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Date: Saturday, 19 Jun 2010 10:19

La foto di Obama che ride dell'imbarazzo di Beckham è falsa


Sta circolando in Rete, ed è stata pubblicata da alcuni giornali, come il Boston Globe mostrato qui accanto, una foto fasulla che ritrae il presidente statunitense Obama mentre ride di fronte all'espressione di disappunto del calciatore David Beckham dopo la disastrosa parata mancata del portiere Robert Green durante la partita USA-Inghilterra. La foto è un falso perché l'immagine di Beckham nel teleschermo è sovrapposta digitalmente.

Il Globe ha successivamente rimosso la foto dall'articolo nel quale era pubblicata inizialmente. Altri giornali, invece, come il New York Magazine, la pubblicano tuttora, definendola "probabilmente Photoshoppata", ma c'è poco da dire "probabilmente", perché la falsificazione è rivelata da un indizio piuttosto evidente. Sapete trovarlo?

Ma soprattutto, sapete trovare da dove proviene la foto originale e documentare in che contesto è stata scattata?

Buona caccia agli aspiranti detective: se non doveste risolvere il quiz, darò la soluzione domattina nel Disinformatico radiofonico, in onda dalle 11 sulla Rete Tre della RSI e ascoltabile in streaming.


La soluzione


L'indizio rivelatore, come hanno indovinato molti ascoltatori della trasmissione e commentatori in questo blog, è nel riflesso dell'immagine televisiva sulla superficie lucida del tavolo, che non corrisponde a quanto mostrato sul teleschermo nella fotografia che circola in Rete. Ricordate di controllare sempre i riflessi, che i fotoritoccatori spesso sbagliano tradendosi.

Ma da dove proviene l'immagine allegra di Obama, e cosa lo fa sorridere così tanto? Una ricerca tramite il sito Tineye.com, specializzato in ricerche per immagini, rivela l'arcano: Obama era in collegamento audio-video con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale e dello Shuttle Endeavour il 17 febbraio scorso. La foto originale è sul sito della Casa Bianca e la notizia è stata pubblicata sul medesimo sito e su SpaceflightNow.com.


Grazie a tutti per aver partecipato al gioco!
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "fotomontaggi, disastri fotografici"
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Date: Saturday, 19 Jun 2010 10:08

Pompiere salva dall'alluvione una nonna. E una gamba?


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non mi pare ci possano essere altre spiegazioni a questa foto bizzarra: o qualcuno ci teneva così tanto a una gamba finta da volerla portare in salvo dall'alluvione in Polonia ma l'ha trasportata ponendola in piedi in precario equilibrio, oppure Reuters ha omesso di controllare l'autenticità dell'immagine che ha distribuito e che è pubblicata (per esempio su Boston.com qui) con il credit REUTERS/Grzegorz Skowronek/Agencj.



Grazie al professor Sentimento Cuorcontento, del Cicap, per la segnalazione.

Aggiornamento: alcuni lettori suggeriscono che possa trattarsi della gamba di un bambino o di un adulto molto magro, che per un'infelice coincidenza è per il resto completamente coperto dal pompiere. Però la didascalia dice "A woman is evacuated by a fireman in the city of Czestochowa, southern Poland May 18, 2010". Può anche darsi che la didascalia sia sbagliata. Ho trovato un'altra versione della foto, con un'inquadratura più larga, su Tokfm.pl.

Qualcuno riesce a far luce su questa foto davvero curiosa? È stata photoshoppata per maggiore effetto drammatico ma commettendo una distrazione nell'eliminare una persona di troppo, oppure è autentica ma il fotografo è vittima di una bizzarria della prospettiva che fa sembrare che l'immagine sia stata alterata quando invece è autentica?

Credo sia un esempio interessante in ogni caso, ma specialmente se la fotografia è autentica: mostrerebbe come la realtà, certe volte, può sembrare un falso. Ho contattato l'agenzia della foto per chiarimenti.


2010/06/19


Le indagini dei lettori avvalorano il caso più interessante: la foto sarebbe autentica ma talmente strana da sembrare un fotoritocco. L'altro esemplare della stessa foto che ho citato prima è in realtà uno scatto leggermente differente, per cui i due scatti possono essere riscalati e abbinati per creare uno stereogramma che fornisce informazioni sulla tridimensionalità e la collocazione spaziale degli elementi delle foto. Fozzillo ha preparato uno stereogramma da guardare incrociando gli occhi:


L'esame stereoscopico non rivela correzioni vistose della fiancata del veicolo, dove si dovrebbe trovare il tronco di un'eventuale terza persona cancellata (la proprietaria della gamba extra). I riflessi nell'acqua, che tipicamente tradiscono il fotoritocco perché il ritoccatore si dimentica di correggerli, sembrano compatibili con la scena mostrata. Inoltre in fianco al volto del pompiere c'è una sottile area chiara che potrebbe essere il bordo del volto del proprietario della gamba, e accanto alla scarpa della gamba misteriosa c'è un'area scura che potrebbe essere una parte dell'altra scarpa.



Sulla base di tutti questi elementi, nonostante la mia impressione iniziale, a questo punto sono del parere che la fotografia non sia stata ritoccata ma sia un esempio di come la realtà possa essere ingannevole.

Grazie a tutti per aver collaborato a quest'esercizio d'indagine.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "disastri fotografici"
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Date: Friday, 18 Jun 2010 11:32

Truffe e frodi ispirate al Mondiale 2010, attenzione


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "marcello.r*" e "g.ilaria".

Visto che i criminali informatici sono sempre alla ricerca di nuove esche per le loro truffe, non potevano mancare i tentativi di raggiro ispirati alla passione calcistica di questi giorni. Conviene quindi tenere alta la guardia anche in questi momenti di euforia e distrazione sportiva.

Symantec segnala l'invio a un gran numero di utenti di annunci di vincite a fantomatiche lotterie abbinate al campionato mondiale sudafricano, con tanto di logo della FIFA. Come consueto, le vincite verrebbero sbloccate soltanto in cambio dell'invio di denaro da parte della vittima.

Ma ci sono anche attacchi mirati che usano tecniche più subdole. Per esempio, sempre Symantec documenta sin dalla fine di marzo l'invio di mail che si ispirano ai mondiali di calcio per catturare l'attenzione e la fiducia della vittima. Uno di questi attacchi usa un vero calendario interattivo della manifestazione, redatto in formato Excel, che è stato alterato per annidarvi istruzioni infettanti. Se la vittima apre il file modificato, parte il programma Excel, che però si richiude rapidamente e si riapre mostrando il calendario interattivo; nel frattempo viene depositato un file eseguibile in una cartella dei documenti dell'utente. L'eseguibile si collega a un motore di ricerca e poi a un indirizzo IP situato in Indonesia, e a questo punto il criminale informatico ha accesso al contenuto del computer della vittima.

