamiera originale in modo da mantenere solo la parte frontale, ed abbiamo eseguito i cablaggi elettrici, con la derivazione per alimentare anche il v-amp.
A colla secca abbiamo montato tutti i componenti per eseguire un test di funzionamento, prima di procedere con la ricopertura del legno.
Soddisfatti del collaudo, abbiamo smontato tutto e iniziato la vera parte complicata dell'opera.. la ricopertura.
A tale scopo abbiamo utilizzato carta adesiva finta pelle di serpente, che presentava 2 piccoli difetti: non era molto adesiva, costringendoci ad un copioso uso di punti metallici per fissarne i bordi ed era poca, infatti non è bastata per ricoprire tutto (ma ormai il castorama era chiuso.. eheh).
A copertura ultimata, abbiamo montato la tela parapolvere anteriore e la maniglia superiore.
Poi abbiamo rimontato testata e v-amp, ci siamo stretti la mano ed abbiamo decretato la fine del lavoro!

Qui troverete una galleria di immagini dedicata alla costruzione dell'oggettino...

Stay tuned!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Sunday, 15 Oct 2006 17:57

Terminato il Tamarramp, mi son reso conto che mi rimaneva in mano un bell'altoparlante da 15 pollici rotto.. Mi dispiaceva buttarlo via, perchè esteticamente era in ottimo stato ed era anche molto originale..
Allora ho pensato di farlo diventare una lampadario per la mia camera da letto, in sostituzione di quello precedente, realizzato con un fusto di birra (ma questa è un'altra storia..)
Mi son procurato un portalampade, una lampada a basso consumo, con il neon a spirale (tanto per aggiungere un altro tocco di originalità) e mi son messo all'opera.
Opera.. un quarto d'ira di lavoro... semplicemente ho realizzato un foro nella calotta di alluminio del cono nel quale ho fissato il portalampada; ho collegato i cavi elettrici ed appeso l'oggetto.

Per la serie.. non si butta via niente.. ehehe
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Saturday, 14 Oct 2006 15:20
L'idea nasce dalla volontà di fare un regalo ad una cara amica, alla quale serviva un amplificatore per basso.
Purtroppo il risultato finale si è rivelato decisamente sovradimensionato per uso domestico, così abbiamo optato per un'altra soluzione..

Quello che volevo ottenere era un amplificatore ben suonante e che coprisse la maggior banda audio possibile, per adattarsi alle varie esigenze musicali.
Questo proposito mi ha portato ad escludere a priori l'idea del combo, perchè poco versatile, quindi ho impostato il progetto su una configurazione testa+cabinet.
Come tutti gli altri progetti fin qui sviluppati, i materiali usati non sono stati scelti ad hoc, ma reperiti da fonti economicamente convenienti (grazie Ebay!!)
Altra condizione che mi ero prefissato era di fare qualcosa che non fosse il classico ampli copia di un ampeg o
simili, ma che fosse il più personale possibile.
Casualmente su ebay mi sono imbattuto in una ditta tedesca che commercializza altoparlanti da macchina con membrane semisferiche in alluminio rosso metallizzato.. la cosa più tamarra dell'universo! Dovevano essere miei!
Detto fatto.. ho acquistato i simpatici conetti ed ho iniziato la costruzione.
Ho scelto la configurazione a due cabinet, il primo con un driver da 15" in bass-reflex ed il secondo con due 10" ed un tweeter.
Ho costruito i cabinet con truciolato da 22mm, rivestendo le pareti interne con del piramidale per limitare le stazionarie interne.
Per il rivestimento esterno ho utilizzato la carta adesiva muccata che già avevo usato per la spia.
Montato tutto è iniziato il collaudo, decisamente soddisfacente per il cabinet superiore, meno per il 15", troppo subwoofer da macchina per esprimere al meglio le sonorità di un basso. "FORTUNA" volle che, avendo lasciato l'ampli nella sala prove dell'associazione culturale con la quale collaboravo, qualche simpatico buontempone si sia divertito a rompere proprio quell'altoparlante, così la voglia di cambiarlo è diventata necessità..
Sempre su ebay ho trovato un driver Peavey da 15".. decisamente un altro pianeta.. eheh.
Terminati i cabinet son passato alla realizzazione della testata..
L'idea per questa era un preamplificatore valvolare ed un finale a mosfet, in linea con le produzioni commerciali.
Stavo iniziando la produzione, quando su ebay mi è capitato per le mani un pro Rocktron digitale a bassissimo prezzo.. molto meno di quanto non avrei speso per realizzare il mio progetto.. così mi son convinto ed ho preso quello. Ho quindi realizzato un finale a mosfet da circa 400W, e chiuso il tutto in un case di legno,
ovviamente muccato.
Il risultato finale è visibile in foto:

