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Date: Thursday, 28 Mar 2013 10:24

La bussola è lo strumento per l’individuazione dei punti cardinali. E’ provvista di un ago calamitato che, libero di girare su di un perno, ha la proprietà di allinearsi lungo le linee magnetiche del campo magnetico terrestre indicando così la direzione nord – sud. Il suo utilizzo è fondamentale in mare aperto, in vasti spazi dove non ci siano punti di riferimento, così come in presenza di riferimenti, per localizzarsi rispetto ad essi. L’utilizzo di questo strumento ha migliorato  la navigazione facilitando i commerci marittimi e i viaggi per mare rendendoli più sicuri ed efficienti (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Bussola). In questa breve descrizione ritroviamo tutti gli elementi e gli step strategici che un brand deve seguire per capire la rotta da seguire. La bussola non esime il navigante dalle insidie del mare: improvvise burrasche, cambiamento dei venti, corrente marina, ma la sua direzione indica il percorso da seguire per raggiungere la meta. Poco importa se, per farlo, in alcune occasioni “è meglio fare il giro lungo”; quel che importa è sapere dove andare. Sul come andarci la bussola non fornisce indicazioni. Il primo passo, quindi, ancor prima di acquistare la bussola, è conoscere se stessi: conoscere il proprio brand, identificarne il DNA. Quale cultore della materia (per utilizzare una nomenclatura tipica del mondo accademico) sto realizzando una “Polaroid” che permetta ad una azienda di esternalizzare la propria Mission. Il percorso è molto affascinante perché so che la strada si trasformerà cammin facendo e la sfida è trasformare la conoscenza del brand di se stessa, in consapevolezza.  La prima domanda che mi è stata rivolta è questa: “ma io non l’ho mai fatto, che ne so qual è la mia Mission?”  ed io ho risposto “la Mission tu la realizzi ogni giorno, ce l’hai dentro. Lo si vede da come proponi il tuo brand, dai prodotti e dai servizi che fornisci. Il problema è che non l’hai mai esplicitata”. C’è un vecchio aneddoto nel mondo imprenditoriale che dice che se le ferrovie avessero compreso che il loro è il settore dei trasporti e non della produzione di strade ferrate, oggi voleremo tutti sugli aerei delle Ferrovie italiane e di Italo. Stay tuned!

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Date: Sunday, 17 Feb 2013 22:12

Probabilmente la formula magica “Apriti Sesamo”, utilizzata in Persia nella fiaba di Alì Baba e i 40 ladroni per accedere alla caverna del tesoro, si riferisce alle “incredibili” proprietà nutritive e vitali del sesamo, che aprirebbero all’uomo le porte della forza e della vitalità (rif. www.taccuinistorci.it). Viviamo nell’era dell’ “apriti sesamo”: i new media hanno abilitato gli individui ad azioni “rivoluzionarie”. L’etimologia di questo termine indica perfettamente la direzione che la società post-moderna sta affrontando: participio passato di Revòlvere, quindi, voltàre. Ripensare i modelli – è questo il DNA dei tempi di oggi – dove le persone sono al centro in modo attivo, partecipe, implica il Credo in una nuova Etica: quella della creazione del Valore democratico. Ed è in quest’ottica che si rivoluziona il concetto di prodotto. Sappiamo tutti cosa significhi la realtà aumentata; poche, però – per quel che posso conoscere – sono le realizzazioni che vadano al di là di un semplice QR code. Miscelando in modo differente GPS, Realtà aumentata e App, Simone Miraldi – giovane designer del Politecnico di Milano – è riuscito a fornire un’anima al bastone bianco per ciechi rendendolo smart. Elemento perfettamente integrato con un approccio “smart cities” che avevo accennato qualche post fa . Il bastone di Simone si chiama “Magellano”. Dato un input vocale, cioè l’indicazione della destinazione (da punto A mi muovo verso il punto B), il bastone di Simone elabora via GPS il percorso. Tre sono i segnali tattili che Magellano trasferisce alla mano del suo possessore tramite l’impugnatura: svoltare a sinistra o destra, inversione di marcia, progressivo avvicinamento alla meta (fonte: Wired novembre 2013). L’esperienza di Simone è, secondo me, un bell’esempio di strategia di massificazione del significato, ingrediente fondamentale dei new makers: rinunciare all’obiettivo principale di raggiungere un livello di benessere elevato grazie al profitto a vantaggio dell’economia della felicità. La condivisione come bene comune rappresenta l’azimut della nuova impresa. Anche Massoud Hassani – designer afghano ventinovenne – si muove con questo approccio: ha inventato uno sminatore di bambù  e di plastica riciclata. Si tratta di un progetto umanitario, come afferma lui, omaggio alla sua terra dove le mine inesplose sarebbero oltre 10 milioni. Il suo obiettivo è raccogliere il budget necessario per commercializzare Mine Kafon a 40 dollari al pezzo. Stay tuned!

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Date: Friday, 25 Jan 2013 21:46

Da qualche giorno sto analizzando un’idea di progetto che vede l’impiego di Ambassador quale “ponte” mediale tra brand e target di riferimento. Sarebbe più corretto dire: persone con le quali si vuole entrare in contatto. Di per sè la figura dell’ambassador è importante; infatti come dice il mio amico Vittorio Di Giacomo nel suo post  di qualche tempo fa evidenzia come un vero ambassador (al di là dall’essere riconosciuto come tale dalle persone che frequenta), è maggiormente stimolato quando ha la possibilità di creare contenuti che giustifichino il suo essere influente verso il proprio pubblico. Questo aspetto non è trascurabile: gli ambassador, infatti, vogliono essere conosciuti per i propri insight di valore e di attendibilità. Il rischio che si corre, però, è nel trascurare questi aspetti e cadere nella trappola del multilevel marketing. Quello che è necessario fornire all’ambassador è una direzione chiara di engaging che non deve necessariamente transitare in via prioritaria attraverso il prodotto “tout cour”. Il prodotto deve essere uno degli elementi attraverso il quale completare un progetto di senso coerente con la sub-cultura della tribe con la quale si intende entrare in empatia: il legame conta più del bene; questo è il senso del Valore che l’Ambassador deve preservare per restare credibile e rafforzare la propria autenticità informativa.