Il phishing (furto di credenziali) legato al Mondiale, invece, gioca sugli sponsor ufficiali della manifestazione. Particolarmente pernicioso, perché molto simile a una campagna pubblicitaria reale, è un falso invito (mostrato qui sopra) a immettere nome e cognome e le coordinate della propria carta di credito per partecipare a un concorso che mette in palio un viaggio in Sudafrica per assistere alle partite. Il bello è che il concorso esiste davvero ed è organizzato dalla Visa. Questa è la sua pagina autentica, facilissima da confondere con quella fasulla mostrata a inizio articolo:

Chi finisce nel sito-trappola e immette i propri dati li trasmette ai truffatori, con conseguenze facilmente immaginabili. La trappola è ben congegnata: restituisce addirittura un "codice di gestione" apparentemente personalizzato (ma in realtà sempre uguale) che fa sembrare ancora più autentico tutto il raggiro.

Non poteva mancare, infine, anche lo spam a tema: stanno circolando mail il cui titolo si ispira ai mondiali, solitamente con titoli e testi che creano interesse o curiosità, come "Mondiale FIFA: brutte notizie" o "Scandalo al Mondiale FIFA 2010". Chi le riceve è fortemente tentato di aprirle: se lo fa, vi trova un allegato in formato HTML che contiene un Javascript offuscato, ossia cifrato in modo da non essere facilmente leggibile da una persona. Il Javascript racchiude ed esegue istruzioni che portano il browser dell'utente a un sito che vende prodotti farmaceutici destinati prevalentemente a un'utenza maschile e di validità tutt'altro che garantita.

Prudenza, dunque, in modo da non finire nelle grinfie degli imbroglioni della Rete che approfittano del Mondiale di calcio: sarebbe un brutto autogol.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "phishing, 419, truffe, sicurezza"
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Date: Friday, 18 Jun 2010 09:03

Fastidio delle vuvuzelas, occhio ai venditori di rimedi


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "anna1bucci" e "marco" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Fonte dell'immagine a lato: Wikipedia.

Entro brevemente nella polemica sulle vuvuzelas, le trombette il cui rumore è diventato un sottofondo continuo delle partite del Mondiale di calcio in Sudafrica, per mettere in guardia contro chi vende presunti rimedi via Internet all'irritazione provocata dal suono non proprio melodioso di questi dispositivi.

Come spesso accade in situazioni come questa, c'è chi specula sulla poca dimestichezza con le basi della scienza per proporre soluzioni che eliminerebbero il rumore: naturalmente in cambio di denaro tutt'altro che virtuale. Per esempio, ci sono siti come AntiVuvuzelaFilter punto com che propongono uno speciale file audio MP3, da riprodurre sul proprio impianto audio o computer o lettore MP3 o telefonino, che funzionerebbe grazie a una "cancellazione di fase" oppure una "cancellazione attiva del rumore".

Il problema è che la tecnologia di soppressione dei rumori denominata "cancellazione attiva del rumore" (Active Noise Canceling) esiste realmente e funziona, ma si basa sul fatto che il suono da cancellare viene analizzato in tempo reale per elaborare un "controsuono" sincronizzato (un suono in controfase). Un file audio MP3 preregistrato non può fare nessuna analisi e nessuna sincronizzazione: quindi le sue possibilità di funzionare sono pressoché nulle. Quelle di trovarsi con un rumore doppio e con un po' di soldi buttati via, invece, sono molto alte.

C'è però un rimedio che circola via Internet e funziona: basta elaborare l'audio facendolo passare attraverso un equalizzatore da impianto hi-fi, l'eventuale equalizzatore integrato nel vostro televisore, oppure attraverso la scheda audio di un computer, impostando dei filtri a forte pendenza centrati intorno alle frequenze sonore emesse dalle vuvuzelas, che sono 470 Hz e 235 Hz (ci sono anche delle armoniche ad altre frequenze più alte, ma queste sono le principali fonti del fastidio).

Se non siete in grado di effettuare da soli queste impostazioni, potete usare quelle predisposte dal Centre for Digital Music della Queen Mary University londinese e pubblicate presso Isophonics.net, dove trovate un plug-in gratuito, denominato Devuvuzelator, che è disponibile in versione Windows (formato standard VST, per qualunque programma compatibile) e in versione Mac OS X. Quest'ultima richiede il programma di elaborazione sonora Audio Hijack Pro, disponibile in prova gratuita. Per gli utenti Linux c'è una serie di proposte analoghe su CreateDigitalMusic.com.

Funzionano piuttosto bene: provate a confrontare l'audio originale con quello filtrato, nel quale il filtro entra in azione dopo un paio di secondi.

Fonti: BoingBoing, LifeHacker, Surfpoeten.de, New Scientist, Ars Technica, ANSA.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "audio, truffe, hacking"
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Date: Friday, 18 Jun 2010 00:17

Dipendente di Google in Svizzera rivela falla in Windows XP; criminali la sfruttano subito


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "p2o5" e "luca.p*".

Tavis Ormandy, uno degli esperti di sicurezza informatica di Google che lavora in Svizzera, ha scoperto una falla molto grave in Windows XP e ha dato a Microsoft solo cinque giorni di tempo per realizzare e distribuire il rattoppo prima di annunciarne pubblicamente i dettagli nella lista Full Disclosure.

La falla, classificata con il codice CVE 2010-1885, riguarda il Centro assistenza di Windows (l'Help and Support Center) e consente all'aggressore di eseguire comandi a proprio piacimento sul computer della vittima semplicemente inducendo la vittima stessa a visitare un sito Web appositamente confezionato o a cliccare su un link in un messaggio di posta. L'attacco funziona con tutti i principali browser, compreso Internet Explorer 8 e quelli alternativi come Firefox o Chrome, ed è ancora più semplice da realizzare se il computer bersaglio ha installato Windows Media Player (che è installato automaticamente in tutte le versioni principali di Windows). Brutto affare.

La cosa non è piaciuta ad altri ricercatori di sicurezza (Graham Cluley di Sophos, Robert Hansen di SecTheory e Andrew Storms di nCircle Security, sentiti da Computerworld), che hanno ritenuto poco prudente la divulgazione dei dettagli della vulnerabilità: solitamente in questi casi si contatta Microsoft informandola con discrezione della falla scoperta, eventualmente si collabora alla sua correzione, e solo allora – quando gli utenti sono protetti – si divulgano i dettagli. Secondo Ormandy, invece, l'annuncio della falla dopo soli cinque giorni è stato necessario proprio a causa della sua gravità e perché Microsoft, a suo dire, avrebbe ignorato l'avviso se non fosse stato accompagnato da una dimostrazione funzionante.

Alcuni di questi ricercatori pensano che si tratti di una schermaglia nella guerra in corso fra Microsoft e Google: una sorta di "Vedete? Ve l'avevo detto" per giustificare la criticata scelta di Google, segnalata a fine maggio dal Financial Times, di eliminare Windows dai computer dei propri dipendenti e sostituirlo con Linux o Mac OS X, adducendo problemi di sicurezza. Non va dimenticato che Google presenterà ufficialmente il proprio sistema operativo, concorrente di Windows, entro la fine di quest'anno.

Il risultato di tutto questo è che è già stato segnalato il primo sito innocente nel quale è stata inserita dai criminali una forma di attacco che sfrutta la vulnerabilità divulgata da Ormandy per depositare un cavallo di Troia nei computer delle vittime. Il sito attaccato è stato ripulito e nel frattempo Microsoft ha pubblicato uno strumento di correzione che risolve temporaneamente la falla in attesa di un rattoppo formale e definitivo. Questo strumento va usato dagli utenti di Windows Server 2003 e Windows XP; chi usa Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 2000 e Windows 7 non è a rischio. Un rischio che forse si poteva gestire un po' meno avventatamente.