Successivamente ho apportato qualche migliria, come le ruote, maniglie standard per flight case e la regolazione per il tweeter, in modo da tarare meglio la resa sonora dell'aggeggio..

Attualmente sto rivedendo la testata.. ho modificato il finale e sto realizzando i "tappi" frontale e posteriore nei quali implementare i cavi e la pedaliera midi per il pre digitale.


Alla prossima!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Tuesday, 10 Oct 2006 16:57
Idea pazza nata un pò per esigenza, un pò per sfida alle "marche famose"..
Constatando il pessimo stato funzionale della mia asta per charleston, un giorno mi son recato in un negozio di musica per valutare l'aquisto di una meccanica nuova.. ovviamente son tornato a casa a mani vuote, visto il prezzo medio di uno di questi prodotti.
Però son rimasto colpito da un modello che veniva comandato tramite un cavo, permettendo di spostare agevolmente i piatti all'interno del set.

Detto fatto, mi son chiesto se non fosse possibile costruire un aggeggio che potesse più o meno svolgere la funzione e che soprattutto non costasse 200 euri..eheh!

Un rapido giro all'onnipotente castorama, una puntatina nel negozio di elettronica di fiducia e una capatina al decathlon mi hanno permesso di rifornirmi di tutto il materiale necessario, per la modica cifra di circa 30 euro in totale.

Il materiale necessario alla creazione del charleston a filo è:

una scatola in alluminio da elettronica
un blocchetto reggi tom
un cavo dei freni da bicicletta
tubo di alluminio da 8 mm
angolari di alluminio
piattine di alluminio
viti, rondelle, rivetti..
pazienza!


allora.. vediamo di spiegare in linea di massima come ho costruito l'aggeggio..


il primcipio di base è di creare un binario su cui fare scorrere l'albero che reggerà il piatto superiore.
per fare questo, ho forato la scatola di alluminio ed ho tagliato i tubetti di alluminio in modo da creare i due binari.
ho poi preso il profilo a c di alluminio e l'ho tagliato per farlo scorrere nei binari.
Ho poi messo 2 molle a sostenere il profilo di alluminio, in modo da tenere aperto il piatto se non si preme il pedale.
al profilo di alluminio, poi, ho collegato l'albero reggi piatto, che ho filettato in modo da poterlo fissare con due dadi al profilo e poi poterci avvitare un dado forato che bloccherà il filo dei freni.





A questo punto è necessario predisporre il supporto per il piatto inferiore.
Per svolgere questa funzione ho creato una pila di rondelle di alluminio, fissate tramite 3 viti alla scatola metallica, sulla quale ho poi incollato un supporto gommato per il piatto.

Molto di design!












Montato tutto l'aggeggio ho collegato il cavo dei freni e son passato alla realizzazione del pedale.. che in effetti è ancora in fase di realizzazione, in quanto ho voluto usare gli scarti del materiale per "non buttar via nulla".

Funziona, ma avendo usato alluminio molto sottile risulta molto elastico, quindi non perfettamente uguale ad un equivalente charleston normale.

sto valutando l'idea di adattare un pedale da grancassa allo scopo, anche se perderei la possibilità di realizzare un nuovo esemplare con materiali di reperibilità comune.

Mi rendo conto che le immagini che ho usato non son granchè e son sicuramente insufficienti ad illustrare la complessità del lavoro di realizzazione.. vedrò di scattare foto migliori..