Di seguito un percorso che ideai lo scoro novembre

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Date: Saturday, 17 Nov 2012 08:22

Molto interessante ieri sera l’intervento di Alex Giordano su Rai1 riguardo le Smart City: le cosiddette città intelligenti. Il loro identikit è quello di città tecnologiche e interconnesse, ma anche sostenibili, confortevoli, attrattive, sicure: tutto ciò le rende “intelligente”. Smart City, quindi, come la messa a terra di Senso dell’internet delle cose: la possibile evoluzione della rete che rende gli oggetti riconoscibili ed in grado di “acquisire intelligenza” grazie al fatto di poter dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. L’obiettivo dell’internet delle cose è di far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico. L’interessante esempio riportato nel servizio di come – in occasione di una manifestazioni – le informazioni evolvessero di pari passo con l’avanzare del corteo ne è solo una semplicissima declinazione. In quel caso l’intelligenza del corteo è stata ricavata dal monitoraggio dei vari twit che i partecipanti postavano in rete. Immaginiamo cosa si potrebbe fare se, questo approccio, fosse implementato nelle città. Come giustamente riflette Alex Giordano, il processo evolutivo ci riporta alle nostre origini: l’organizzazione della Polis – in greco πoλεis – che con nell’Agorà aveva il suo il suo centro politico, economico e sociale. Nell’agorà, infatti, vi erano edifici con funzioni prettamente politiche (bouleuterion, ekklesiasterion, pritaneo.) Ma anche strutture destinate allo svolgimento delle attività commerciali e finanziarie (botteghe e cambiavalute), i tribunali, gli impianti ricreativi (dromos, orchestra), e alcuni edifici religiosi con una forte valenza civica. Oggi tutti gli elementi dell’Agorà possono far godere alla Polis una nuova vitalità: la città non più come una realtà a sè stante, ma come sistema connettivo vivente che assume rilievi e profili differenti. Se l’identikit della Smart City è tecnologica, interconnessa, sostenibile, sicura, il germe che può attivare la trasformazione è rappresentato dal comportamento dei singoli. Nell’ultimo numero di Wired, nella sezione inbox, ci sono dieci righe firmate da un diciassettenne: si è ispirato ad un articolo sul tema che pubblicato nello scorso numero, e sta adottando comportamenti tali da trasformare la scuola che frequenta secondo parametri di vivibilità sostenibilità accessibilità. Cito testualmente: “ho solo 17 anni, ma sono rappresentante di istituo e ho deciso di applicare i parametri che avete raccomandato alla mia scuola per trasformarla in una Smart School. Ho iniziato la raccolta differenziata, riservato un’aula che possano utilizzare gli studenti per insegnare e promosso “smart governance” attraverso un gruppo Facebook”. L’esperienza che Emanuele – questo il nome del ragazzo – sta realizzando vale più di mille case history. E’ l’esempio concreto che i cittadini hanno in seno il germe per poter rinnovare. Non solo. L’esperienza di Emanuele è d’esempio per un impiego consapevole e cosciente del proprio ruolo (rappresentante d’istituto): aggettivi fondamentali per mettere a terra progetti di Senso. Le tecnologie ed il resto, come vediamo, sono elementi strumentali ed accessori. Con un approccio di questo tipo, la conoscenza di come l’Agorà vive e partecipa è fondamentale per avere una bussola e mantenere la rotta. In quest’ottica l’analisi netnografica resituisce utilissime indicazioni: comprendere e mettere in connessione i punti di vista, le visioni del mondo, i valori, le emozioni, i codici comunicativi e le identità che gli utenti – in questo caso i cittadini – esprimono e costruiscono attorno alla propria Polis. Le molteplici modalità di comunicazione locale e globale, l’innesto di moderne tecnologie nell’agire quotidiano, la presenza di una strategia condivisa e partecipata, determinano la capacità del territorio di trasformarsi da semplice agglomerato di cose e persone a smart community efficiente e socialmente innovativa, dove ogni azione/informazione è in grado di incidere direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Il Futuro è adesso.

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Date: Saturday, 10 Nov 2012 19:09

