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Date: Thursday, 03 Apr 2014 19:13

logo3_1Scozia, Catalogna, Fiandre, Veneto, Sardegna, Crimea. Li unisce una volontà comune al cambiamento, all’autodeterminazione. Ognuna di queste regioni quest’anno ha avuto o avrà la possibilità di diventare indipendente dal paese che in passato l’ha invasa. Non è così spesso che assistiamo a così tanti eventi di importanza planetaria. Scozia e Catalogna si apprestano al referendum per l’indipendenza quest’anno, in Veneto abbiamo avuto un referendum online, che seppure non ufficiale sta creando grossa paura alle istituzioni italiane – vedi l’arresto farsa ad orologeria di quattro gatti indipendentisti, in Crimea c’è stato un referendum per chiedere l’annessione alla Federazione Russa (e a breve capiterà alla Transnistria). E in Sardegna? Nonostante alle elezioni regionali appena concluse i partiti indipendentisti pur divisi in mille sigle abbiano raggiunto per la prima volta dopo anni numeri a due cifre, un indipendentismo moderno fatica veramente a decollare. Legati spesso a logiche ottocentesche di appartenenza etnico-linguistica ormai obsolete la maggior parte dei partiti si è chiusa a riccio senza proporre nulla di veramente rivoluzionario. Ed è proprio per questo motivo che l’idea di annettere la Sardegna come il 27esimo cantone della Confederazione Svizzera portata avanti da Andrea Caruso arriva la momento giusto come una ventata diriflessioni_0 aria fresca. Per chi come me non crede che la mentalita’ sarda sia in grado di affrontare la modernità, diversità e velocità del mondo moderno sapere che la Sardegna possa essere integrata in uno dei sistemi confederati di maggior successo dell’età moderna mi fa sperare per il meglio. Più volte ho parlato di cantonizzazione della Sardegna (un sistema che sarebbe perfetto per la natura frammentata dell’isola) ma non avevo mai pensato alla Sardegna come un cantone facente parte di una realtà piu’ ampia. E’ come quando qualcuno riesce a farti vedere un aspetto da un altro punto di vista a cui non avevi mai pensato prima. Sembra uno scherzo e la gente si mette a ridere quando se ne parla ma l’annessione alla Svizzera sarebbe la salvezza per l’isola. D’altronde quella dell’annessione alla Svizzera è sempre stato sogno anche di altre realtà indipendentiste come in Lombardia.

Quali ragioni possono addurre i contrari alla proposta? Distanza geografica? Pochi sanno che la Sardegna è più vicina all’Africa che all’Italia e la Svizzera sarebbe più vicina di Trieste per dire. Lingua? Intendete l’italiano che è stato imposto negli ultimi 150 anni? Nessun problema, l’italiano è una delle lingue ufficiali della Confederazione Elvetica. Storia comune? A parte per gli ultimi 150 anni la Sardegna ha avuto più storia in comune con la Spagna. Insomma stupidaggini senza senso. I vantaggi per la Sardegna sarebbero enormi, molti più di quelli dell’indipendenza totale: basso carico fiscale, libertà di decisione su tantissimi punti nodali del cantone, investimenti di ricche multinazionali svizzere, adozione del franco svizzero, integrazione all’interno di una confederazione di altri popoli con differenti culture e lingue. Allo stesso tempo per la Svizzera si tratterebbe di avere una gallina dalle uova d’oro: accesso al mare, aumentare il proprio territorio di quasi il doppio, la popolazione crescerebbe di 1.6 milioni di abitanti, ricchezze naturalistiche e minerarie, vacanze a basso costo ecc. La minoranza italiana diventerebbe meglio rappresentata anche se il sardo potrebbe essere inserito come lingua ufficiale insieme alle altre 4 lingue ufficiali (francese, italiano, tedesco e romancio) e, perché no, pure il catalano di Alghero. Le possibilità per la Svizzera e la Sardegna sono infinite e sono lì, pronte per essere prese a braccia aperte. Questa non è quindi una goliardata ma una seria proposta dai contenuti molto ragionati e di buon senso. Vi invito quindi a firmare la petizione online del sito Cantonmarittimo.com, seguire l’iniziativa su Facebook e su Twitter.


Author: "fabristol" Tags: "sardità, cantone marittimo, indipendenz..."
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Date: Sunday, 23 Mar 2014 18:19

Niente. Assolutamente niente.

Se si ha la possibilità di scrivere la storia ovviamente. Eccoci qua: un’altra cosa per cui sono contro corrente (ma non perché sia bastian contrario, intendiamoci): la crisi di Crimea. Come ho scritto da altre parti è da un po’ di tempo che a Obama gli pizzica il culo perché non sa dove mandare le prossime truppe nel mondo e mettere le prossime sanzioni. Dopo la batosta sulla Siria e la retromarcia con l’Iran se la prende con la Russia. Organizza un colpo di stato a Kiev e mette all’angolo Putin. Putin si trova spaesato, pensava che la campagna mediatica sui gay alle Olimpiadi fosse solo una trovata degli americani per farsi belli e puri – loro che trattano bene i gay ma torturano migliaia di persone a Guantanamo e bombardano funerali e matrimoni coi droni- e invece dietro c’era l’invasione dell’Est Europa. Non ho simpatia per Putin di certo, e in passato si è macchiato di crimini orribili ma affianco ad Obama Putin sembra davvero un angioletto. Non andrò nei dettagli sulle mie convinzioni libertarie e su come per me un referendum democratico valga meno di zero sul piano etico ma…. se dobbiamo giocare nel mondo del Risiko reale degli Stati (non di certo il mio paradiso anarchico) allora vi spiego perché Putin questa volta nonostante i suoi modi rozzi abbia ragione e Obama e Occidente abbiano torto marcio.
Forse la cosa più disgustosa è stata la presa di posizione dei giornali di regime occidentali. Non mi sorprendono i media russi partigiani ma quelli europei che in fatto di pluralità valgono come quelli russi per l’appunto. Dopo un bombardamento mediatico durato un mese che ci dipingeva i poveri ragazzi ucraini pieni di ideali e di voglia di democrazia senza farci vedere però i soldi sporchi che venivano dalle diplomazie europee e americane coinvolgendo i partiti neonazi come Svoboda, viene data in pasto ai fotografi la “reggia del tiranno”. Ebbene si: Yanukovich spendeva i soldi pubblici per i suoi porci comodi. Una cosa che gli altri premier occidentali non fanno, tutti castigati e francescani. Il problema con Yanukovich era il suo amore per il kitsch, non ci sono dubbi, ma da qui a dipingerlo come un satrapo intento a fondere oro per costruirsi la yakuzi mentre il popolo crepa di fame ce ne vuole. La reggia del tiranno e tutti suoi strumenti del piacere che vengono fotografati e ridicolizzati dal popolo: è questo che gli occidentali vogliono per giustificare un’azione di guerra. Quindi da una parte abbiamo una vasca da bagno d’oro (magari comprata legittimamente da Yanukovich, chissà) e dall’altra un colpo di stato finanziato da CIA e controspionaggio tedesco con cecchini che sparano ai poliziotti ucraini. Cosa ci fanno vedere i giornali? Solo la prima ovviamente.
Poi cosa fanno: ci fanno vedere i carri armati russi che entrano in Crimea ma si dimenticano di dirci che di truppe russe in Crimea ce n’erano già legalmente 15000 e Putin è stato molto attento a non eccedere oltre le 25000 come era sempre stato d’accordo con l’ Ucraina. Di nuovo vi fanno vedere l’avanzata dei carri propagandata come invasione quando fa parte dell’accordo bilaterale. Vi dicono che va contro le leggi internazionali quando invece è proprio un accordo bilaterale a consentirlo e non vi fanno vedere come il golpe orchestrato dagli USA in Ucraina fosse illegale. Come pure il bombardamento della Serbia (mai consentito dall’ONU) e il referendum per l’indipendenza del Kosovo. Oops! O come il bombardamento della Libia. Oops. Altra guerra illegale ma se la storia la scrivono i vincitori beh tutto a posto. Ciliegina sulla torta il referndum per la secessione che per gli europei è illegale. Chissà se quelli scozzese e catalano e veneto saranno illegali? Comunque gli europei sono dei sadomasochisti da record da primati: usati per i porci comodi di Obama ora pagheranno le conseguenze di questa nuova guerra fredda con le vendette sul gas di Putin e dovranno ripagare il debito ucraino. L’Ucraina un paese allo sfascio che l’UE dovrà ricostruire da zero. Auguri, idioti.