Maggiori informazioni sulla falla sono disponibili nel blog di sicurezza di Microsoft Technet.com e nell'avviso di sicurezza 2219475 della stessa Microsoft.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "sicurezza, Google, Microsoft, Windows XP"
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Date: Thursday, 17 Jun 2010 23:59

Mac OS X 10.6.4 installa molti rattoppi ma lascia Flash fallato


Pochi giorni fa Apple ha distribuito l'aggiornamento gratuito 10.6.4 del proprio sistema operativo Mac OS X (versione standard e server), che chiude 28 falle di sicurezza e introduce varie correzioni e ottimizzazioni.

Prima di installarlo, sottolineo la raccomandazione di Apple sull'importanza di effettuare un backup completo del vostro Mac, perché sono state segnalate numerose magagne, che spaziano dal fallimento totale dell'installazione alla scomparsa di cartelle alla corruzione dei font. Sono problemi occasionali, che probabilmente non colpiranno il vostro computer, ma è comunque prudente non rischiare.

L'aggiornamento include anche una nuova versione, la 10.0.45.2, del player Flash di Adobe, ma attenzione: si tratta di una versione nella quale sono già stati trovati 32 difetti di sicurezza, come avvisa Adobe stessa, per cui dopo aver installato l'aggiornamento di Mac OS X occorre installare l'ulteriore aggiornamento di Flash, se non lo avete già fatto per altre ragioni. Confusi?

Niente panico. Visitate questa pagina del sito di Adobe con ciascuno dei vostri browser e prendete nota del numero indicato dopo le parole "You have version". Se il numero è 10.1.53.64 siete a posto; se è inferiore, scaricate e installate l'aggiornamento dall'apposita pagina di Adobe.

Fra l'altro, per chi ha ancora un Mac con processore G3 (PowerPC), questo sarà, a detta di Adobe, l'ultimo aggiornamento di Flash.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "sicurezza, Apple, Mac OS X"
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Date: Thursday, 17 Jun 2010 20:57

Oggi pomeriggio forse avremo per la prima volta un campione d'asteroide


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tra pochi minuti la sonda spaziale Hayabusa potrebbe riportare sulla Terra il primo campione di un asteroide. Giunge notizia da SpaceflightNow e dalla BBC che la separazione della mini-capsula da 40 centimetri di diametro, contenente (si spera) qualche frammento dell'asteroide, è avvenuta con successo in preparazione per il rientro sulla Terra.

Il rientro è previsto per le 10:11 EDT (14:11 GMT) nell'area apposita di Woomera, che è un'ellisse di circa 100 chilometri di asse maggiore, che si trova in Australia. Circa 100 veicoli aerei e terrestri della NASA, dell'ente spaziale giapponese JAXA e delle autorità australiane sono in attesa di avvistare la scia luminosa del rientro e di ricevere il segnale dal radiofaro di bordo dopo l'atterraggio morbido per rintracciare la capsula.

Il viaggio avventuroso della sonda è durato tre anni più del previsto, e non si sa come i vari sistemi di bordo abbiano retto alla prolungata permanenza nello spazio. Hayabusa fu lanciata nel 2003, e utilizzando un sistema di propulsione ionico raggiunse l'asteroide Itokawa, una roccia di bassissima densità lunga circa 500 metri situata fra l'orbita della Terra e quella di Marte.

Purtroppo un'eruzione solare danneggiò il veicolo, e una volta raggiunta la destinazione il modulo Minerva che avrebbe dovuto esplorare l'asteroide ha fallito la propria missione. Hayabusa è comunque riuscita ad atterrare sull'asteroide (o a colpirlo, a seconda dei punti di vista) e dovrebbe averne raccolto un campione nonostante problemi con il dispositivo di campionamento, anche se non lo si saprà subito: il protocollo di isolamento della sonda, per evitare contaminazioni di eventuali campioni, è molto severo.

Il rientro e le operazioni successive possono essere seguite online presso Seti.org.


Aggiornamenti


16:10. La sonda è stata avvistata nel cielo dell'Australia da uno degli aerei di osservazione della NASA (SpaceflightNow). Puntuale e nella posizione giusta. Una foto del rientro è qui sotto, tratta da qui:


Altre foto sono qui.

17:15. Confermata l'acquisizione del segnale del radiolocalizzatore della capsula, che quindi è sopravvissuta al rientro in atmosfera ad altissima velocità (circa 43.000 km/h). Anche la posizione dentro l'area di atterraggio prevista è confermata. Capsula avvistata da un elicottero.

18:00. Recupero previsto dopo l'alba locale (in Australia è notte). Altre foto spettacolari scattate dai team della JAXA e tratte da qui e qui:


19:10. Altre foto del rientro, scattate dal DC-8 della NASA, sono su Spaceflightnow. Eccone una:


C'è anche un video, che mostra presumibilmente il rientro della sonda-madre, che a differenza della capsula non era dotata di scudo termico ed era progettata per disintegrarsi durante il rientro. Il video è anche su Youtube:


Una versione scaricabile e a maggiore risoluzione di questo video è disponibile presso Und.edu.


2010/06/14


Ecco una foto della capsula di Hayabusa, insieme al suo paracadute, tratta dal blog della Planetary Society e disponibile anche su JAXA:


Sono iniziate le operazioni di recupero.

10:55. JAXA dice che il recupero è stato completato e che si ritiene che la capsula sia intatta. Ci vorranno forse settimane prima di sapere se contiene campioni di asteroide.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "spazio"
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Date: Thursday, 17 Jun 2010 15:10

Perché è vietato il viola a Che Tempo Che Fa?


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

"Non è permesso l’ingresso in studio con alcun capo di colore viola". Ma come: la superstizione, in un programma come Che Tempo Che Fa che più di una volta ha dileggiato le pseudoscienze (con memorabili interventi della Littizzetto), esce dalla porta ma rientra dalla finestra?

L'avvertenza è infatti scritta a chiare lettere nelle prenotazioni su Ticinonline per assistere alla trasmissione e anche in questo articolo dello stesso sito, datato 6 maggio 2010). E stando sempre al succitato Ticinonline la norma viene fatta rispettare, spiegando, secondo un "addetto ai lavori" non meglio identificato, che si tratta di superstizione (o di imprecisate esigenze di "uniformità dei colori in studio", secondo una costumista del programma).

Nessun divieto del genere viene riportato nelle istruzioni per partecipare alla trasmissione come pubblico presenti sul sito di Endemol Italia, ma dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo ho ricevuto da Ruggio81 copia delle mail, datate 2006, 2007 e 2008, con le istruzioni inviate al fan club di Laura Pausini per la selezione del pubblico: "Portare carta di identità (indispensabile) e, requisito IMPRESCINDIBILE, non indossare NULLA di colore VIOLA" (2006), "Documento di Identità personale + divieto ASSOLUTO di indossare indumenti di colore VIOLA" (2007), "divieto ASSOLUTO di indossare indumenti di colore VIOLA" (2008). Sempre Ruggio81 ha trovato questo commento nel newsgroup it.fan.musica.battiato, datato 2009, che ribadisce il divieto del viola indossato.