L’innovazione non deve essere considerata e studiata come un rigoroso processo scientifico, tecnologico o economico. Essa è intrinseca alla società, al territorio e alla cultura all’interno della quale si sviluppa e come tale non racchiude soltanto aspetti razionali, ma anche e soprattutto l’insieme di quei valori emotivi e culturali, quali la creatività, la passione, l’arte, che ne caratterizzano e identificano il tessuto sociale. (rif.Riccardo Viale). Innovazione, quindi, come attività volte al cambiamento con meta finale quella di ridisegnare un nuovo paradigma. Ingredienti principali: i cervelli, la capacità di discernimento che le persone responsabili di brand dovrebbero avere. Il condizionale è d’obbligo perché non da meno sono le responsabilità di chi, responsabile del brand, è purtroppo paladino del misoneismo, ovvero l’idiosincrasia all’innovazione. Da questo circolo vizioso si può uscire solo liberandosi da certi fardelli rappresentati dalla gabbia del proprio “ego”, dal difendere il proprio orticello. Valore non è l’obiettivo raggiunto dalla singola funzione aziendale, ma è come la singola funzione aziendale è riuscita – coralmente – a contribuire nel dare forma ad aggregazioni vincenti. Se l’esigenza è andare sempre verso il nuovo per non perdere quanto un brand ha fatto finora, è importante non restare legati a vecchi schemi, ma avere il coraggio di cavalcare progetti innovativi e rapporti innovativi all’interno dell’organizzazione aziendale. Chi resta ancorato a vecchi sistemi “piramidali” è assolutamente inadeguato a soddisfare le esigenze di un sistema in continuo mutamento ma, oggi, con una velocità maggiore. E’ necessario creare circuiti articolati nei quali il sistema narrativo evolve di volta in volta adattandosi al “momentum” agendo, quindi, in modo sincrono con l’ambiente di riferimento. Le tecnologie di ultima generazione consentono a menti fertili di avere la bussola e il timone ma quello che non sono in grado di fare è stabilire la direzione da prendere e soprattutto come viverla ogni giorno. Parole come geolocalizzazione, knowledge, wiki etc. non hanno alcun senso se non inserite all’interno di una vision condivisa tra persone che vogliono superare la barriera psicologica al cambiamento. Quello che ho vissuto negli ultimi mesi nella mia azienda, per certi versi, ha qualcosa di magico. Avevamo un problema: recuperare share di mercato in una zona ben specifica. Zona da sempre ostica per il brand TIM. Non era la prima volta che si tentavano azioni mirate, ma questa volta è stato differente. Per ovvii motivi di riservatezza non posso andare oltre , ma vi confermo che questa volta è stato differente. Il team messo in campo aveva una marcia in più: la fertilità delle menti. Mai come questa volta ognuno ha “abbandonato il proprio orto” donandosi all’altro con la convinzione che l’altro fornisse Valore. Ma non è finita qui: quello che ho respirato è stato una vero e proprio concerto dove ognuno ha suonato in funzione dell’altro, e tutti siamo stati attenti ad una partitura non scritta: inciso, motivo, battuta, pause, accordi, scale, intervalli, nessun assolo. Nell’ambito promo commerciale che gestisco, poi, siamo riusciti a realizzare un approccio cross-mediale in un mix nel quale tutti gli elementi si parlavano ed il messaggio risuonava con toni e modi tailor made sul medium. Il risultato corale? +1,5% di share. Non ci sono target da colpire, ma persone con cui risuonare (rif. Cova-Giordano-Pallera)

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Date: Tuesday, 06 Nov 2012 18:33

Innovazione e Arte molto spesso vanno d’accordo. Probabilmente perchè sono facce di una stessa medaglia:la Vision. Come afferma il mio amico gallerista Carlo Gallerati: “Condurre esperienze ordinarie fino alla soglia oltre la quale smettono di essere quotidianità per diventare simboli, icone universali, miti. L’arte è questo. Ed è anche altro.” A ben riflettere quello che afferma Carlo è benissimo identificabile con l’innovazione. Cos’è l’innovazione se non il portare al limite esperienze ordinarie per identificare nuove strade da percorrere? Sono un runner e nei miei allenamenti mi ripeto sempre che “il mondo comincia dove finisce la mia zona di comfort”. Sprone per gettare il cuore oltre l’ostacolo. Qualche giorno fa leggevo su Ninjamarketing un post al riguardo dove si evidenziava come i brand caratterizzati da uno spiccato DNA innovativo affiancassero il proprio percorso di esperienze con il mondo dell’Arte. Anche Enel, con il suo progetto Enel Contemporanea   giunto alla sua quinta edizione, si affianca all’Arte per condividere Valori trasferendo emozioni con un approccio sinestetico esperienziale.  Il prossimo 11 dicembre Enel regala la possibilità di “vivere” l’opera Big Bambù dei fratelli Starn. Migliaia di aste in bambù sono legate e incastrate fra loro con un metodo tradizionale, capace di creare un’ineditastruttura-scultura nella quale i visitatori possono addentrarsi lungo percorsi, camminamenti e sensazioni. Concepita dagli autori come un organismo vivente in continuo cambiamento nella sua complessità edenergia, l’opera della serie Big Bambú si sviluppa fino a circa 25 metri di altezza grazie all’utilizzo di un materiale solido e flessibile, oltre che altamente simbolico, come il bambù. L’opera è costruita manualmente dagli artisti stessi e dal loro gruppo di esperti arrampicatori.

I percorsi esperienziali sono liquidi, come l’innovazione: necessitano di “spazi” dove incubarsi per poter esprimere al meglio il proprio potenziale. Domanda che pongo: perchè proprio questa opera? Molto probabilmente troverò la risposta l’11 dicembre presso il MACRO di Testaccio. Stay tuned!

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Date: Sunday, 28 Oct 2012 17:16

Quello che Alex Giordano ha organizzato a Roma assieme al CNA Giovani Imprenditori ha qualcosa di magico. Una free conference dove l’approccio sinestetico l’ha fatta da padrona: tutti i sensi erano attivi. Primo fra tutti l’udito, grazie al Maestro Riccardo Veno. A seguire il sesto senso: l’immaginazione. Ascoltare il primo giorno, come direbbe Edoardo Bennato, “Dotti, Medici e Sapienti” ed il secondo giorno Artigiani, Giovani e Pazienti (o meglio ex pazienti grazie all’illuminante approccio alla Vita di Salvatore Iaconesi) è stato bellissimo. Un vera carica positiva ed un vero e proprio bombardamento vitaminico per il cervello. Lo spirito col quale ho seguito l’evento è stato quello della ricerca: individuare degli elementi che potessero connettere idee imprenditoriali “artigiane” e dare loro la capacità di interpretare diversamente il proprio “Essere Territoriale”. Da alcuni anni seguo queste realtà che mi hanno portato ad elaborare un approccio strategico al territorio e ad individuare coma la valenza territoriale è sia una opportunità sia un limite: tante realtà Artigiano/imprenditoriali ISOLATE nella loro territorialità.