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Date: Thursday, 27 Feb 2014 18:51

Come dicevo già qua a Dicembre (http://fabristol.wordpress.com/2013/12/11/the-geneva-butterfly-effect/) quella che si sta combattendo è una vera e propria Guerra Fredda 2.0 su più fronti tra USA e Russia/Cina. O meglio tra USA e resto del mondo. Nella sua continua sete di conflitto perpetuo (d’altronde la Pax americana può definirsi tale solo quando tutti i paesi del mondo accetteranno la supremazia dell’Aquila) l’America ha oltrepassato quella linea tracciata da Putin per il mutuo rispetto, la Kiev-Hormuz passando per Ossezia e Damasco. Su questa linea Putin aveva chiaramente fatto capire che si giocavano gli equilibri mondiali. Noi da questa parte, voi da quella. Ma niente gli USA con l’aiuto di un fantoccio europeo sempre più accondiscendente stanno spingendo verso Est. Pochi giornali vi stanno facendo notare i fili che legano tutti gli avvenimenti. Si parla di rivoluzione, democrazia, diritti dei gay, dittatori. Sono tutte cazzate. Queste sono le classiche strategie delle democrazie occidentali per preparare l’opinione pubblica a interventi armati. Le democrazie hanno bisogno di scuse, di ragioni nobili per poter attaccare frontalmente e i giornali di regime preparano il terreno. In questo senso Putin ha ragione a parlare di propaganda occidentale in Russia. Basta vedere il caso dei diritti gay per le olimpiadi di Sochi. La comunità LGBT usata, sfruttata senza ritegno dagli USa per i loro sporchi disegni geopolitici. A nessuno importa un cazzo dei gay russi, in molti paesi arabi alleati degli USa li impiccano per dire. Ma quelli non fanno scandalo. Fanno scandalo solo alla vigilia del colpo di stato in Ucraina così che i giornali progressisti potranno dire che “abbiamo attaccato gli interessi della Russia perché maltrattava i gay”. Nessuno vi ha detto che mentre Putin era distratto da Sochi la Merkel sborsava 600 milioni all’opposizione ucraina, quella che assaltava i palazzi del potere con l’aiuto di unità parafasciste. E che dagli USA arrivavano centinaia di milioni di dollari per lo stesso motivo. Buttare giù un presidente regolarmente eletto ma che purtroppo era filorusso. La forza della rivoluzione, i poveri giovani trucidati dal dittatore! Peccato che le rivoluzioni funzionano solo quando sono finanziate da qualcuno. Merkel e Obama hanno sulle coscienze quei morti, burattini per i loro disegni geostrategici. E così dopo più di cento anni le potenze europee tornano in Crimea per togliere dalle mani russe Sebastopoli, il più grande sbocco al Mediterraneo per la flotta russa. Una volta presa l’Ucraina rimangono solo Serbia, Montenegro, Macedonia e Moldavia. E magari ci passa pure la Transnistria. Per poi lamentarci degli immigrati dall’Est che vengono in Europa occidentale a causa dell’ampliamento dell’Unione. Ma alla Germania servono lavoratori a basso costo dall’Ucraina, quindi chi se ne frega se poi salgono al potere i partiti antieuropeisti?

A Obama non è andata giù la vittoria russa a Damasco e quindi punta alla Crimea e al Caucaso quindi. Scommetto tutto quello che volete che da ora in poi aumenteranno gli attacchi terroristici nel Caucaso, indovinate con le armi e con i finanziamenti di chi? Ma a prederci sarà anche la vecchia e stupida Europa perché una volta svegliato l’orso russo, il gas il prossimo inverno ve lo scordate. Pax Americana certo, ma a spese di tutti gli altri.


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Date: Tuesday, 25 Feb 2014 20:42

Sono in viaggio per l’Italia da qualche giorno e il nuovo governo Renzi è sulla bocca di tutti  quelli che incontro. Ma, con grande mia sorpresa, non nel modo in cui mi aspettavo. Pensavo di trovare italiani stufi del solito governo delle promesse mai mantenute, gente arrabbiata per il fatto che un governo sia stato loro imposto senza andare al voto. E invece tutti quelli con cui ho parlato parlavano di Renzi come una sorta di salvatore della patria, un uomo della provvidenza, con frasi del tipo “speriamo che questa volta vada bene” oppure “aspettiamo e vediamo come va”. Perfino da chi di sinistra non è e perfino da chi non ha votato PD a suo tempo. Alla radio ho sentito una celebrazione di Napolitano come l’unica ancora di salvezza che ancora tiene in piedi l’Italia. Ho avuto i brividi, letteralmente. Gli italiani sarebbero capaci di accettare chiunque gli fosse imposto come già accadde con Mussolini. E all’epoca ci fu sempre un re che accettò e impose un uomo salvatore della patria. Ieri come oggi il re ha un altro nome, ma sempre di monarca si tratta. E sempre di un uomo imposto dall’alto si tratta. E della passiva accettazione della popolazione si tratta di nuovo, come sempre. Il problema non è la strabiliante somiglianza tra i due eventi ma che questo possa accadere di nuovo in futuro con altri protagonisti ben più pericolosi (un Grillo per esempio). Insomma un precedente che possa essere utilizzato come escamotage dalla casta per perpetuare se stessa ad libitum. Quello di Monti fu un colpo di stato orchestrato dalle potenze europee in combutta con Napolitano, quello di Letta una emergenza dettata da questioni di equilibri di poteri interni al parlamento ma quella di Renzi non sta né in cielo né in terra per il modus operandi e per la totale sottomissione di media e cittadini. Renzi non è il problema, né la casta che cerca di sopravvivere: i problemi sono due, Napolitano che in barba ai limiti della sua carica si atteggia a vero e proprio monarca e i cittadini che accettano il tutto come se fosse la cosa più normale. E ve lo dice uno che nella democrazia non ci crede proprio per niente: tutto questo non è normale.


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Date: Wednesday, 19 Feb 2014 18:50

indexNell’ultimo periodo credo di aver cambiato molte delle mie convinzioni. Una di queste è sulla necessità dei governi di finanziare la ricerca scientifica. Ovviamente questo è un argomento che mi tocca da vicino: emigrato all’estero per fare ricerca dal lontano 2006 faccio parte di quelle migliaia di ragazzi che vengono collettivamente chiamati “cervelli in fuga”. Non mi piace cervelli in fuga e nemmeno rientro dei cervelli. Siamo quasi tutti di intelligenza media, chi più chi meno e la ricerca è solo una delle tante motivazioni per cui siamo andati all’estero. E la ricerca scientifica è un lavoro come un altro, infatti non ho mai sentito dire che gli operai che lavorano all’estero sono braccia in fuga. Siamo semplicemente lavoratori come tutti gli altri che vanno dove c’è il mercato per la nostra professione. Alla stregua di tutti gli altri lavoratori che si occupano di lavori che non hanno bisogno di essere localizzati ma anzi sono incentivati all’internazionalizzazione compresi calciatori, modelle etc. (palloni in fuga e gambe in fuga?). Ah, i nostri ragazzi sono costretti ad andare all’estero! Non sono costretti, sono loro che hanno scelto una occupazione che non ha mercato in Italia e quindi devono spostarsi dove il mercato c’è. E’ come se in Groenlandia tutti si laureassero in viticoltura e l’opinione pubblica e i governi che si lamentano che i ragazzi sono costretti ad emigrare nel Meditterraneo.