Non sembrano esserci motivi tecnici plausibili per questa norma, e pare improbabile che Ticinonline s'inventi una storia del genere, ma comunque ho scritto ai responsabili della gestione del pubblico di Che Tempo Che Fa per avere conferme o smentite di quanto pubblicato dalla testata ticinese. Non ho ancora avuto risposta.

Sta di fatto che il divieto scaramantico indossare il viola è un'antica tradizione teatrale e di tutto il mondo dello spettacolo e quindi è forte il sospetto che la motivazione sia decisamente poco razionale. Chi si fa portavoce della cultura intelligente e vuole presentarsi come compassato dispensatore di motti arguti dovrebbe lasciarsi alle spalle certi scivoloni.


Se in televisione lavora e comanda gente che è convinta che un colore possa portare iella, non c'è troppo da stupirsi se poi viene dato spazio a oroscopi, cartomanti, sensitivi e cialtroni assortiti, con licenza di rimbambire il pubblico perpetuando il business delle scemenze.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "pseudoscienza, superstizione"
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Date: Wednesday, 16 Jun 2010 22:19

Poppe, piselli e rotative: perché l'iPad è una polpetta avvelenata per gli editori


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "roami" e "dea selene" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Tantissimi editori si stanno buttando a capofitto sull'iPad, investendo nella produzione di applicazioni apposite e di versioni su misura dei propri giornali e delle proprie riviste. Vedono l'iPad come un'ancora di salvezza per contrastare il declino delle loro vendite cartacee. La voglia di trovare un messia che li salvi è talmente forte che sono, a quanto pare, ciechi alle conseguenze delle loro scelte come una sedicenne che s'infila nel letto di una meteora del pop.

Il problema di dedicare i propri sforzi online esclusivamente alle piattaforme Apple è che in questo modo l'editore perde il controllo. Mette la propria rotativa in outsourcing, per così dire, a un'azienda che ha per contratto il diritto di decidere cosa viene o non viene stampato e pubblicato. E che decide con criteri talmente arbitrari e puritani da spingersi ben oltre l'indignazione per arrivare al ridicolo.

Esempio numero uno: TheBigMoney.com segnala che un adattamento a fumetti dell'Ulisse di Joyce, intitolato Ulysses Seen, è stato inizialmente respinto dall'App Store perché conteneva immagini di nudo inaccettabili. Ecco una delle immagini in questione:


E questa è un'altra:


Sì, queste sono le immagini respinte dall'App Store di Apple. Da notare che l'Ulisse originale di Joyce, con le sue descrizioni di attività sessuali esplicite, è invece in vendita su iBooks di Apple. Dopo che i creatori di Ulysses Seen hanno modificato i disegni, la società della mela morsicata ha accettato il fumetto nell'App Store (non ho ancora visto le versioni modificate; se qualcuno le trova, me lo faccia sapere); poi ha detto di aver commesso "un errore" e ha chiesto agli autori di sottoporre di nuovo i disegni originali. Però intanto censura con tanto di quadrettoni il fumetto di un bacio fra due uomini svestiti, ma non quello di una scena di sesso fra un uomo e una donna altrettanto svestiti. Un bel messaggio di tolleranza, non c'è che dire (aggiornamento: Apple ha fatto dietrofront anche in questo caso, secondo il Washington Post).

Come scrive lucidamente Kevin Kelleher sempre su The Big Money, è vero che il fumetto originale è disponibile altrove sul Web e quindi l'edizione per l'App Store è paragonabile a una versione di un film tagliata per mandarla in onda in prima serata, ma l'atteggiamento di Apple "obbliga gli artisti a scendere a compromessi sull'integrità della loro visione e punisce coloro che rifiutano il compromesso. Questo è particolarmente pericoloso quando il nudo non è osceno – come nel caso di Ulysses Seen – ma rinforza l'opera complessiva. Secondariamente, e in modo più pernicioso, può indurre gli artisti a tentare di interpretare anticipatamente la propria integrità censurando i contenuti ancor prima che Apple gliel'abbia chiesto... Joyce non scese a compromessi, neanche creando una seconda versione ripulita dell'Ulisse."

Editori di giornali, provate a sostituire artisti con giornalisti. E come potrete parlare obiettivamente dei prodotti Apple, sapendo che l'edizione online del vostro giornale o della vostra rivista dipende, per i propri introiti, dal placet di Apple? Gli editori tedeschi hanno dimostrato di aver capito il problema.

Se i criteri dell'App Store vi sembrano dettati da un puritanesimo al limite dell'assurdo, considerate il secondo esempio: The Sun. Sì, il giornale britannico noto più per le grazie dei suoi topless a pagina 3 che per la forbita sagacia dei suoi reporter. The Sun ha un'App nell'App Store che consente di leggere il giornale (a pagamento). Leggerlo, s'intende, compresa la suddetta pagina 3, che come documenta The Register offre in fotografia, ad alta risoluzione, il seno che disegnato a fumetti è invece inaccettabile per Apple. Riproduco qui le grazie di Chloe a bassa risoluzione per permettere la lettura di questo articolo senza causare disagi sul posto di lavoro: la versione più nitida, per gli interessati, è appunto su The Register.

Paidcontent spiega che Apple ha accettato il popputo ebdomadario britannico perché per scaricarlo sull'iPad è necessario confermare di avere più di diciassette anni. A quanto pare, la visione di un seno prima di quest'età può causare traumi indicibili. E come si fornisce la conferma, presentando un documento d'identità? No: molto più pilatescamente, cliccando su un pulsante e dichiarando di avere più dell'età mammocompatibile. Perché naturalmente nessun minorenne ormonalmente stimolato sarà così disonesto da mentire.

Sia chiaro: il problema non è dell'iPad, ma del modello commerciale scelto da Apple per l'iPad (e per l'iPhone), che esige il controllo totale e l'ultima parola sui contenuti. Si porrebbe per qualunque altra società che imponesse quello stesso modello monopolista su qualunque dispositivo.

Volete davvero che tutte le rotative siano gestite da un'unica società, con potere assoluto su cosa possono o non possono vedere e leggere i vostri lettori? Pensateci, editori, prima di mettervi a danzare con un elefante talebano.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "censura, Apple, ipad"
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Date: Wednesday, 16 Jun 2010 15:39

Il "maxi sequestro" di banconote dello Zimbabwe è una maxi bufala, abboccano in tanti


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "Cichela" e "marco.r*" e grazie alle segnalazioni di "angelo.g", "drpb*", "ohmnibus" e "xelloss", ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Vari giornali online hanno pubblicato la notizia del sequestro, alla frontiera di Chiasso, di tre banconote dello Zimbabwe che varrebbero "circa 4 milioni e mezzo di euro". Così scrive Repubblica, accompagnata ahimè in coro anche dalla stampa svizzera, come Ticinonline, il Corriere del Ticino e anche la RSI, oltre a Varese News e altri. Repubblica ha avuto, una volta tanto, la cautela di precisare che "il tutto andrà comunque valutato alla luce dell'altissima inflazione che sta colpendo il Paese africano", mentre le altre testate hanno presentato come dato indiscusso il valore delle banconote e la relativa sanzione per il cittadino italiano al quale sono state sequestrate: circa 1,8 milioni di euro.