Nel mio elaborato ITALIA ITALIAE (disponibile su Slideshare) individuo come possa essere avviato un nuovo percorso. MOTORI ha confermato questa mia intuizione, e mi ha suggerito alcuni spunti. Il documento che propongo costituirà la base su cui costruire una struttura operativa.

Buona Lettura, anzi: buona mappa mentale!

Motori – Intelligenza Collettiva from Dr_Who
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Date: Friday, 12 Oct 2012 17:06

Qualche giorno fa postavo su Republicandqueen alcune riflessioni su RedBull ed in particolare sul perchè RedBull finanziasse il progetto RedBullStratos. In quel post ho illustrato il mio punto di vista sull’evoluzione che un Brand può avere nell’immaginario collettivo, arrivando a riscrivere il proprio DNA rafforzando il suo posizionamento percepito.

RedBull è stata maestra, ma ha anche effettuato un percorso vario ed articolato in cui la coerenza di comportamento ha giocato il ruolo differenziale. Da sola, però, non sarebbe stata sufficiente. Quali altri elementi, quindi, sono entrati in gioco? Per capire mi sono rifatto sempre alla sua storia (vedi post su Republicandqueen) per identificare quali altri ingredienti abbiano supportato la coerenza all’evoluzione del brand nel traguardare un nuovo universo comunicativo. Pochi in verità. Semplici per lo più. L’aspetto che emerge prepotente è il fatto che il brand non si sia fossilizzato sul prodotto, ma – adottando la teoria dei Lego (rif. Wired Ottobre 2012) – è stato poliedrico, non esclusivo; associandosi a sport, movimento, velocità, attività estreme etc. RedBull non è una lattina ma un modo di vivere. Non fossilizzandosi sul prodotto, RedBull ha saputo investire sulle emozioni “monetizzando” ciò che il neurologo Donald Calne riassume in un concetto molto semplice: “la differenza sostanziale tra emozione e ragione è che l’emozione porta all’azione, la ragione a trarre conclusioni”. In RedBull non hanno cercato la redditività dell’investimento, ma la redditività del coinvolgimento.E’ il punto di partenza e di arrivo di tutti i brand che tendono ad essere dei lovemarks. Ed è qui la differenza: un brand è lovemerks nel suo DNA. Nel momento in cui “mira” a diventare lovemark, gioca una partita persa in partenza. Stay tuned ..

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I Reoose   New window
Date: Thursday, 27 Sep 2012 20:12

Il progetto Reoose del mio amico Luca Leoni è molto particolare: è una storia che parte da un materasso e una passeggiata fra i ponti e le bici di Amsterdam in un giorno di maggio del 2009. Per scoprire come prosegue la storia andate qui. Quel che  mi piace di questo progetto, è il DNA di recupero a cui oggi pochi sono abituali; se qualche cosa non va più viene gettato. Non si pensa più che possa essere donato oppure riparato. L’economia del baratto o del recupero non fa parte più di quella sub cultura che i nostri padri ci hanno trasmesso. Non sò identificarne il perchè, ad oggi è un dato di fatto. Comunque persone come Luca ed Irina ci hanno messo del proprio per contribuire ad un cambio di rotta che fino a circa venti/trenta anni fa era uno stile di vita. A contribuire, seppur parzialmente, ad uno smaltimento consapevole e comunque a trasmettere il concetto che gli oggetti possono avere una seconda vita, ci pensa anche Coca-Cola con un’idea molto semplice

Coca-Cola.FM from JWT Brazil Cannes 2012 on Vimeo.

Lo scorso 26 settembre, per celebrare il primo anniversario di Coca-Cola FM Brasile , in partnership con una nota rivista brasilera, la multinazionale americana ha trasformato quel numero in un  altoparlante iPhone “fai da te”. Al di là dell’iniziativa veramente non convenzionale, trovo interessante come un brand come Coca.Cola possa trasmettere, anche indirettamente, un messaggio di sostenibilità.

Questa iniziativa mi ha fatto riflettere su un piccolo aneddoto: qualche giorno fa ho proposto una iniziativa mirata ad allungare la curva dell’effetto “top of mind”, iniziativa non convenzionale che manifesta il brand utilizzando media non tradizionali. Sentirsi rispondere che non è possibile “associare” il brand ad elementi non degni di rilievo che ne possano “sporcare” il percepito mi ha dato immediatamente il polso su quanto ho scritto per Republicandqueen. Peccato.

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Date: Tuesday, 11 Sep 2012 20:07

Ciao Brand, posso farti una domanda? Perchè sei su Facebook o su qualsiasi altro social network? Scusami per la semplicità della domanda, ma so che la risposta può essere molto complessa. Posso anticiparti, caro Brand, che l’importante non è esserci ma partecipare! No, non mi riferisco al famoso motto di Pierre Frédy, barone di Coubertin, ma all’importanza che la relazione ha oggi tra te e le persone che decidono di instaurare un rapporto con te. Ti riporto, semplicemente quanto sui social network emerge considerando il tema allargato, magari in ottica di open innovation 

So che per te magari questo termine può essere troppo complesso, ma lìmitati a leggere quello che GGDModena scrive su Twitter. Quando assumi personalità piccole lo comprendi bene e ti muovi coerentemente minimizzando il time to market e “sei sul cliente”. Zio Pachino è un bell’esempio. No, non è uno stilista: semplicemente cuoce pizze e le recapita a domicilio. Con questo nome utilizzi Facebook benissimo, semplicemente ascoltando chi ti parla. E gli rispondi.

Ma non è il solo caso. Sono appassionato di running e dopo un paio d’anni di inattività ho ripreso grazie anche a RockRunRoll: questo naming lo utilizzi quanto vesti i panni di un’azienda che realizza audio coaching dedicati. Ti ho scritto. E’ successa la stessa magia di Zio Pachino: mi hai risposto! Son diventato un affezionato cliente ed ogni volta che corro condivido con te la qualità dell’uscita realizzata, sulla pagina di Facebook. Mi dài molti consigli. Utili. Oggi corro una 10km in 50 minuti. Migliorerò certamente.