Quello che voglio dire è che la ricerca scientifica è un lavoro che non può essere creato dal nulla in mezzo al deserto e che consiste in una certa mobilità. Non ho mai sentito nessun governo proporre di incentivare la coltivazione della palma da cocco nel Trentino perché altrimenti i coltivatori devono andarsene nell’Oceano Indiano a coltivarla. Né un governo britannico spendere il 10% del suo PIL per coltivare la vite nelle Highlands scozzesi perché altrimenti i viticoltori scozzesi devono espatriare in Italia. Sembrerò un po’ cinico e questi esempi potrebbero sembrare fuori luogo ma ci sono popoli, culture e paesi che non sono fatte per certe cose: geografia, storia, cultura, religione, tradizione, infrastrutture creano differenza tra paese e paese e solo uno stupido potrebbe considerare di spendere miliardi per coltivare la vite con successo in Scozia o in Groenlandia. Così l’Italia per tradizione, storia, religione ecc. non è fatta per la scienza. Gli italiani e la scienza hanno sempre avuto un pessimo rapporto e quei pochi che hanno proseguito la ricerca accademica ad alti livelli lo hanno fatto nei paesi in cui la scienza è considerata come una parte fondamentale della cultura (dove la vite può crescere). Spendere milioni di euro per un centro di ricerca in Molise o nelle montagne del Gennargentu può inorgoglire i pastori locali ma non servirà a niente se la mentalità di quel centro è antiscienza, se il governo regionale è antiscienza, se il vescovo o gli ambientalisti/animalisti di turno sono contro quel specifico tipo di ricerca, se i ricercatori non hanno le basi di scienza. Quel centro diventa una cattedrale nel deserto, un vigneto in Scozia che non produrrà nulla.

Perché i governi devono investire in scienza? Perché devono competere tra di loro con condizioni di partenza (substrati) spesso ineguali? Non vi pare un retaggio del secolo scorso e della guerra fredda questo? La famosa autarchia per cui uno stato deve eccellere in tutto per poter sconfiggere tutti gli altri in una partita infinita di Risiko?

Se la scienza è internazionale e non conosce confini qual è il motivo per cui dobbiamo farla sotto casa nostra? I frutti della ricerca a Londra arrivano da noi comunque sotto forma di prodotti o strumenti o applicazioni.

Le ricadute commerciali direte voi. Sì ma che senso hanno le ricadute commerciali, i brevetti e tutti questi premi quando il mercato è globalizzato e internazionale tanto quanto la scienza? Che senso quando la manifattura è in Cina o India? L’industria manifatturiera o farmaceutica italiana non esiste più perché è delocalizzata in altri paesi, si fonda sull’internazionalizzazione dei propri dipendenti e strutture. Il prodotto della ricerca coreana arriva nelle nostre case con Samsung, LG e Hyundai anche senza che alcun centro di ricerca italiano abbia fatto qualche scoperta che ha portato a quel prodotto. Non siamo più nel pieno della guerra mondiale quando le potenze tenevano le loro ricerche segrete per poi utilizzarle per il dominio globale. Il contesto del 2014 è completamente diverso. Ciò non significa che l’Italia non debba investire in ricerca ma di certo non all’interno del suo territorio. Per esempio collaborando a progetti internazionali come il CERN, ESA, Horizon 2020 ecc. Che senso ha costruire un sincrotrone per paese quando ci si può mettere d’accordo e collaborare per avere un risultato più veloce e migliore? Oppure perché non specializzarsi nella ricerca in uno specifico settore invece di disseminare il continente di migliaia di laboratori tutti uguali (che studiano la stessa cosa) ma con fondi ridicoli?

E non significa neppure che l’Italia debba fare solo cibo, design e calcio (odio questi stereotipi). Esistono sicuramente milioni di altre specialità in cui l’Italia potrebbe eccellere ma non si può di certo imporlo dall’alto costruendo cattedrali nel deserto. Chi vuole fare ricerca scientifica di qualità può spostarsi dove la fanno così come chi in Scozia vuol fare il viticoltore può spostarsi più a sud, chi vuole giocare a cricket può andare in India, chi vuole fare la supermodella può andare a New York ecc.

L’Italia non è un paese per la Scienza. Ma capisco che tutto ciò che ho scritto qui sopra sia pura eresia per chi ancora considera le nazioni dei tabù intoccabili, i confini sacri e la globalizzazione una maledizione. Commenti?


Author: "fabristol" Tags: "Uncategorized"
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Date: Thursday, 13 Feb 2014 06:50

Dopo quasi un decennio all’estero (ebbene sì questo settembre segnerà i 9 anni della mia permanenza all’estero) posso con sicurezza elencare i dieci più comuni errori che gli italiani fanno quando tentano di parlare l’inglese. Se siete appena arrivati su questo blog e non conoscete questa rubrica qui ci sono le altre puntate: http://fabristol.wordpress.com/category/quello-che-non-vi-hanno-mai-insegnato-al-corso-dinglese/

Enjoy!

1) Excuse me/sorry: se una persona cerca di attrarre l’attenzione di un’altra dicendo “Sorry!” state tranquilli che si tratta di un italiano. Giusto l’altro giorno in aereo una ragazza cercava di chiamare l’hostess urlando sorry, sorry, sorry ma è bastato l’aiuto di un inglese con un “excuse me lady, this girl would like to talk to you.” per farla girare. L’italiana era infuriata perché pensava che l’hostess la stesse ignorando ma in realtà quello che stava urlando era “mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace” verso una persona con cui non aveva avuto alcun contatto. Infatti excuse me si usa per attirare l’attenzione e chiedere permesso mentre sorry si usa principalmente per chiedere perdono, scusa. In italiano questa differenza è irrilevante perché usiamo il verbo scusare per indicare due azioni diverse. Per evitare di fare questo errore che agli italiani viene naturale pensate in questi termini: quando siete in strada e volete superare un gruppo di persone e dovete passare in mezzo dite “excuse me”, quando invece pestate un piede a qualcuno dite “sorry”. Excuse me viene prima di un contatto, sorry dopo che il contatto è avvenuto. Se pensate in questi termini sarà più facile ricordarsi della differenza.

2) Per anni ho risposto al telefono dicendo Hello I’m Fabrizio anche con persone che sento tutti i giorni. Un giorno un mio collega mi fa: “Fabrizio ogni volta che rispondi mi dici che ti chiami Fabrizio, ma lo so benissimo!”. Da quel giorno ho capito che esiste una grande, immensa differenza tra I’m X e it’s X al telefono! In italiano siamo abituati a dire Pronto sono X quindi istintivamente in inglese ci viene da dire I’m X. Ma in inglese significa letteralmente “Pronto mi chiamo X.”. Quello che si dovrebbe dire è Hello it’s X, che letteralmente significa Pronto è X che parla. Questa la definisco una ottima figura di merda, di quelle che ti rimarranno per tutta la vita. Ricordatevi le figure di merda sono il pane quotidiano per un buon apprendimento: pane e merda, così s’impara l’inglese all’estero. Se non fate figuracce non state imparando.

3) Eventually: eventually non significa eventualmente. Mettiamocelo in testa. Eventually è un false friend e significa infine o alla fine (a volte può essere utilizzato in un contesto in cui si vorrebbe dire prima o poi). Eventualmente si dice in case o possibly. Non cadete nel tranello.