Nessuno, purtroppo, si è fermato a porsi una semplice domanda: che senso ha produrre una banconota che da sola vale oltre un milione di euro?

Non ho ancora avuto modo di ottenere il comunicato stampa della Guardia di Finanza sul quale si basa la notizia (aggiornamento: un lettore l'ha trovato, è più sotto) e che forse è stato travisato dai giornalisti o dalle agenzie utilizzate dai giornalisti, ma sta di fatto che un minimo di buon senso avrebbe dovuto far riflettere sulla plausibilità della notizia e avrebbe dovuto anche impedire il sequestro.

Andando più a fondo, grazie alle segnalazioni dei lettori del Disinformatico, salta fuori che le banconote sequestrate sono fuori corso dall'anno scorso, da quando il dollaro dello Zimbabwe è stato sospeso a tempo indeterminato (BBC, 12 aprile 2009) a causa dell'iperinflazione. Ora in Zimbabwe si usano il rand sudafricano e il dollaro USA (Xe.com).

La CNN e Wikipedia in inglese, inoltre, indicano che il dollaro dello Zimbabwe ha avuto varie generazioni. La quarta era entrata in vigore a gennaio 2009 e toglieva dodici zeri alla precedente: mille miliardi di dollari della terza generazione erano un dollaro della quarta. Le banconote sequestrate sono della terza generazione (le foto di Repubblica mostrano che sono datate 2008) e quindi i loro due miliardi complessivi valgono due millesimi di dollaro nuovo. Che adesso è fuori corso.

Le banconote sequestrate, insomma, non hanno più alcun valore, se non come chicche per collezionisti, e quindi non c'è nessun "maxi sequestro". Può darsi che tutto sia nato dall'uso troppo disinvolto di un sito di conversione valutaria, visto che siti come Xe.com danno un valore di cambio pari a 4,4 milioni di euro. Ma lo fanno avvisando che la banconota è fuori corso. Davvero la Guardia di Finanza avrebbe proceduto a un sequestro e all'emissione di un comunicato (e, presumo, all'incriminazione di un cittadino) su basi così tenui?

Quello che colpisce è che nessuno, in tutta la faccenda, si sia chiesto che senso avesse la sua premessa.


Aggiornamenti


Un lettore, Max, mi segnala l'ANSA originale, che già include l'errata indicazione del valore delle banconote:

FISCO: SEQUESTRATE TRE BANCONOTE PER 2 MLD DOLLARI ZIMBABWE

(ANSA) - MILANO, 14 GIU - Tre sole banconote ma dal valore altissimo di 2 miliardi di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4 milioni e mezzo di euro. E' quanto hanno sequestrato i funzionari della Dogana di Ponte Chiasso a un italiano residente in provincia di Milano.

I funzionari, in servizio presso il valico autostradale di Brogeda (Como), con la collaborazione dei militari del Gruppo della Guardia di Finanza locale, hanno sequestrato i tre biglietti di banca, due del valore di 500 milioni e uno da 1 miliardo di dollari dello Zimbabwe, di cui si sta accertando l'autenticita'.

La valuta non dichiarata per complessivi 4.509.500 di euro puo' costare una sanzione massima corrispondente al quaranta per cento dell'ammontare eccedente il limite di franchigia, quindi pari a 1.799.800 euro. (ANSA).

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Tukler ha trovato il comunicato stampa dell'Agenzia delle Dogane, che parla testualmente di "valuta non dichiarata per complessivi 2.000.000.000 di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4.509.500 euro. Il testo integrale è questo:

Prot. n. 81536/RU Roma, 14 giugno 2010

COMUNICATO STAMPA

DOGANA DI PONTE CHIASSO
SEQUESTRATI 2 MILIARDI DI DOLLARI DELLO ZIMBABWE

Nell’ambito del contrasto al traffico illecito di capitali, i funzionari della Dogana di Ponte Chiasso in servizio presso il valico autostradale di Brogeda, con la collaborazione dei militari del Gruppo della Guardia di Finanza locale, hanno sequestrato valuta non dichiarata per complessivi 2.000.000.000 di dollari dello Zimbabwe pari a circa 4.509.500 euro.

I tre biglietti di banca, due del valore di 500 milioni e uno da 1 miliardo di dollari, di cui si sta accertando l’autenticità, erano in possesso di un cittadino italiano, residente nella provincia di Milano.

La sanzione massima prevista per l’omessa dichiarazione del trasporto di valuta, corrispondente al quaranta per cento dell’ammontare eccedente il limite di franchigia, è pari a 1.799.800 euro.

Avevo sperato in un errore d'interpretazione da parte dei giornalisti, ma mi devo ricredere sconsolato.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "giornalismo spazzatura"
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Date: Monday, 14 Jun 2010 23:24

2012 fatti da parte: nel 2013 arriverà la Tempesta Solare Fine Di Mondo, garantisce la NASA


Image Credit and copyright: Robert Gendler.

Moriremo tutti: ma nel 2013, non nel 2012. O almeno così vorrebbero farci credere il Daily Telegraph britannico e tutti gli altri giornali che ne scopiazzeranno sicuramente l'incosciente articolo, che preannuncia una "super tempesta" solare: "scienziati esperti dell'agenzia spaziale ritengono che la Terra verrà colpita da livelli senza precedenti di energia magnetica proveniente dai brillamenti solari dopo che il Sole si sarà svegliato 'dal sonno profondo' intorno al 2013".

L'articolo prosegue con un elenco delle catastrofi che ne conseguiranno: la tempesta "potrebbe danneggiare i sistemi dei servizi d'emergenza, le attrezzature degli ospedali, i sistemi bancari e i dispositivi di controllo del traffico aereo, fino agli apparecchi comuni come i computer domestici, gli iPod e i navigatori satellitari". Rabbrividiamo. Soprattutto per gli iPod.

C'è di che spaventarsi, visto che vengono citate le dichiarazioni di Richard Fisher, che essendo direttore della divisione di fisica del Sole della NASA non parrebbe essere uno dei soliti menagramo che non sanno di cosa parlano ma sanno vendere bene i propri libri e programmi TV. Ma poi si va a vedere il link presentato dall'articolo, che porta a una pagina della NASA che spiega che sì, una tempesta solare molto potente, di quelle che càpitano una volta ogni secolo circa (quindi non "senza precedenti" come scrive il Telegraph) può causare gravi danni agli apparati elettronici, ma dice anche (e questo il Telegraph non lo scrive) che "gran parte dei danni è mitigabile se i responsabili sanno che c'è in arrivo una tempesta".

La NASA ha collocato da tempo nello spazio delle sonde scientifiche che permettono di avere un preallarme sufficiente a mettere in sicurezza gran parte degli apparati vitali di una nazione in caso di tempesta solare in arrivo: basta che gli addetti siano consapevoli del problema e preparino le procedure d'emergenza. Proprio per questo sono già quattro anni che si riuniscono nello Space Weather Enterprise Forum a Washington.