Il charleston comunque adesso è inserito all'interno del mio set.. lo tengo sulla destra, con il pedale a sinistra, a fianco di quello normale.
Il passo successivo sarà realizzarne un altro modello da collocare al posto di quello sinistro.. e perchè no?.. magari anche il doppio pedale a filo..eheh

Stay tuned!
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Sunday, 08 Oct 2006 18:54
Nelle fasi di allestimento del mio box insonorizzato per la batteria, mi sono imbattuto nel problema di come isolare la porta di ingresso che, essendo un modello economico, non fornisce un isolamento sufficiente.
L'idea allora è di creare una seconda porta o comunque un'ulteriore barriera per bloccare il più possibile le onde sonore.

Ovviamente usando materiali di recupero.. chi ha i soldi per usare materiali professionali!?!

Dunque.. Per lo scopo ho utilizzato semplicemente dei tappeti (mamma Ikea me ne ha forniti due uguali per la modica cifra di 30 euri..), del polistirolo e qualche travetto di legno..



La costruzione è stata molto semplice: per prima cosa ho fatto un telaio con i travetti di legno.










Per aumentare l'efficacia della barriera ho riempito lo spazio interno con del polistirolo.. non che faccia molto, però aiuta.


Fatto questo ho semplicemente inchiudato il tappeto al telaio con chiodi da tappezziere a testa larga, dello stesso colore del tappeto, tanto per migliorare l'estetica dell'oggetto.





Il risultato finale è un pannello che posso collocare a seconda delle esigenze per bloccare le onde sonore "direzionali".
Infatti questo tipo di pannelli agisce sulla gamma medio-alta dello spettro acustico (per quanto riguarda la batteria, rullante e piatti per intenderci) e devo dire che per i 25 euro spesi per realizzarlo, svolge il suo compito più che egregiamente.
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Friday, 06 Oct 2006 02:14
Dilettandomi a suonare la batteria, un giorno ho tentato l'acquisto su ebay di un tamburo da 14 pollici, per completare il mio set.. Purtroppo il simpatico venditore mi ha spedito un tamburo da 12, perchè, neofita in materia, aveva sbagliato le dimensioni..
Non potendomelo sostituire ed avendolo pagato un'inezia, ho deciso di tenerlo per tentare qualche esperimento.
Mi è venuta in mente l'idea di creare una spia da batterista da poter "mimetizzare" all'interno del set, ovviamente a condizione che le prestazioni acustiche siano adeguate allo scopo.

Tenterò di illustrarvi i procedimenti che ho seguito per realizzarla.

Il materiale che avevo a disposizione per il progetto era:

1 Tom da 12 pollici (di marca indefinita.. eheh).
1 Woofer da 10 Pollici anch'esso di dubbia provenienza.
1 Pelle sabbiata.
1 Pelle mesh.
Truciolare da 22 mm.
Piramidale fonoassorbente.

Inoltre, essendo il tom in origine di un colore che non mi piaceva, ho deciso di modificarne l'aspetto esteriore utilizzando una carta plastificata autoadesiva.

Le fasi della creazione sono state le seguenti:

Partendo dal tom originale (la foto è indicativa, mi son scordato
di fotografare il tom all'inizio della lavorazione...):









Ho smontato il fusto ed applicato la carta adesiva, ottenendo questo risultato:










A questo punto ho realizzato un anello in trucialare al quale fissare
l'altoparlante, che ho poi dipinto di nero per richiamare le macchie
della carta adesiva:


Ho anche provveduto a forare il fusto per collegare la presa xlr per il collegamento elettrico al finale di potenza.



Aquesto punto ho collegato il woofer ed ho applicato la pelle mesh
che oltre a riparare l'altoparlante ed essere acusticamente trasparente, mi permette di riavvitare il cerchio, riottenendo l'estetica completa del tamburo:








Fatto questo, ho ricavato un supporto per il tamburo da un'asta per piatti rotta e da una vecchia gamba per seggiolino.

Il tamburo è pronto all'uso!