4) Before/earlier: altra figura di merda memorabile in Svezia grazie ad un amico belga (che quel giorno ho odiato ma poi ho ringraziato). In italiano per indicare un avvenimento antecedente a qualcosa utilizziamo “prima”. Ma “prima” viene anche utilizzato per indicare un avvenimento avvenuto nel passato senza specificare “prima” di qualcosa. Nelle altre lingue e specialmente in inglese queste due differenti indicazioni di tempo sono espresse da due parole differenti: quando si vuole indicare un avvenimento antecedente a qualcos’altro si usa before, mentre per qualcosa che è avvenuto indipendentemente da un altro avvenimento earlier. In genere gli italiani usano before in qualsiasi situazione. “I did it before.” “Why didn’t you come before?” ecc. Tornando al mio amico belga un giorno mi chiede: “You italians always say that you do things before, but before what?” Ecco, per evitare di sbagliare fatevi sempre questa domanda: before what?

5) after/later: stesso problema del punto 4. Si dice “I’ll do it later” non “I’ll do it after” (a meno che non si voglia sottindere qualcosa da fare dopo qualche altra cosa). Di nuovo chiedetevi sempre come il mio amico belga: before what and after what?

6) do/make mistake: anche qui il problema risiede nell’italiano che usa lo stesso verbo per indicare più cose. L’inglese differenzia tra il verbo to do, compiere un’azione, e to make, produrre, costruire, fare qualcosa. In genere gli italiani privilegiano to do perché nella maggior parte delle volte è simile al nostro fare ma nel caso di “fare un errore” (è proprio il caso di dirlo!!) non si dice “i did a mistake”. Si dice “I made a mistake”. Gli inglesi non fanno errori, li creano.

7) hair/hairs: errore comunissimo è quello di indicare i capelli come numerabili in inglese. Gli inglesi non dicono “She has beautiful hairs”, ma “she has beautiful hair.”. Nel primo caso avete appena detto che lei ha dei bellissimi peli, quelli sì numerabili (specialmente in certe donne). E’ molto difficile mettersi in testa questa differenza ma io ho trovato un modo per ricordarmelo (no, non penso alla mia testa ormai prossima alla calvizie totale): pensate alla chioma in italiano e tutto torna. “Lei ha una bellissima chioma” si può tradurre facilmente con “She has beautiful hair”.

8) to take shower/photo: Dopo 7 mesi di full immersion di inglese (i miei primi 7 mesi all’estero) ero così entrato nella mentalità inglese che a Siena chiedo ad un gruppo di turisti “Potete prendere una foto di noi?”. Traduzione letterale di “can you take a photo of us?”. Ricordatevi che gli inglesi non “fanno” le foto (to do) ma le prendono (To take). Stessa cosa vale per la doccia che si “prende” non si “fa”. Esatto pure in inglese “to do a shower” o “to do a photo” significa fottersi una doccia o una foto. E non è bello dichiarare davanti a tutti “I need to do a shower!” (Ho bisogno di fottermi una doccia!”).

9) to be hot/cold: classico errore dell’italiano alle prime armi. In UK se si dice che si “ha freddo” (to have cold) significa che si ha un raffreddore e se si “ha caldo” (to have hot) la gente vi chiederà “You got hot what?” Significa che si ha qualcosa addosso di caldo: hot pants, hot trousers ecc. Gli inglesi “sono caldi/freddi” (to be hot/cold). Per farvelo entrare in testa pensate così: sono accaldato, sono ghiacciato e sarà più semplice tradurre I’m hot, I’m cold.

10) People: people è il plurale di person e come tale deve essere seguito da are non is. Questo è molto difficile da ricordare perché gli italiani traducono people con gente, che nonostante indichi una pluralità in italiano è singolare.

Come potete vedere la maggior parte degli errori che gli italiani fanno in inglese derivano dalle stranezze della lingua italiana (per esempio l’uso della stessa parola per indicare cose o azioni diverse). Questo è importante da tenere in mente, invece di stare sempre lì a lamentarsi di quanto è difficile l’inglese. Spesso il problema è la lingua nativa non quella che si sta imparando. Questi dieci punti ci insegnano anche un’altra cosa che non mi stancherò mai di ripetere (ed è anche il motivo per cui ho iniziato questa rubrica): il metodo di insegnamento dell’inglese nelle scuole italiane è mediocre, inutile e spesso controproducente. Tutti gli italiani che ho incontrato all’estero facevano e alcuni tuttora fanno questi errori. Significa che non importa da quale regione, strato sociale, generazione questi italiani siano venuti. La scuola e gli insegnanti di inglese non si sono mai premurati di dire “Ragazzi, allora stiamo molto attenti a questi tipici errori degli italiani. Ora ve li elenco.”. No, ci si è limitati infatti a far completare quelle stupide e inutili “unit” dei libri d’inglese scritti da inglesi per i corsi internazionali dei college inglesi. Un libro d’inglese per italiani dovrebbe essere scritto da italiani perché solo un italiano può capire e prevenire i tranelli dell’apprendimento dell’inglese su cui i madrelingua italiani possono cadere.


Author: "fabristol" Tags: "affascinante guida alla lingua inglese, ..."
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Date: Tuesday, 11 Feb 2014 19:26

La parte più triste della vicenda sul referendum svizzero sulle quote all’immigrazione non è la perdita di (futuri) lavoratori per le aziende svizzere, né la perdita in termini di tasse sul lavoro, imposte locali sui servizi e quant’altro per la Svizzera. No, la cosa più triste, ma veramente triste è vedere l’indignazione di ominicchi come Maroni della Lega Nord che chiedono l’intervento del governo per proteggere “i nostri lavoratori”. I leghisti così come tutti i partiti antiimmigrazione sono contro gli immigrati solo quando si tratta degli altri. Quando invece sono quelli della propria tribù a essere discriminati si fanno i paladini del libero movimento dei lavoratori. Come possono queste persone tornare a casa e guardarsi allo specchio e non vedere delle merde travestite da uomini per me è un mistero. In Svizzera ci sono quasi mezzo milione di frontalieri, gente che si alza la mattina prestissimo per far andare avanti le aziende che fanno così ricca la Svizzera. Questo è il mantra di questi giorni dei nazionalisti nostrani. Ma la stessa cosa vale per gli immigrati che vengono in Italia o in qualsiasi altro paese del mondo. Cristo, ho pagato in UK decine di migliaia di sterline tra tasse, e imposte dirette e altrettante in indirette facendomi il culo dalla mattina alla sera mentre i miei soldi andavano a pagare decine di chav che non hanno mai lavorato in vita loro e che magari un giorno voteranno per un partito che potrebbe mandarmi via da questo paese a calci in culo. Il problema non è il razzismo, la xenofobia e quant’altro: il problema è che la gente non sa fare di conto, non ha le basi di matematica. Ogni lavoratore straniero non solo fa lavori che i locali spesso non fanno – o perché sottopagati o perché troppo specializzati – ma paga in tasse dirette e indirette una quanttà immane di denaro che manda avanti la baracca. Recentemente è stato calcolato che l’antiesodo dei rumeni degli ultimi anni varrà per le casse dello stato centinaia di milioni di euro di imposte mancate. Noi immigrati paghiamo non solo le tasse quanto e spesso più dei nativi, ma compriamo cibo, vestiti, servizi, auto e casa. Le vostre case, i vostri servizi, le vostre auto. Vi arricchiamo. E vi dirò di più non vi arricchiamo solo materialmente ma anche culturalmente perché nelle nostre interazioni quotidiane con i locali vi facciamo vedere nuovi modi di vedere il mondo, nuovi modi di affrontare una situazione e esportiamo le vostre idee, la vostra culture, la vostra lingua nelle nostre regioni di origine facendovi pubblicità e arricchendo ancora di più il vostro paese.

Se a qualcosa questo referendum svizzero servirà sarà nell’instillare qualche dubbio nelle menti dei leghisti di turno e a insegnargli che c’è sempre qualcuno più a nord di te che ti considera un immigrato indesiderato.