La prossima volta che qualcuno si mette a blaterare che andare nello spazio non serve a niente e che ci sono problemi ben più gravi qui sulla Terra, ricordategli che senza sonde come STEREO, SDO e ACE, appostate in modo da rilevare in anticipo macchie, eruzioni e picchi di vento solare che ci potrebbero colpire, gran parte della nostra tecnologia sarebbe letteralmente fritta. Ne abbiamo avuto un assaggio nel 1859, nel 1921 e nel 1989 (ne avevo scritto qui); un ruttino del Sole nel 1997 fece fuori un satellite Telstar.

Abbiamo, insomma, delle vedette di guardia: dobbiamo solo ascoltarle. È anche a questo che serve l'esplorazione spaziale.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "giornalismo spazzatura, catastrofismo"
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Date: Monday, 14 Jun 2010 22:34

Come si divertono gli scettici allegri?


Per chi avesse l'impressione che il CICAP sia un legnoso gruppo di cinici che non crede a nulla e vuole distruggere la fantasia, come sento spesso insinuare, segnalo la Cena Magica del CICAP Lombardia, che si terrà sabato 3 luglio alle 19.30 al ristorante "Al Crivelli" di Rho (Milano), via Tibaldi 9.

È un'occasione per farsi una sana mangiata insieme, senza Maya menagramo, nanotermiti, nanomunghi e alghe spiruline, ma con piatti tipici e in allegra compagnia di altri appassionati delle indagini sui misteri, delle scienze e della magia (quella che non ha bisogno di poteri paranormali per incantare).

Saranno presenti due illusionisti, Nicolas D'Amore e Zadig, e alcuni soci effettivi del CICAP con i quali scambiare quattro chiacchiere fuori dagli schemi standard delle conferenze e degli incontri formali. Salvo contrattempi, dovrei esserci anch'io con un po' di copie a colori del mio ultimo libro "Luna? Sì, ci siamo andati!". Tutti i dettagli sono qui su Cicap.org: la prenotazione è obbligatoria, perché i posti sono limitati.

21:30. Confermo che ci sarò, libri compresi.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "Apparizione mistica, Cicap"
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Date: Saturday, 12 Jun 2010 11:23

Se i film avessero avuto i cast inizialmente previsti


Listal ha pubblicato una serie di poster cinematografici amatoriali che provengono dagli universi alternativi nei quali i film vengono realizzati con gli attori inizialmente previsti o desiderati. Alcuni sono esilaranti nella loro assurdità (OJ Simpson come Terminator, per esempio); altri sarebbero probabilmente film assai migliori delle versioni che abbiamo in questo universo.

Qui accanto vedete la locandina dell'edizione speciale di Guerre Stellari con il cast alternativo: Kurt Russell nella parte di Han Solo, Cindy Williams in quella della Principessa Lei(l)a, e Robby Benson in quella di Luke Skywalker. Avere Toshiro Mifune al posto di Alec Guinness nel ruolo di Ben Kenobi è una prospettiva così allettante che da sola giustifica la costruzione di una macchina per viaggiare negli universi alternativi.

Sono fra l'altro disponibili online i provini di Kurt Russell, Cindy Williams e Robby Benson.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)"
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Date: Saturday, 12 Jun 2010 00:37

Panico! Il sistema solare corre verso una fornace galattica!


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ines" e "sylvy75" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L'unica cosa galattica di questa storia è la sua stupidità. Secondo l'ANSA, ripresa da Virgilio Notizie, Yahoo Notizie e l'Unità, fra un paio di secoli o anche prima il nostro Sistema Solare entrerà – cito testualmente – in "una zona della Via Lattea che è una 'fornace'" ed è "un'area ad alto rischio per la pioggia di radiazioni cosmiche". Saremmo, insomma, "sull'orlo di una gigantesca regione... composta di gas rarefatto, turbolento e incandescente, dove le temperature raggiungono milioni di gradi". Pare di capire che se non ce la faranno i Maya nel 2012, saremo fritti lo stesso, noi o i nostri pronipoti.

Non c'è nulla di vero in questa collezione di fesserie, pubblicate irresponsabilmente senza pensare alle paure che nascono in chi legge notizie del genere diffuse da fonti che si presumono essere autorevoli e che si autenticano citando in modo piuttosto ingannevole anche il direttore dell'osservatorio di Arcetri, Francesco Palla.

Tutto nasce da una lettera (una sorta di mini-articolo) pubblicata nella rivista Astrophysical Journal Letters (impact factor 6,405, secondo INASP; gli amici esperti mi dicono che è un buon livello di attendibilità nel settore). Gli autori, che sono astrofisici statunitensi e polacchi, dicono che forse (un forse scomparso disinvoltamente dalle notizie pubblicate dalle testate generaliste) il nostro Sistema Solare si sta dirigendo verso la nube di gas espulsi da un'antica stella esplosa, una supernova. Così risulterebbe, perlomeno, da una possibile interpretazione dei dati che arrivano dalle sonde spaziali automatiche. Ne parla in dettaglio Science Daily del 24 maggio scorso; un preprint (versione preliminare) della lettera è disponibile su Arxiv.org.

È vero che una nube del genere può avere temperature di milioni di gradi, ma questo non vuol dire che finiremo inceneriti fra un secolo e cotti a puntino molto prima. Lo spiega bene Amedeo Balbi su Ilpost.it: in questo contesto tecnico, la temperatura indica semplicemente la velocità media delle particelle della nube. Per cuocerci, invece, servirebbe il calore. Nel linguaggio di tutti i giorni tendiamo a usare temperatura e calore come sinonimi, ma non è corretto.

La temperatura alta della nube significa che le sue particelle si muovono molto velocemente. Ma se le particelle sono poche, non riescono a scaldare nulla. Infatti la nube interstellare è incredibilmente tenue (un atomo per centimetro cubo, contro 10 miliardi di miliardi in un centimetro cubo dell'aria che respiriamo), "l’effetto di tutto questo, sulla Terra, è praticamente inesistente" spiega Balbi. "Siamo protetti dal ben più denso flusso di particelle emesso dal Sole (il vento solare), che crea uno schermo (l’eliosfera) che si estende molto oltre l’orbita dei pianeti. In effetti, l’articolo originale dice, correttamente, che la Terra si trova già immersa in una bolla di gas interstellare a 6000 gradi: e non mi sembra che nessuno abbia mai sofferto per questo."

Per quanto riguarda la paventata "pioggia di radiazioni cosmiche", nessun problema: Marco Cagnotti su Stukhtra spiega che il campo magnetico della Terra è perfettamente in grado di "proteggere il nostro pianeta da ben altro". L'unico disagio potrebbe porsi per i futuri astronauti interplanetari, che uscendo dal campo magnetico terrestre dovranno munirsi di protezioni maggiori.