Accade però che, se ci sei solo per esserci o per assecondare solo rapporti consolidati, la magia non funziona e cadi nella trappola dei socia media

 

Ed è qui che la mente, caro Brand, mi riporta alle sagge parole di Tony Ponticiello aka MrTime in occasione della sua partecipazione a Techlovers [storie di ordinaria felicità (e infelicità) in rete]

I suoi quattro minuti di ringraziamento sono meglio di mille guru che parlano di marketing: al minuto 2:06 (il valore delle cose) ascoltalo arrivando al minuto 2:48 o giù di lì MrTime si pone una domanda fondamentale: ”e io tutti questi me li devo portare appresso?”. Vai avanti ad ascoltarlo, perchè il meglio viene al minuto 3:25 circa fino alla fine. Scoprirai che oggi hai bisogno di persone con le quali PROCEDERE per poter andare avanti.

Ciao Brand!

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Date: Monday, 10 Sep 2012 18:10

C’era una volta l’”avancassa”. Chi padroneggia le tematiche di space allocation sa cosa sia l’avancassa: lo spazio dedicato per eccellenza all’acquisto d’impulso. Nel tempo le merceologie che lo hanno interessato sono state varie: dalle mollette per stendere i panni ai rasoi usa e getta, passando per le lampadine, torce ed infine ricariche per operatori telefonici. Tengono duro gli snacks e le gomme da masticare. Ma per stimolare l’acquisto d’impulso, oggi, non c’è solo l’avancassa, ma anche i social media. Secondo una recente ricerca il 36% dei consumatori statunitensi intervistati che seguono un retailer sui social media sono stati incuriositi ed hanno provato un nuovo prodotto che non avevano acquistato prima. Allo stesso modo, il 32% di coloro che seguono un brand sui social media hanno riferito di aver stati motivati a provare un prodotto nuovo. Da segnalare come il 18% dei consumatori statunitensi – tra cui il 23% sotto i 35 anni – hanno un profilo su un social network. I punti vendita che si muovono sulle piattaforme social sfruttando al meglio gli aggiornamenti di stato” incuriosiscono i propri fan tanto da spingerli a fare acquisti non pianificati. Ciò non significa indurli a spendere di più, ma ad orientare il proprio spending in un’ottica cross. Queste le percentuali: il 22% di coloro che seguono i rivenditori attraverso i social media riferiscono di aver subito l’influenza nel fare un acquisto non pianificato, riorientando lo spending, e il 15% dichiara di aver speso più di quanto previsto. Le App contribuiscono a modificare le abitudini d’acquisto: il 21% degli utenti effettua acquisti non programmati e il 15% di spendere più di quanto avesse previsto. In netto calo sull’influenza all’acquisto sono i motori di ricerca (6% e 5%) ed i coupon scaricabili e siti diretti dei brand (entrambi al 7% e 5%). E se ci sono dei brand che non parlano in rete? Stay tuned!

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Date: Thursday, 19 Jul 2012 19:21

Da sempre il consumo, o meglio, i comportamenti di consumo, sono stati studiati dal marketing, dalla sociologia e dall’antropologia. Ognuno nei suoi ambiti, le varie discipline hanno sviluppato paradigmi per analizzare questo fenomeno che è non solo economico-commerciale ma socio-culturale. Nella società postmoderna, e nei mercati saturi – quello delle tlc mobili ad esempio si aggira oltre il 150% – la sfida di mercato non si gioca sui prodotti, quanto nell’essere interpreti di significati, di messaggi, di percezioni intorno ai prodotti ed è in questa sfera che entra in gioco il concetto di esperienza. Esperienza, quindi, che diventa fondamentale per il marketer sia come linguaggio per avviare l’engagement, sia come individuazione delle metriche di misurazione dell’ingaggio stesso. Questa nuova realtà impone l’impiego di strumenti operativi diversi per affrontare un contesto profondamente mutato, in cui il consumo non è un atto momentaneo, limitato nel tempo e nello spazio, ma è un linguaggio con una sua grammatica e una sua sintassi influenzato dal contesto socioculturale nel quale si declina. La nuova dimensione del consumo è, quindi, un agire sociale dotato di senso, e di senso devono essere permeate tutte le azioni che avvicinano il brand alle persone che, alla luce dei fatti, sono “nuovi” consumatori. Uno dei testi che ho trovato più ficcante nel descrivere il consumatore è quello di Bauman, che in proposito parla di modernità liquida. La “fluidità” rappresenta per Bauman la principale metafora dell’attuale fase della società: i liquidi, infatti, non conservano mai a lungo la propria forma e sono sempre inclini a cambiarla; si muovono, viaggiano con estrema facilità e leggerezza. Ho praticato per circa 18 anni arti marziali, e il concetto di “fluidità” mi è stato trasmesso fin dall’adolescenza: nella lotta corpo a corpo funziona da dio! Quando sei in combattimento, sul tatami, l’approccio della fluidità è quello vincente: pensando in modo fluido, acisci in modo fluido: destrutturi il sistema, infrangi il tradizionale ordinamento sistemico delle contrapposizioni (il più forte verso il più debole). Nel mercato di oggi, ci si deve comportare nella stessa maniera: cambiando gli scenari si impone un totale ripensamento delle vecchie nozioni di spazio, tempo, comunità, e individualità. Tutto ciò incide nell’interpretazione del consumo delinenando un nuovo scenario fatto di dematerializzazione degli oggetti di consumo (il valore del legame), di polisensorialità (prevalenza dell’intangibilità), di nuove forme di socialità (il prodotto come elemento simbolico per rafforzare i legami sociali). Nel percorso esperienziale di consumo il punto di vendita assume un ruolo decisivo: è il luogo dove possono essere confermate le istanze di engagement piuttosto che distrutte. I negozi non solo posti dove vengono messi a disposizione del pubblico dei prodotti, ma luoghi estetizzati, potenzialmente ricchi di contenuti e spunti comunicativi. Nella nuova dimensione del consumo, i punti vendita vanno reinterpretati e declinati verso la via della “spettacolarizzazione”, (un esempio sui vari post che ho pubblicato su Republic+Queen) ovvero la capacità coinvolgere empaticamente il consumatore e diventare, quindi, elementi coerenti nella costruzione del “Senso” [come cito spesso] tra brand e persone con le quali si decide di entrare in relazione (non solo consumatori). E’ un salto quantinco importante, complesso e per certi versi doloroso: ad oggi – personalmente – combatto quotidianamente su questi fronti. La maggiore difficoltà? L’inadeguatezza culturale degli interlocutori e la non volontà di rimettersi in discussione. Il mercato è fluido: se non lo sono anche le menti dei manager, allora c’è poco da fare.