 


Author: "fabristol" Tags: "Uncategorized"
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Date: Wednesday, 05 Feb 2014 06:21

new002553-L2_rescaled-152536722Il più grande laboratorio del mondo, ovvero la Corea del Nord (CdN), non manca di stupirmi ogni giorno che passa. La CdN è un posto straordinario per lo studio – loro malgrado – della società umana sotto tutti i punti di vista. Per esempio non posso che rimanere affascinato dalla strada alquanto singolare che la fantascienza nordcoreana ha intrapreso dagli anni 50 fino ad adesso. L’isolamento, l’influenza dei primi autori russi, le ragioni ideologiche di stato hanno creato un genere fantascientifico unico al mondo. Purtroppo non ho accesso ai testi originali ma questo interessante articolo ne descrive le caratteristiche peculiari:

Per prima cosa la fantascienza nordcoreana è superpositivista e vede il futuro in termini di progresso tecnologico e sociale, esattamente come Asimov o i primi autori sovietici. Questo in aperto contrasto con la nostra fantascienza occidentale che negli ultimi 20 anni ha sfornato quasi esclusivamente opere postapocalittiche o con risvolti faustiani dove la tecnologia prende il sopravvento sugli uomini. Ancora più recentemente ci troviamo inondati da malvagie multinazionali che perdono il controllo di virus mortali, di organismi geneticamente modificati, di cloni, di robot ecc. L’uomo perde continuamente il controllo delle proprie creazioni e in generale si ha la sensazione che l’uomo non dovrebbe giocare con la natura. Paradossalmente proprio nel momento in cui l’uomo ha avuto finalmente per la prima volta preso il controllo della natura. In CdN invece sono rimasti agli albori della fantascienza positivista e hard Sci-Fi. In questo senso la letteratura fantascientifica nordcoreana è come una macchina del tempo che ci fa vedere un uomo che non esiste più (e ovviamente uno scrittore e un lettore che non esistono più).

Antropocentrismo. In poche parole la fantascienza nordcoreana è estremamente antropocentrica. Lo stesso Kim Jung Li afferma:

“The Juche Idea implies solving all problems by regarding man as the basic factor. In a capitalist society, everything serves money, not man; capitalists know nothing but money. But in our society man is most highly valued and everything serves man. Man is the master of everything and decides everything. Man conquers nature, and man transforms society. The Juche Idearequires that everything should be made to serve man, to serve the people.” (CW, Vol.27, p.309).

Tant’è che non c’è spazio per gli alieni – tema ubiquitario nella letteratura fantascientifica mondiale. L’uomo è solo di fronte al suo destino ma è totalmente in controllo di questo destino. Lovecraft non è mai arrivato a Pyongyang evidentemente. Motivo? Non esistono prove certe dell’esistenza di creature extraterrestri. Ma uno dei punti fondamentali della fantascienza è proprio quello di creare ipotesi sul futuro, anche quelle più improbabili. Ma allora che tipo di fantascienza ci troviamo a dover descrivere? In effetti la fantascienza nordcoreana non privilegia la scienza e il progresso come fini a se stessi ma come strumenti per descrivere valori cari alla tradizione coreana o al regime. Per esempio la ricerca scientifica è fatta da gruppi di ricerca che lavorano in gruppo e mai dal singolo scienziato-genio. Al contrario, l’individualismo così come l’ambizione personale è spesso fonte di problemi nelle trame. La cooperazione è il valore da esaltare in un contesto di tradizione didascalica tipica del confucianesimo.

Quindi la letteratura fantascientifica nordcoreana non è altro che uno strumento in mano al potere per la propaganda di regime. Sono infatti la norma gli attacchi continui ai nemici del regime come gli Stati Uniti o la Corea del Sud. Tant’è che lo stesso Kim Jong Il in un discorso del 1988 esortò i suoi sudditi a scrivere fantascienza per il regime. Questa passione di regime non deve stupire visto che esistono altri esempi di dittatori appassionati di fantascienza come Gheddafi e Saddam (che scrivevano brevi racconti di fantascienza). In un certo senso un dittatore vive in un sogno poiché proietta la sua rivoluzione verso il futuro, un futuro che egli stesso crea a suo piacimento. Son sicuro però che non abbiano mai trattato di fantascienza distopica a la 1984. Sarebbe stato infatti un altro genere, un’autobiografia.


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Date: Wednesday, 29 Jan 2014 18:30

Non so se vi siate resi conto ma il 99% delle volte che una notizia di scienza viene pubblicata sui giornali italiani è per il semplice motivo che tra gli autori c’è un italiano o un istituto italiano. Al contrario la BBC, per fare un esempio a me vicino, pubblica notizie scientifiche interessanti in base… alla scienza che ci sta dietro. Da nessuna parte vedrete titoloni con su scritto “scienziato inglese scopre X” oppure “tra gli autori della ricerca c’è anche un inglese.”. Questo modo di fare provinciale non sorprende: i giornalisti italiani non sanno un emerito cazzo di scienza e men che meno di inglese. Quindi per loro la notizia non è che è stato scoperto X o la cura per la malattia di X, ma che un italiano abbia fatto quella scoperta. Così la notizia non appartiene più alla rubrica scientifica ma a quella della cronaca di paese dove la conoscenza o l’appartenenza tribale trionfano sopra qualsiasi altra cosa (“Ah mio cugino ha pubblicato su Nature!”). Per dimostrare questo basterebbe fare alcuni esercizi mentali: ammettiamo che il ricercatore X pubblichi su Nature, la stampa italiana lo riporta con grande clamore; poi l’anno dopo il ricercatore X prende la cittadinanza inglese o francese e pubblica di nuovo su Nature. Pensate che il giornalista si metta a riportare la notizia questa volta?

Intervistatore: “Ah quindi ha pubblicato di nuovo su Nature. Complimenti!”

Ricercatore: “Grazie mille. Sono anche stato onorato del premio Miglior scienziato britannico dalla Regina.”

I: “Ma quindi… lei non è più italiano?”

R: “Sì sono diventato britannico. Ormai vivo qui da così tanti anni.”

I: “Ah capisco, quindi ora lei è inglese.” Fra sé: “E adesso che titolo ci metto a questa notizia?”

R: “Quando vuole possiamo procedere con l’intervista. Sa abbiamo scoperto delle cose veramente interessanti….”

I: fra sé “Mmm e mo’ che gli dico a questo? Ah magari posso fare una intervista sul cambio di cittadinanza, sulla fuga dei cervelli che sono costretti perfino a cambiare la cittadinanza pur di fare ricerca!”

R: “Mi scusi, ma mi sta ascoltando? Vuole che ripeta? So che sono cose complicate per i non addetti ai lavori ma…”

I: “No, no piuttosto perché non mi descrive il calvario del suo cambio di cittadinanza.”

R: “Calvario? Mi scusi ma che c’entra con la mia ricerca.”

I: “Deve essere stata una decisione difficile da prendere. Insomma lì a Londra piove sempre, il cibo fa schifo, sono freddi…”

R: “Per prima cosa sono a Birmingham. L’Inghilterra non è solo Londra come credo sappia. Continuo a non capire cosa c’entri con…”

I: “Giusto per curiosità ma lì a Londra se ne trova lavoro? C’ho mia cugina che ci vorrebbe andare ma sa, l’inglese è un po’ così così.”

R: “Ma non sono mica un’agenzia interinale io!”

I: “Ma comunque ha fatto benissimo ad andarsene. Qui va tutto male, lavoro non se ne trova. Se ne stia lì che fa bene. Comunque io non avrei cambiato cittadinanza.”

R: “Ma saranno fatti miei!”

I: “Sì va be però non è colpa nostra se il paese è così. Non c’era mica bisogno di farla così plateale questa cosa. Cosa penserebbe suo nonno…”

R: tuuuuuuuuuuuuuuu

I: “Pronto? Eh ma che maleducato! Titolo: Ricercatore italiano cambia cittadinanza per dispetto contro il suo paese.”