Ancora una volta, insomma, i media generalisti si dimostrano molto ghiotti di catastrofismo irresponsabile diffuso da incompetenti.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "giornalismo spazzatura, antibufala, cata..."
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Date: Friday, 11 Jun 2010 19:59

Adobe Flash Player nuovo: meno falle e (per Windows) più velocità


Adobe ha pubblicato un bollettino di vulnerabilità presenti in Flash Player per Windows, Mac, Solaris e Linux. La versione aggiornata di Flash Player risolve 32 falle, alcune delle quali, stando a Sophos e Intego, vengono già sfruttate dagli aggressori online. Adobe consiglia di aggiornarsi alla versione 10.1. L'operazione va ripetuta per ogni browser. L'aggiornamento fornisce agli utenti Windows l'accelerazione hardware; gli altri dovranno aspettare. Per sapere che versione di Flash avete già, andate qui. Per scaricare la nuova versione, il link è questo.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "software, sicurezza"
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Date: Friday, 11 Jun 2010 18:24

I fondatori di Facebook? Secondo Repubblica, gli stessi di Google


Ringrazio tutti quelli che mi hanno segnalato, in tempo per raccontarla nella diretta radiofonica di stamattina, la nuova perla informatica di Repubblica, firmata Enrico Franceschini:

...Sergeij Brin. Emigrato negli Usa dalla Russia a 7 anni, un po' più tardi, all'università di Stanford, ebbe l'idea di creare un profilo per sé e per i suoi compagni di dormitorio. Poi si chiuse in un garage con il suo amico Larry Page, nacque Facebook e oggi valgono 17 miliardi di dollari per uno.

Sì, Franceschini scrive proprio così:


Povero Mark Zuckerberg, così giovane e già dimenticato.


17:15


L'articolo è stato modificato, ma la modifica è peggiore della versione sbagliata precedente:

Sergeij Brin. Emigrato negli Usa dalla Russia a 7 anni, un po' più tardi, all'università di Stanford, ebbe l'idea di creare un profilo per sé e per i suoi compagni di dormitorio. Poi si chiuse in un garage con il suo amico Larry Page, nacque Google e oggi valgono 17 miliardi di dollari per uno


Cari amici di Repubblica,"creare un profilo" è quello che si fa su Facebook, che è quel coso dove la gente mette in piazza i fatti propri e gioca a Farmville. Sergey Brin e Larry Page sono i creatori di Google, che è quel coso che serve per cercare le cose su Internet. Sorvoliamo sull'astrofisico Hawkins, che è come scrivere Rita Levi Montalcino.

Se serve, sono a disposizione per un disegno esplicativo. Le mie tariffe sono ragionevoli e accetto PayPal.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "giornalismo spazzatura, facebook"
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Date: Friday, 11 Jun 2010 15:27

Hacker "violano l'iPad", "e-mail rubate"? Solo nella fantasia della stampa generalista


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "codisilver" e "cristiano.ls".

"Gli hacker sono riusciti a violare l'iPad", scrive Libero-news.it. "iPad a rischio hacker", titola il Corriere, aggiungendo che gli intrusi "hanno violato il network di AT&T accedendo alle email di personalità come il capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Emanuel, il sindaco di New York, Michael Bloomberg e l'amministratore delegato del New York Times, Janet Robinson, che ora potrebbero diventare di dominio pubblico". RaiNews24 scrive che "L'iPad è a rischio hacker. Goatse Security ha pubblicato le email di alcune delle 114mila vittime, e non mancano personalità", per poi concludere contraddittoriamente che "qui Apple, con il suo iPad, c'entra poco".

Qui in Svizzera, Ticinonline dice che "circa 114mila nomi che corrispondono ad altrettanti proprietari di iPad... potrebbero finire nel mirino degli hacker... migliaia di vip, i cui numeri di telefono ed indirizzo email sono così diventati pubblici e potenzialmente preda degli hacker o degli spammer".

Praticamente nulla di tutto questo è vero, a dimostrazione che rivolgersi alla stampa generalista per avere informazioni sul mondo informatico è una totale perdita di tempo. Va invece molto meglio sui siti specialistici, come Punto Informatico e Zeus News, che chiariscono i veri termini di un allarme sensazionalista in realtà molto banale; anche il blog di Graham Cluley ridimensiona la notizia.

Primo, non è l'iPad ad essere vulnerabile. Nessun iPad è stato violato. L'unica violazione è stata a carico del sito Web della compagnia telefonica AT&T, non della sua rete telefonica. Un gruppo francese di smanettoni ha scoperto un difetto nel sito: mandando al sito stesso delle richieste via Web contenenti un codice ICC-ID, ossia l'identificativo di una microSIM cellulare (diverso dal numero telefonico della microSIM), e un parametro User-Agent uguale a quello dell'iPad, il sito restituiva l'indirizzo di e-mail associato a quell'ICC-ID. Mandando a raffica codici ICC-ID a caso, gli smanettoni hanno raccolto almeno 114.000 indirizzi di e-mail dei primi utenti dell'iPad 3G, e se ne sono vantati con il sito di gossip Gawker, che ha pubblicato il presunto scoop.

Secondo, non c'è stato nessun accesso alla corrispondenza elettronica degli utenti. Il trucchetto, infatti, rivelava (ora è stato bloccato) soltanto l'indirizzo di e-mail degli utenti di iPad; non dava accesso alla loro posta o alle loro password o ad altri dati anagrafici.

Terzo, non sono stati rivelati i nomi degli utenti, a meno che il loro indirizzo di e-mail coincidesse con il loro nome e cognome. In ogni caso, l'indirizzo di e-mail viene divulgato ogni volta che un utente invia una mail, per cui un indirizzo è un po' un segreto di Pulcinella. Oltretutto l'indirizzo di e-mail divulgato è quello che l'utente ha associato al proprio iPad e usa per il proprio account iTunes; non è detto che sia il suo indirizzo primario o di lavoro.

Quarto, la frase del Corriere che dice che gli indirizzi di e-mail "non vengono più mantenuti nella memoria del nuovo tablet della Apple in versione 3G" è semplicemente sbagliata oltre che assurda. Se non venissero più mantenuti in memoria, sarebbe piuttosto scomodo accedere alla propria posta con l'iPad.

Infine va chiarito che questa fuga di indirizzi riguarda soltanto gli utenti dell'iPad che hanno aperto un abbonamento cellulare negli Stati Uniti con la compagnia AT&T; tutti gli altri, in tutti gli altri paesi del mondo, non sono coinvolti.

Molto rumore per nulla, insomma; la notizia ha attirato l'attenzione principalmente perché c'è di mezzo la tavoletta di Apple, e l'entità reale del danno si è persa nella concitazione giornalistica e nell'ignoranza dell'argomento trattato.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "giornalismo spazzatura, antibufala, sicu..."
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Date: Friday, 11 Jun 2010 11:52

È Obama quello nel video hip hop/rap targato 1993?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "gasparotto" e "diegotur" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Quello ritratto nell'immagine qui accanto, tratta dal Corriere, sarebbe (secondo le voci della Rete) un giovane Barack Obama, immortalato in un video rap del 1993 intitolato Whoomp (There It Is) dei Tag Team. Ci sarebbe persino, a 47 secondi dall'inizio, Michelle Obama.

Gawker ha valutato egregiamente gli aspetti favorevoli e contrari a questa tesi.

Pro: la somiglianza è davvero spiccata; si sa che a Obama piace l'hip-hop; la persona nel video è mancina come Obama; il video e del 1993, quando Obama aveva 31 anni e aveva da poco finito di frequentare Harvard, quindi sarebbe anche plausibile che il giovane Obama decidesse di partecipare a un video di un genere musicale che gli garba.