Note di funzionamento..
Non ho ancora avuto modo di testarlo a fondo.. casino fa casino e la cosa interessante è che da bravo tamburo è accordabile, nel senso che a seconda del tipo di pelle risonante che si monta, si può restringere o ampliare la banda passante del diffusore..
Attualmente monto una pelle sabbiata pesante alla quale ho incollato internamente del piramidale per limitare le risonanze e diminuire l'escursione del cono.. ho provato anche senza pelle e in quel caso si ottiene una banda passante notevole, con un'estensione in basso enorme.. certo si sforza notevolmente il cono, che essendo un oggetto acquistato in lotto da 30 euro/4 coni.. non credo possa garantire il massimo dell'affidabilità..
Ho in previsione l'ipotesi di equipaggiare la spia con un proprio amplificatore interno da un centinaio di Watt, per massimizzare la trasportabilità dell'oggetto..

Che ne pensate?
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Wednesday, 04 Oct 2006 23:10
Al blog mancava una galleria di immagini così, da buon programmatore "old-style" me ne son fregato di tutti i pacchetti preconfezionati e me ne son programmata una a modo mio..

Dunque.. per gestire una galleria di immagini le funzioni da gestire sono fondamentalmente 3.. immissione, visualizzazione e cancellazione delle immagini.

Ovviamente serve anche uno spazio web su cui caricare i files.

Come qualsiasi progetto che riguardi internet, il punto di partenza è il layout della pagina web finale che conterrà la galleria. Nel mio caso ho scelto di creare una tabella di 36 celle, in cui le 16 celle interne, unite, conterranno l'immagine ingrandita, mentre le restanti 20 le varie miniature.

Questa scelta condiziona la dimensione delle immagini memorizzate e delle relative mininature, rispettivamente a 640x480 punti le prime e 160x120 le seconde.

Quindi la cosa migliore da fare è salvare sul server le immagini direttamente con queste dimensioni.

Andiamo per gradi:

La funzione di immissione è gestita da un semplice form con cui si identifica l'immagine da caricare e si scrive un testo che costituirà la didascalìa della foto.
Il form passa poi i dati ad una pagina php che si occupa del salvataggio dei dati sul server.
Il salvataggio avviene in tre fasi:

prima fase: si salva l'immagine con dimensioni di 640x480 punti che sarà l'immagine ingrandita.
nel caso di foto verticali si tiene l'altezza di 480 punti e si ridimensiona la larghezza
seconda fase: si salva la miniatura nel formato 160x120 punti.

terza fase: si salva un file di testo che conterrà la didascalìa della foto.

Ai files viene preposto un numero progressivo, che serve per ordinare cronologicamente i files in base all'ordine di immissione.


Il cuore della galleria è la pagina di visualizzazione, che svolge numerose funzioni:

Potendo visualizzare solo 20 immagini per pagina, deve determinare in quale pagina si sia, visualizzare le relative immagini e gestire il cambio pagina.

Deve creare dinamicamente la tabella contenente le miniature, creando per ogni cella i link relativi alla miniatura, alla didascalìa e i comandi per visualizzare l'immagine ingrandita.

Deve provvederea creare le celle vuote della tabella, nel caso non ci fossero abbastanza immagini per riempirla.

Tutte queste funzioni vengono gestite abbastanza agilmente tramite php, tranne che per la funzione di visualizzazione dell'immagine ingrandita, gestita tramite un javascript.

Per quanto riguarda invece la fase di cancellazione, l'unica attenzione de porre è nella ricreazione dell'indice numerico per eliminare eventuali buchi e numeri doppi nelle aggiunte successive.
semplicemente, dopo aver eliminato i files ed averne ricavato il numero d'indice, si rinominano i files successivi, scalandone l'indice relativo di un'unità.

Il risultato finale è la galleria a cui si può accedere nella sezione Link!


Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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Date: Tuesday, 03 Oct 2006 14:35
Bene.. l'idea di fondo di questo blog è condividere con gli altri alcune mie idee, progetti o semplici intuizioni, in modo da poter creare delle collaborazioni per poter sviluppare sempre cose nuove e più articolate
Author: "teo (noreply@blogger.com)"
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