 

 

 

 


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Date: Sunday, 19 Jan 2014 15:28

Uno dei motivi per cui esiste questa orda antiscientifica che erroneamente distingue tra naturale-chimico, ogm-nonogm, biologico-non biologico ecc. è l’ignoranza di una nozione chimica di base: ovvero che una molecola è tale nonostante il suo processo di produzione (*). Mi spiego: quando le persone comuni pensano che la produzione di una molecola (esempio sale da cucina) possa avvenire in due modi. Naturalmente, ovvero grazie ad un processo chimico o biologico che avviene spontaneamente in natura e artificialmente, ovvero quando l’uomo produce la stessa molecola tramite un processo industriale. Per l’uomo di strada è il tipo di processo a rendere una molecola “buona” o “cattiva”. In particolare qualsiasi molecola che viene prodotta senza l’intervento umano è buona mentre tutto quello che viene prodotto dall’uomo è cattivo. Questo vale anche per gli OGM perché la gente comune ignora che gli amminoacidi sono identici e intercambiabili tra tutte le specie viventi (in genere si pensa che siano specie-specifici e che quindi acquisiscano le caratteristiche dell’organismo che li ospita).

Ora, io non mi aspetto che tutti debbano studiare chimica di base all’asilo -anche se sarebbe auspicabile- ma sicuramente l’insegnamento di questa nozione di base, ovvero che le qualità di una molecola non dipendono dal processo che la produce, dovrebbe essere insegnato fin dalla tenera età insieme a nozioni come “il fuoco fa male”, “l’acqua bagna”, “non attraversare la strada col rosso” ecc.

E per fare ciò basterebbero anche piccole cose come per esempio una serie di etichette da apporre nei supermercati nei reparti della frutta e verdura come queste:

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Se la gente si abituasse a leggere queste etichette si renderebbe conto che l’universo è -credeteci o meno! – fatto di chimica!

* lasciamo perdere le proprietà che possono cambiare come la chiralità per esempio.


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Date: Monday, 13 Jan 2014 19:56

27668475_caterina-simonsen-favore-della-animale-su-facebook-riceve-insulti-minacce-di-morte-0Vengono da qualsiasi background politico e sociale, sono divoratori dell’equivalente facebookaro delle catene di S. Antonio che una volta imperversavano nelle nostre caselle elettroniche, si nutrono di Mistero, Focus e Giacobbo, si emozionano per la foto di un gattino coccoloso e allo stesso tempo minacciano di morte chiunque sia contro di loro, mangiano bio e chilometro-zero, hanno un’opinione su tutto dalla ricerca scientifica alle teorie scientifiche nonostante non conoscano la differenza tra H2O e acqua, mandano messaggi di morte ai ricercatori mentre sono in sala d’attesa dell’ospedale dove hanno un parente ricoverato in coma farmacologico, farebbero da cavie per i metodi Di Bella e Stamina ma non vaccinano i propri figli perché “fa venire l’autismo!”, firmano una petizione contro ili consumo di carne mentre il loro gatto strofina i baffi pieni di sangue della caccia notturna sui loro pantaloni, perculano le persone religiose per le loro credenze mentre si trovano alla manifestazione sciachimista o quando sono in erboristeria a comprare prodotti omeopatici, si riempiono la bocca di parole come “naturale” e odiano tutto ciò che “è chimico”, quelli che “gli alieni sono tra noi” e “non siamo mai andati sulla Luna”, quelli che “mi ha detto mio cugino che…”, quelli che “no fracking, no nuclear, no windfarm, no carbon, no petrol” urlato dai loro iPhone prodotti con “fracking, nuclear, windfarm, carbon e soprattutto petrol”.

Se potessimo connettere tutti i deliri qui sopra vi rendereste conto che in Italia ci troviamo di fronte ad un’orda antiscientifica che sta crescendo di giorno in giorno a livelli esponenziali e non ha eguali al mondo. Questi individui, dal vostro ex-compagno di classe al macellaio, dal sindaco al poliziotto, dal professore universitario alla vostra suocera -può essere chiunque di qualsiasi appartenenza sociale – si nutrono di qualsiasi informazione senza controllare fonte e plausibilità. Fanno scelte di vita dettate dalla semplice ignoranza e guidate dal sentimento. Tutto questo potrebbe non interessarci se il loro fondamentalismo non ci toccasse ma, ahimè, sono dappertutto: dalla politica ai comitati, dalle manifestazioni per strada alle riunioni di famiglia. Ci dobbiamo fare i conti ogni giorno con quest’orda di antiscienza, antiprogresso, antilogica che, al contrario delle migliaia di anni prima in cui è sempre esistita, oggi può accedere alle leve del potere e può condizionare la vita di tutti quanti. Perfino di quelli che mandano avanti il mondo grazie alla scienza, anche per loro cosicché possano protestare fino a quando il progresso gli ha permesso di fare, ovvero oltre i 100 anni.


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Date: Sunday, 12 Jan 2014 12:03

Ho una collega che gioca ogni settimana al Lotto e costringe gli altri colleghi a mettere una quota per aumentare la possibilità di vincere. Io sono l’unico a non avere accettato per una questione di principio… scientifico. Le ho spiegato che le possibilità che possa vincere sono così basse che sarebbe più probabile scoprire di essere figlia di Elvis Presley e ereditare la sua eredità. Lei mi accusa di rovinarle i suoi sogni e faccio la parte dell’orco antipatico. Dice che ha bisogno di soldi e ogni volta sono tentato di dirle che potrebbe investire tutti quei soldi che spende in lotteria in qualcosa che potrebbe veramente fruttarle qualcosa in futuro. Ma no, lo scienziato è freddo, logico e rovina i sogni dei poveri sognatori. La cosa più assurda però è la seguente: più il jackpot è alto più lei spende. L’ultima volta che mi ha chiesto soldi perché “questa volta sono cento milioni!” le ho risposto: “cara E., le probabilità di vincita non aumentano con l’aumento del jackpot. Avresti la stessa possibilità di vincere se il jackpot fosse una sterlina.”.

Non l’ha presa molto bene quest’ultima volta ma son sicuro che tornerà a chiedere altri soldi la settimana prossima e quella seguente, e la prossima ancora and again and again and again and again and again…


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Date: Tuesday, 07 Jan 2014 19:38

E’ incredibile come i media e l’opinione pubblica facciano fatica (o finta) a connettere i fili degli eventi geopolitici di questi ultimi mesi. Gli americani mettono al potere del governo irakeno al Maliki, uno sciita esiliato durante il regime di Saddam. Motivo? L’armata Madhi di Mouqtad al Sadr, sciita burattino dell’Iran, stava mettendo a ferro e fuoco il paese. Una volta eletto Maliki al Sadr dice ai suoi adepti di fermare il massacro. Easy. Il problema però sono i sunniti che non la prendono bene e cosa fanno? Sotto l’ombrello di Al Qaeda, finanziata dai sauditi, ingaggiano una guerriglia anti-sciita.

Fin qui la storia la sanno tutti i commentatori internazionali. Ma come non si può vedere la recente presa di Falluja, a due passi da Baghdad, da parte di guerriglia sunnita come una vendetta dei sauditi? Nel contesto di cui abbiamo parlato prima, ovvero nella guerra fredda tra Iran e Arabia Saudita, una volta eliminato il terzo incomodo, gli Stati Uniti, ormai è proxy war. Come possono quattro straccioni sunniti prendere un’intera città, avere armi anticarro e antiaeree se non grazie all’aiuto di uno stato compiacente? Come non si può vedere la presa di Falluja come una vendetta dei sauditi contro gli USA dopo che Obama gli ha girato le spalle? D’altronde re Abdullah nei cabli segreti rilasciati recentemente non ha fatto altro che dire che Maliki altro non è che un agente degli iraniani di cui non fidarsi . Si tratta di una guerra tra re Abdullah e Maliki. Tutti questi giochi nello scacchiere mediorientale altro non sono che mosse di una più grande partita tra sette religiose per il controllo sociale, culturale, religioso e soprattutto economico dell’area. Ma quale Islam contro l’Occidente! Questo è quello che ci vogliono far credere i sauditi, in realtà è Islam contro Islam e ora che l’Iran non è più all’angolo e sarà libero di muoversi e ne vedremo delle belle.