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Date: Friday, 08 Jun 2012 12:34

Il termine “connettività” al giorno d’oggi assume un significato molto più ampio del “mettere in contatto”. Web, Social ed App stanno definendo un nuovo spazio dimensionale dove le persone ed i brand si muovono per condividere informazioni, collaborare, presentarsi e quant’altro. Avere a disposizione un sistema WSA (Web Social App), acronimo inventato in questo momento J, non garantisce, però, il “successo” nel contatto, soprattutto se parliamo di brand. Oggi non esiste brand che abbia un sito o un blog (Web), che non abbia un profilo su Facebook o utilizzi 4quare (Social) e non abbia sviluppato una propria App (App[unto]). Fin qui facile. Quello che è più difficoltoso è “far parlare” queste realtà tra loro in modo coerente. La sfida che dovrà essere affrontata nel prossimo futuro, è la stabilizzazione di un “sistema nervoso digitale” che assicuri un flusso coerente di informazioni tra i diversi touch point che un brand decide di mettere in campo per avviare una relazione. Flusso di informazioni che rappresenta la linfa vitale per un brand che non deve mai dare per scontata la propria posizione di mercato, ma rimetterla continuamente in discussione. La vitalità del flusso di informazioni all’interno di un sistema nervoso digitale stabilizzato, permette di reagire rapidamente agli stimoli che si ricevono dal mercato (quindi dalle persone), ma la reazione non avviene a caso: è mirata in quanto “figlia” delle informazioni più importanti. Il sistema nervoso digitale stabilizzato esclude, infatti, le info superflue permettendo di agire in modo lineare ed efficiente con un approccio just in time o, come lo chiamo io, di WnRM.

Il cambio di paradigma, oggi, diventa quindi un fattore essenziale per la sopravvivenza dei brand che operano in situazoni di ipercompetitività. Chi per primo accetterà la sfida, avrà un vantaggio competitivo duraturo.

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Date: Thursday, 07 Jun 2012 08:58

Frase molto bella, ma difficile da mettere in campo. La difficoltà sta nel cambiamento di paradigma strutturale che questo cambio di rotta ha nel suo DNA. Ultimamente noto che tale concetto viene “urlato” o comunque dichiarato da vari manager, ma ahimè poco praticato. Della serie “tra dire e il fare …”. Cerchiamo di capire quali siano gli stilemi che è necessario “tatuare” nell’agire di un brand di modo che si possa traguardare questo cambio di rotta.

  • Non siamo mai lo stesso target: non siamo mai le stesse persone ma assumiamo personalità differenti a seconda del luogo e del momento che stiamo vivendo. Estremizzando: il target non è mai uno solo.
  • Le persone che formano un mercato potenziale non sono un bersaglio, ma persone con le quali interagire. Se non siamo mai lo stesso target e se il target non è mai uno solo, allora è facile comprendere che la società è costituita da varie “Tribù”, persone che :
    • Condividono determinati Valori
    • Possono utilizzare un definito Lessico, slang per comunicare
    • Realizzano Pratiche per “confermare” la propria identità
    • Si distinguono per stile (es. utilizzando determinati abiti)
    • Possono frequentare/accendere/creare spazi aggregativi per fisicizzare e rendere comuni le loro passioni

 Assumere un atteggiamento di ascolto attivo è quindi fondamentale per individuare gli insight culturali della tribe di riferimento e l’individuazione degli stilemi tipici. La trasformazione difficile che è necessaria affrontare non è rivolgersi ad un gruppo, ma rivogersi ad un gruppo secondo le aspettative di quel gruppo. E’ un passaggio un po’ diverso. Assecondare le aspettative trasforma, però, gli insight commerciali cui siamo abituati: certamente ci troveremo davanti a realtà nelle quali gli aspetti riferiti al consumo non hanno tanto a che fare con un brand specifico, quanto con l’esperienza che viene vissuta attraverso il consumo stesso. Alla luce di tutto ciò, serve la capacità di ascoltare e interagire con le persone, creando cultura e stimoli nuovi; posizionandosi nel mercato come interlocutori, punti di riferimento e non semplici ed anonimi players. Ci riusciremo?

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Date: Thursday, 31 May 2012 13:53

Una musica può fare cantare lililli o lalalla … così canta Max Gazzè  ma a ben pensare, una musica cosa può fare? Il testo di Max Gazzè offre spunti interessanti:

Cambiare … Salvarti sull’orlo del precipizio…. far dormire i bambini di giorno….svegliare i bambini di notte.