Contro: Nel 1993 Obama era molto impegnato nell'attivismo sociale a Chicago. Avrebbe avuto tempo di dedicarsi a un video musicale? Perché il regista del video avrebbe dovuto coinvolgere uno sconosciuto organizzatore di comunità per far la parte di un giocatore di domino? I Tag Team vengono da Atlanta: perché Obama avrebbe scelto, per il proprio debutto nei video rap, un gruppo che non proveniva dalla sua amata Chicago? E perché non avrebbe indossato un cappellino dei Bulls anziché quello con il logo Compton?

Sono solo indizi, ma c'è un elemento piuttosto schiacciante: un'immagine tratta da una versione a maggiore risoluzione del video.


Qui si nota che la somiglianza cala drasticamente. Per esempio, il secondo incisivo superiore a destra (per chi guarda) è diverso da quello di questa foto di Obama:


Manca anche il neo in rilievo al lato del naso, che è invece presente nelle foto di Obama risalenti al 1993. Aggiungeteci l'orecchino e i dubbi diventano molto forti: se poi si va fino in fondo e si sovrappongono le due immagini in modo da far combaciare le dimensioni del naso, come mostrato qui sotto, diventa chiaro che il naso della persona raffigurata nel video è molto più largo di quello di Obama rispetto al resto del viso.


Come capita spesso, i presunti misteri si creano più facilmente se si sfruttano immagini sgranate senza ricorrere alle loro versioni più nitide e non si spende un po' di tempo a fare qualche controllo.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "antibufala"
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Date: Friday, 11 Jun 2010 09:34

Richieste di pagamento dalla Germania per software mai comprato? Non siete i soli, prudenza


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricevo da un lettore e ascoltatore ticinese una segnalazione di un raggiro che sta prendendo di mira varie persone della zona: una lettera, proveniente da un avvocato tedesco, Olaf Tank di Osnabrück, che richiede un pagamento di oltre cento euro riferito a software o servizi che sarebbero stati attivati dall'ascoltatore.

Se avete ricevuto lettere analoghe, contattatemi via mail scrivendo a disinformatico@rsi.ch.

La lettera cita come creditore una società tedesca, Antassia GmbH, e un sito, Top-of-software.de. Il sito distribuisce programmi gratuiti, come OpenOffice.org, ma per accedere ai programmi chiede un'iscrizione di 96 euro l'anno per due anni: totale 192 euro. Va notato che gli stessi programmi sono scaricabili gratuitamente e senza alcuna iscrizione presso i siti dei rispettivi produttori.

Di fronte alla richiesta di pagamento, il lettore ha fatto la cosa giusta: ha cercato in Google i dati del mittente e ha trovato questo comunicato stampa di Verbraucher.de che mette in guardia contro questo genere di richieste.

I nomi di Olaf Tank e di Antassia ricorrono parecchio in Rete in circostanze analoghe, per esempio presso il sito austriaco Europakonsument.at, che fornisce delle lettere preimpostate di contestazione. Computerbetrug.de parla di "migliaia" di utenti Internet che hanno ricevuto richieste di pagamento analoghe dalla stessa fonte e suggerisce di non lasciarsi intimidire: le associazioni di difesa dei consumatori sono già attive su questo caso.

Ci sono inoltre segnalazioni di singoli utenti, come questa o questa presso Anti-scam.de, dove si parla di una recente condanna del suddetto Olaf Tank e altri. L'associazione svizzera di difesa dei consumatori K-tipp.ch ha una chilometrica lista dei siti che fanno capo alle attività di Olaf Tank, che sono documentate da almeno tre anni.

C'è anche un servizio televisivo del programma Akte dell'emittente tedesca Sat1, disponibile su Youtube, che spiega molti dettagli e retroscena dell'intricata vicenda di Olaf Tank e dei suoi soci, compresi i loro guai giudiziari. Se volete vedere in faccia questi imbroglioni e il tenore di vita che si possono permettere grazie alle loro attività, date un'occhiata anche a questo video. Se ne sono occupati anche le emittenti ZDF (video qui) e RTL (video qui).

Quasi tutte queste informazioni sono in tedesco, ma Stoppbetrug.ch ha un elenco di raccomandazioni generali in italiano su come procedere in questi casi: non perdere la calma, non pagare in nessun caso, e non inviare documenti d'identità o altra corrispondenza al di fuori di una lettera raccomandata di ricorso e contestazione, basandosi sui modelli predisposti dalle associazioni di difesa dei consumatori.

Soprattutto, però, è importante prevenire questo genere di problemi, evitando di navigare a casaccio e senza leggere con attenzione le ingannevoli avvertenze scritte in piccolo in questi siti, come mostrato qui accanto, ed evitando di comunicare i propri dati personali (nome, cognome, indirizzo) a qualunque sito di cui non si sia assolutamente sicuri. Il prezzo di una disattenzione può essere molto alto.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "truffe"
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Date: Friday, 11 Jun 2010 08:23

Nuove frontiere dell'informatica: Olympus e la fotocamera che infetta i PC


Se avete acquistato una fotocamera Olympus Stylus Tough 6010, specialmente se l'avete fatto in Giappone o l'avete ordinata da quel paese, fate attenzione, perché potreste trovarvi con una sorpresa non molto piacevole: nella scheda di memoria interna della fotocamera è annidato un virus, denominato Worm_autorun.kfj. La Olympus ha pubblicato un avviso, ahimè in giapponese.

Il virus non danneggia la fotocamera, ma può infettare i PC Windows ai quali viene collegata la fotocamera tramite cavo USB se in Windows non è stato disattivato l'Autorun e non c'è un antivirus aggiornato e vigile. Il rischio è modesto, visto che gli esemplari infettati sono poco più di 1700, stando alla Olympus, che ha predisposto una pagina nella quale si può immettere il numero di serie dell'apparecchio per sapere se è fra quelli infetti o no. Peccato che la pagina sia in giapponese, e che lo sia anche la sua risposta.

Non è il primo caso di fonte imprevista d'infezione informatica. Sophos.com segnala che in passato sono stati colpiti da infezioni contratte in fabbrica anche navigatori TomTom (nel 2007) e lettori Video iPod di Apple (nel 2006). In tempi più recenti, anche IBM è riuscita (maggio 2010) a distribuire come omaggio delle penne USB infette. Ironia della sorte, l'ha fatto a una conferenza sulla sicurezza informatica tenutasi nel Queensland, in Australia. E i virus a bordo erano due. The Register segnalava nel 2007 i dischi rigidi della Maxtor infetti e Zeus News sottolinea il caso recente (marzo 2010) dei telefonini HTC Magic infetti venduti in Spagna.

Morale della storia: le aziende farebbero bene a migliorare il proprio controllo qualità sul versante virus e i clienti farebbero bene a non fidarsi dei prodotti che acquistano e a sottoporli a controllo antivirus. Già che ci sono, però, è opportuno che disabilitino l'Autorun che consente l'esecuzione automatica di questi virus. Come si fa? Le istruzioni variano a seconda della versione di Windows, ma gli aggiornamenti di Windows lo fanno automaticamente da settembre 2009 per Windows XP, Windows Server 2003 e Windows Server 2008. Le istruzioni (anche per Vista) sono sul sito del supporto tecnico di Microsoft qui. In Windows 7 è disabilitato in partenza.
Author: "Paolo Attivissimo (noreply@blogger.com)" Tags: "virus, sicurezza"
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