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Date: Saturday, 04 Jan 2014 14:55

A volte ci immaginiamo le guerre del futuro in cui hacker professionisti si intrufolano nei PC governativi o nei server di un paese nemico per bloccare le comunicazioni. Team dedicati di esperti e tecnologie avanzatissime, miliardi di dollari e una organizzazione segretissima e complessa. Eppure esisterebbe un sistema ben più semplice. Avete presente quando avete urgenza di spegnere il vostro PC o laptop e proprio in quel momento Windows incomincia a scaricare 1 di 102 aggiornamenti? Ecco se la Casa Bianca ordinasse a Microsoft di fare un luuuuungo aggiornamento per un paese specifico, tipo il Pakistan o la Cina farebbe il più grave danno della storia senza aver violato alcuna legge internazionale e senza sollevare alcun sospetto. ;)

Passate a Linux!


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Date: Thursday, 02 Jan 2014 14:16

Sono sempre rimasto affascinato dal legame tra lingua e percezione del mondo. Può l’uso di una particolae lingua influire su come vediamo il mondo? E se sì, quali lingue sono più adatte a descriverlo?

Recentemente ho avuto modo di pensare molto a questo argomento: soffro di un problema di circolazione alle estremità. D’inverno mani e piedi diventano blocchi di ghiaccio. Inutile utilizzare guanti, le mani rimangono congelate lo stesso. E la cosa è più che ovvia: se il sangue non circola, il calore prodotto dal mio corpo non arriva alle mani. L’utilizzo di un tessuto al massimo protegge dal freddo ma di certo non “crea calore”. L’unico modo è attaccarsi ad una fonte di calore di modo che passi ai tessuti della mia mano. Ecco, questa spiegazione semplice di fisica a molti italiani non entra in testa. Ogni volta è sempre la stessa storia: copriti, mettiti questo che “fa caldo”. In italiano si usa questa espressione, sbagliata dal punto di vista fisico, che condiziona perfino il modo di vedere il mondo. Gli oggetti come cappotti, coperte e quant’altro non fanno caldo, ma trattengono il calore del proprio corpo. Se coprite un cadavere con una coperta rimarrà sempre freddo. Nel mio caso specifico quindi se ho mani cadaveriche un cappotto che “fa caldo” non farà alcuna differenza. Discussioni lunghissime per spiegare questa cosa ma si torna al punto di partenza: fa caldo, scalda quindi. Ecco in Inghilterra questa incapacità di comprendere questo effetto non esiste. Motivo? Penso (o mi piace pensare così) che sia per il fatto che non esista un equivalente di “fa caldo”. Molto usato è “keep you warm”, ovvero mantenere il calore. Wear this coat so it can keep you warm. In poche parole gli anglosassoni usano un termine corretto anche dal punto di vista fisico e quindi in questo caso descrivono meglio la realtà. Ovviamente ci sono decine di casi del contrario, ogni lingua ha i suoi pro e contro.

Tutto questo mi fa pensare molto perché potrebbe anche essere che alcune lingue siano privilegiate nella descrizione di alcune realtà piuttosto che altre. Esistono lingue adatte alla scienza, altre alla poesia? Se fosse così alcuni popoli sono in grado di comprendere certe realtà meglio di altri. Basti pensare ad alcune tribù amerinde che non hanno nella propria lingua delle parole per descrivere numeri superiori a 10. Pessimi matematici!


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Date: Monday, 30 Dec 2013 14:22

Sull’ennesima diatriba tra pro e contro sperimentazione animale di questi giorni ho solo da dire una cosa (ne ho già parlato a bizzeffe in passato in maniera chiara): io non sono per niente contrario alla selezione sanitaria per ogni convinzione ideologica o religiosa (vale anche per i testimoni di Geova per dire). Chi è contrario alla sperimentazione animale non può avere accesso alle cure mediche in ospedale o in farmacia. La cosa è più facile di quanto si creda, basterebbe far iscrivere queste persone ad una apposita anagrafe e quando la loro tessera sanitaria viene scannerizzata gli si rifiutano le cure mediche. Punto. La cosa si risolve nel giro di qualche mese tramite selezione naturale. Grasse risate al pronto soccorso, anzi chiamatemi se questa cosa la fanno perché mi porto pure i popcorn all’uscita del pronto soccorso. Perché so’ tutti animalisti con le malattie degli altri.


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Date: Monday, 23 Dec 2013 11:23

index-121140548Se un alieno dovesse passare in UK durante il periodo natalizio del 2013 penserebbe che gli umani adorano un dio barbuto e bonario vestito di rosso che magicamente appare su una slitta trainata da renne. Tornerebbe sul suo pianeta e racconterebbe di questa strana usanza dell’albero, delle calze e del camino. Eppure qui in UK fino a qualche anno fa c’era un altro dio che veniva festeggiato. Le sue immagini erano dappertutto ma ora sono scomparse. Anche gli dèi muoiono. Quello che è successo a Cristo accadde già a decine di divinità prima di lui, tutte in gara per accapparrarsi quella famosa data, intorno al solstizio d’inverno, così magica e simbolica. Il sole che sta fermo per giorni, il giorno più corto e poi la rinascita.

La cosa però interessante è che mentre il Natale di Cristo fu imposto con la forza dall’alleanza Impero-Chiesa intorno al 350 cercando di sostituire il Natale del Sol Invictus, questa volta il cambio è stato volontario. Significa che in raeltà in passato non c’è mai stata vera competizione perché Cristo barò, (oggi si direbbe aiutato dai poteri forti dell’epoca) e in un mondo in cui le religioni si trovano in un mercato libero, senza protezionismo statale (e perfino senza Antitrust), le persone scelgono quella che più gli aggrada. In questo caso un uomo barbuto vestito di rosso (thanks Coca Cola!) che regala felicità e doni, più confortante di uno che dice di averci mondato dai peccati che i primi uomini hanno commesso ma poi pretende di sacrificare la nostra felicità per ripulirci dagli quegli stessi peccati (che morte inutile la sua se poi dobbiamo pagare per quegli stessi peccati). Insomma troppo complicato, troppo esoterico, senza logica, un po’ necrofilo.

Nel libero mercato degli dèi quindi vince chi offre un miglior servizio, anche se non è detto che duri tanto: infatti come accadde con il Sol Invictus sono sicuro che accadrà con Babbo Natale. Ovvero lo Stato prima o poi lo imporrà come tradizione ufficiale del Natale contro magari “l’invasione di divinità esotiche” e ci ritroveremo punto e a capo. Non è una ipotesi tanto peregrina visto che qualche anno fa un vescovo italiano si lamentò della mancanza dell’albero di Natale in qualche piazza italiana adducendo che si trattava “di una rinuncia di una tradizione natalizia nostrana”. Poverino doveva essere nato dopo gli anni 40. Bastano un paio di generazioni e “il gesù bambino che porta i doni” diventa “Babbo Natale che porta i doni”. Feste, divinità, simboli cambiano in continuazione nonostante le persone giurino che il loro culto esista da sempre. Chissà cosa ci aspetta in futuro: i sindaci che benedicono la folla con affianco una rappresentazione di Babbo Natale? I preti che inglobano, pur di sopravvivere, il culto di Babbo Natale (so già cosa si inventerebbero come scusa: Babbo Natale deriva da San Nicola nella traduzione nordica quindi è cristianissimo)? In quest’ultimo caso sarebbe interessante perché il Natale sarebbe veramente una festività universale perché ingloberebbe il culto pagano del Sole, dell’albero, quello commerciale di Babbo Natale e quello di Cristo. L’eterna voglia di sincretismo della Chiesa pur di sopravvivere.