Una musica può aiutare a gestire la propria solitudine: basta farsi solo da mangiare; una musica può farti inamorare …. una musica può farti parlare: e lo fa eccome.  Lo scorso 14 maggio scrivevo, appunto, alcune riflessioni sulla musica nel quale la inquadravo come elemento universale e come, nel suo essere universale, avesse in sè le caretteristiche di duttilità e malleabilità. Attraverso la musica le persone costruiscono il loro mondo, lo abitano e lo interpretano. E’ questa la forza della Musica. Questa sua “liquidità” la possiamo esprimere anche grazie a Music Live un contest messo in campo da TIM ed MTV che permette a tutti gli amanti della musica – indipendentemenete dal genere che ognuno di noi predilige – di creare la propria play list ed andare in hit parade. La modalità è semplice: andare sul sito, registrarsi gratuitamente e segure il proprio istinto di DJ e cercare di portarsi a casa un bel pò di premi (cuffie targate MTV piuttosto che viaggi nelle capitali europee alla scoperta delle hub musicali più cool del momento). Per la musica agisco “di pancia”: cerco quel get feeling che mi prenda … e voi?

 

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Date: Thursday, 10 May 2012 18:37

E’ trascorso un anno da quando vi ho parlato di Ben&Jerry’s. Torno oggi, dopo il successo dell’anno scorso, a riproporvi la seconda edizione dell’iniziativa “Ben & Jerry’s for Good Ideas”, indirizzata a tutte le imprese sociali o con finalità sociali, impegnandosi concretamente a finanziare 25 Good Ideascon una donazione di 2.000 euro.

Le associazioni possono autocandidarsi direttamente direttamente presso questo indirizzo , essere indicate dagli utenti, e presentarsi o farsi segnalare attraverso la realizzazione di un video, anche molto breve, nel quale descrivono ciò che fanno e perché partecipano all’iniziativa Good Ideas. Il video potrebbe essere un mezzo più efficace e di impatto emozionale per farsi conoscere dagli utenti e per farsi supportare.

Anche in questa edizione si ha la possibilità di incontrare Ben&Jerry’s intercettando lo Scoop Tour: come già avvenuto lo scorso anno, lo Scoop Tour porterà un furgoncino carico di gelati e altre sorprese nelle principali piazze italiane da lunedì 7 maggio a domenica 17 giugno. Attraverso questa applicazione http://www.facebook.com/benjerryitalia/app_247820545298362, cliccando sulla nuvoletta “Scoop Tour 2012”, potrete trovare tutti i luoghi che toccherà e potrai scegliere la data a te più comoda per partecipare. Ma c’è anche una novità mooolto “golosa”: puoi chiedere che il furgoncino arrivi in un luogo a tua scelta, se non è già tra quelli indicati. Per farlo, basterà cliccare sulla città e segnalare la tua preferenza su “Decidi”. Comunque io sarò presente il 17 giugno a Fregene dove si terrà la mega festa che concluderà lo Scoop Tour!

Io la scorsa edizione “ci avevo messo la faccia”: i loro gelato sono buonissimi!!!!

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Date: Monday, 09 Apr 2012 19:40

 Social CRM ed approccio Open innovation sono strettamente legati. Come ho avuto modo di condividere nei mei due webinar in Ninjacademy sui temi di cui sopra, la tipologia di relazione tra il brand e l’environment sta cambiando. La co-partecipazione si declina nelle 4 componenti PROCESSUALE – ETICA ESISTENZIALE – E DEL LEGAME SOCIALE, tutte e 4 sono accomunate dall’unico obiettivo per il brand: quello di creare VALORE. E non necessariamente il VALORE ricercato è economico e, quindi, di breve periodo. Se Osservando il grafico che accompagna il post, proviamo ad ipotizzare in che modo una relationship possa essere avviata: il valore è quello che vogliamo realizzare, attraverso una USER EXPERIENCE. Ma la prima domnada a cui dobbiamo dare una risposta è: chi vogliamo coinvolgere in questo processo di co-partecipazione?

1)Per i clienti e fornitori, una user experience positiva è una situazione win-win

2)Vogliamo realizzare valore attraverso l’esperienza degli utenti positiva

3)Se l’esperienza dell’utente è una serie di fasi, dobbiamo concentrarci sulla positività in reperibilità, accessibilità, opportunità, usabilità, la credibilità e l’utilità

Numerosi fattori contribuiscono alle fasi di user experience, il modello a lato mostra 30 fattori. Se questo è l’environment perseguibile, vediamo come la “partecipazione” deve necessariamente entrare a far parte della supply chain: della catena del valore. In questo modo il Brand entrerà in contatto a diverso titolo, con pubblici diversi, ad ognuno dei quali il Brand offrirà “valore” in forma e modi differenti. Ma la realtà è ben lontana dall’avviare un percorso di questo tipo, come emerge dall’ultimo rapporto della IDG Reserch targato Aprile 2012 (rif.). Un solo dato: solo il 7% degli intervistati hanno dichiarato di utilizzare la relationship in ottica di Social CRM per interagire con i propri partner all’interno della supply chain. Occasioni mancate soprattutto in termini di incremento della produttività (+11,8% per chi struttura una relationship fondata sul Social CRM con un approccio di Open innovation).

Il motivo di una tale “chiusura” sta fondamentalmente nel non vedere benefici immediati (per il 26% degli intervistati). Il fattore Tempo, come affermo, non viene tenuto in conto o, meglio, nel giusto conto. Non vengono considerati tutto i vantaggi di tipo non finanziario che ne derivano. Viceversa, chi decide di percorrere e costruire una relazione di tipo duraturo e costruttivo, riesce a toccare con mano fin da subito i vantaggi: il 62% degli intervistai che realizza un percorso di Social CRM, si posiziona stabilmente sopra i trend di mercato; il 42% degli intervistati utilizza la relationship per orientare le proprie decisioni e per avviare dialoghi costruttivi con esperti di settore che altrimenti sarebbero molto costosi. Vero è che c’è tanto da fare. Le migliori case histories le ricaviamo, però, dalle PMI: una per tutte la realtà Lana d’Abruzzo.

 

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Date: Wednesday, 04 Apr 2012 05:35

Inizio ad avere bisogno di ferie. E’ vero. Non posso negarlo. Già da novembre mia moglie mi pone la stessa domanda: “dove andremo in vacanza?”. Nell’attesa di trovare una risposta che accontenti tutti, ci pensa Algida ad anticipare e risvegliare la voglia di vacanze e lo ha fatto nel centro commerciale “Porta di Roma” lo scorso 22 marzo.

dove ha realizzato un ambient molto simpatico: un nutrito gruppo di persone si è messa in costume ed ha iniziato a giocare e ballare proprio come se fosse in riva al mare. Il centro commerciale si è, così, trasformato, tra gli occhi increduli dei passanti, in una grande spiaggia popolata da famiglie con ombrelloni e lettini, ragazzi che giocano a pallone, business man in muta da sub, ragazze in bikini e persino un surfista che prende le onde della scala mobile con la sua tavola longboard. Se volete assaporare un anticipo di stagione, potete andare anche sulla  pagina Facebook di Algida e giocare con una divertente applicazione attraverso cui condividere foto e immagini legate all’estate, all’allegria e all’amicizia. Domanda: Algida in che modo seguirà le conversazioni? Unilever mi farai sapere?

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Date: Tuesday, 03 Apr 2012 20:43

Ogni giorno, i consumatori condividono le loro opinioni ed esperienze con altri consumatori riguardi prodotti e brand. I brand più intelligenti rivelano queste conversazioni e le utilizzano “per saperne di più”: di più su cosa pensano i consumatori dei loro prodotti, ciò che è importante per loro e orientano il modo in cui vogliono interagire. Interessanti sono i dati che riporta la ricerca condotta da Bazaarvoive che ha esaminato più di 6 milioni di argomenti posti sia da acquirenti di classici in-store che da acquirenti di store online. Lo studio rileva come il 12% delle conversazioni vertono sui prodotti che i brand realizzano, ma il fatto interessante è che queste conversazioni sono positive laddove esiste una stretta correlazione con l’experience che il brand permette di vivere  anche non strettamente legata allo usage del prodotto. Lo studio rileva una grande proattività delle persone a fornire suggerimenti ed indicazioni utili al miglioramento del prodotto: il 37% delle indicazioni verte in questa direzione, mentre solo il 14% delle indicazioni è classificabile all’interno dei “problemi” da risolvere. Un aspetto curioso, ma significativo del potere di influenza che il passaparola ha, è rilevato dal fatto che, analizzando il ranking di positività sul prodotto, i pareri ed i suggerimenti che passano attraverso Facebook hanno un  indice di positività maggiore del 5% rispetto alla informazione non transitata attraverso il noto social network. Non solo: analizzando gli acquisti effettuati su “raccomandazioni” 1 acquirente su 4 effettua acquisti passando attraverso Facebook: i commenti che hanno reso i lettori più interessati a saperne di più su un determinato prodotto erano quelli che specificano i motivi per cui il prodotto è stato scelto (43%). Ancora una volta vediamo come il mantenimento dei flussi di cassa nel tempo passa attraverso l’ascolto proattivo ed un radicale mutamento delle “tecniche di ascolto” che il brand realizza. Non solo: le percentuali su indicate, avvalorano quanto condividevo nel mio webinar sul Social CRM tenuto su Ninjacademy, l’importanza di realizzare un team interfunzionale di ascolto che sappia tradurre opertivamente le suggestions che la nuova relazione cosiddetta “duepuntozero” porta con se. Alla prossima analisi! Stay tuned!

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Date: Thursday, 29 Mar 2012 11:47

L’impegno costante e coerente negli ambito sociali, porta buoni frutti. Questo è quanto è possibile sintetizzare da una analisi effettuata dalla PulsePoint group. (nel link la ricerca. Rif.)

L’analisi prende in considerazione l’impatto che i social media stanno avendo su una serie di fattori tra cui: l’efficacia delle vendite, i margini operativi, la crescita dei ricavi e l’innovazione di prodotto. Le imprese che si muovono in modo coerente negli spazi sociali, hanno registrato una influenza del 7,7% su queste aree, rispetto al 3,9% per le imprese con un approccio limitato al mondo social, e al 1,9% tra le imprese con la più bassa presenza. L’analisi ha evidenziato come le imprese maggiormente impegnate sui social, sono quelle che mantengono vive le conversazioni con i propri clienti, a beneficio di entrambe le parti. La coerenza e l’impegno nella relationship, ha benefici tangibili. Lo studio rileva  che il beneficio maggiormente ricevuto è un miglioramento delle soluzioni di marketing con una conseguente efficacia delle vendite: beneficio citato dal 84% degli intervistati. Seguono: incremento di share di mercato (81%), miglioramento del prodotto / servizio di qualità (68%), miglior collaborazione con i partner (65 %), e una migliore velocità di risposta al mercato / innovazione (65%). Un dato importante è il dato sull’abbattimento dei costi: solo il 37% degli intervistati lo ha citato, a conferma che negli ambito sociali non ci si improvvisa ma, come dicevo nel mio seminiario sul social CRM, la relazione va strutturata e sulla relazione vanno coinvolte definite funzioni aziendali. Quello che è diventato un tema ricorrente nello spazio sociale, ed è la vera sfida, è l’incapacità di dimostrare il ROI. E’ questo l’aspetto che preme al 45% degli intervistati, seguito da una strategia chiara per il cambiamento (32%).

Un bell’argomento, che dire. L’aspetto del ROI l’ho più volte trattato: il mio pensiero potete trovarlo leggendo il pay per tweet nella sidebar a lato. Attendo vostri commenti … stay tuned!

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