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Date: Sunday, 15 Dec 2013 12:36

IMAG0540Il sale grosso marino qui in UK costa abbastanza e in genere te lo vendono in pacchettini da 200 grammi o meno come fosse oro. L’altro giorno sono tornato a casa con uno di questi pacchettini e solo mentre lo aprivo mi sono reso conto – orrore! – che il mio sale era stato “organically approved”. La compagnia, la Geo organics, ha tutta una serie di prodotti salini biologici certificati perfino dalle associazioni vegane.

Ora, qui come al solito è come parlare con una molecola di NaCl quindi non mi aspetto alcuna risposta logica né dai produttori di tale castroneria – scientifica, chimica e perfino linguistica – né dai consumatori rincoglioniti che si vantano di comprare tali prodotti. Ma il sale marino, la quintessenza dell’inorganicità, la base dell’esame di chimica delle superiori, l’onnipresente sale da cucina, ma proprio fino a questo punto si può arrivare con la stupidità umana?

Come si può commercializzare il cloruro di sodio come biologico? O nel caso del termine in inglese “organic” se parliamo di una molecola composta da Na e Cl? Come si può vendere una molecola come “più salutare” di altre se la composizione chimica è la stessa? Ma soprattutto come cazzo si fa ad avere un timbro di approvazione dalle associazioni vegane su una molecola inorganica la cui produzione si limita alla sola evaporazione dell’acqua marina?

Chiediamolo a Giacobbo.


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Date: Tuesday, 10 Dec 2013 23:03

butterfly-effect-magicalPare incredibile ma quasi nessuno si è reso conto di quello che sta succedendo a livello geopolitico (a parte i protagonisti ai piani alti ovviamente) dopo l’accordo di Ginevra. A pochi giorni dall’accordo dei 5+1 di Ginevra, la Cina ha mandato un chiaro messaggio agli USA: ti abbiamo lasciato firmare l’accordo con l’Iran ma ciò non significa che ti faremo rovinare i nostri piani per l’oleodotto che passerà per il Pakistan e il Tibet.

E lo ha fatto in maniera plateale affermando che d’ora in poi lo spazio aereo cinese sarà spostato verso sud-est sulle Senkaku, sovrapposto a quello giapponese sul Mar di Cina. Gli USA hanno risposto facendo sorvolare i bombardieri proprio su quello spazio aereo e forzando il parlamento giapponese a far votare una legge bavaglio “anti-Snowden” (segnale che ci sono dei cabli che riguardano il paese del Sol Levante e gli USA non vogliono far trapelare niente in un momento così delicato).

La Cina ne esce in parte avvantaggiata da Ginevra perché l’Iran costituisce un potenziale mercato per materie prime, gas e petrolio e per i propri prodotti. Ma allo stesso tempo apre la strada anche agli USA che non vedono di buon occhio la sua alleanza con il Pakistan.

Allo stesso tempo la Russia sta combattendo una guerra fredda con gli USA sul confine degli Urali con l’Ucraina. Non esistono pro-europeisti e pro-russi in Ucraina: esistono fantocci comandati dagli USA e dalla Russia in territori di confine. Ucraina, Siria, Georgia, Pakistan ecc. La linea Kiev-Hormuz tracciata da Putin.

Intanto i francesi approffittano del buco americano in Africa centrale e occidentale per il controllo degli elementi rari in chiave anticinese con la scusa di guerre umanitarie. Cina che ormai ha il controllo del Corno d’Africa ad Est (Mogadiscio-Beijing passando per Gwadar). Gli USA stanno perdendo su tutti i fronti e su tutti i continenti inebriati da sogni di autarchia energetica grazie allo shale gas.

L’apertura con l’Iran è stato come aprire il tappo del vaso di Pandora. Tutti adesso hanno le mani libere per muoversi nello scacchiere. E’ come se invece di firmare sul nucleare iraniano (una cazzata per distrarre l’opinione pubblica) avessero firmato per riscrivere la geopolitica mondiale dalla caduta del muro di Berlino.

Sembra incredibile che i sauditi abbiano tenuto in scacco l’intero pianeta per 50 anni semplicemente grazie al ricatto dei petrodollari. E sembra incredibile come gli USA abbiano cambiato strategia in così poco tempo. Si devono essere resi conto che Russia e Cina stavano premendo troppo in Medio Oriente e ha cercato di spostare l’attenzione sul Pacifico, là dove la vera guerra fredda si combatterà in futuro tra lo Stretto di Malacca, la Corea e il Mar di Cina.

Ma la cosa più incredibile è che i media e l’opinione pubblica continuano a vedere gli avvenimenti in maniera scollegata: chi parla di imperialismo cinese, chi di voglia del popolo ucraino di Europa, di dittatori e popoli che si ribellano romanticamente in piazza e cazzate del genere. Possibile che nessuno riesca a vedere i fili che legano tutti questi avvenimenti? Che esistono delle mosse e delle contromosse come con gli scacchi e che è tutto collegato? Che ribelli, dittatori, terrorismo, guerre umanitarie, nucleare, antisionismo, imperialismo cinese sono tutte parole vuote? Che tutto si gioca sull’approvvigionamento di gas, petrolio e controllo di stretti e corridoi geografici?


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Date: Thursday, 28 Nov 2013 20:22

development-success-ratesGira sul web – leggi quella sala d’attesa della parrucchiera chiamata Facebook – un link ad un articolo su Il Fatto, scritto da AP – che in genere scrive di UE ed è laureato in Scienze della Comunicazione – su un fantomatico programma pluriennale europeo che dovrebbe stanziare 70 miliardi per la ricerca scientifica che non userà animali ma metodi alternativi. Fantomatico questo Horizon 2020 (altro non è per chi di scienza ne mastica dell’FP8, Framework 8) perché da nessuna parte si parla di sperimentazione animale alternativa. Ho speso una buona mezz’ora a cercare su internet in inglese ma non ho trovato nulla; le uniche informazioni vengono da un sito animalista dove ci si “augura” che la bozza finale contenga riferimenti ai mteodi alternativi, forse la fonte “ufficiale” per AP. Se qualcuno trova qualcosa vi prego di postarlo sui commenti per piacere e vedrò di riportare le parti in questione.

Il titolo e il testo dell’articolo sono a dir poco fuorvianti e dopo il copia-incolla da Facebook (guardate su Google l’effetto valanga su decine di siti animalisti) anche criminali, perché introducono disinformazione su un tema gia di per sé bollente in Italia.

Per prima cosa diciamo che i famosi 70 miliardi di euro rappresentano l’intera somma di fondi destinati ai progetti finanziati dal FP8, inclusi ingegneria, ricerca aerospaziale, elettronica, medicina, biologia, chimica, fisica e quant’altro ecc. Il titolo quindi è sbagliato e nonostante sia stato chiesto al “giornalista” di rettificare il titolo e l’articolo sono ancora lì.

Si tratta quindi di una bufala bella e buona –scritta con copia-incolla, pigrizia e tanta passione animalista -, non mi fiderei allora di tutti gli articoli che il nostro giornalista ha scritto in passato compreso uno intitolato “Italiani: capre e ignoranti” che porterebbe la discussione sul tragicomico, ma non infierisco e mi fermo qui.

AP ci delizia con opinioni personali camuffate da fatti scientifici come:

“Questa innovazione si traduce nei laboratori di ricerca nello spostare il focus dei test dal “animal relevant” al “human relevant”,”

Non riesco a trovare questi termini sulla bozza di Horizon 2020, quidi ne deduco che sono stati copia-incollati dal solito sito animalista che infatti cita proprio questi due termini. Tra parentesi, questa distinzione non vuol dire una cippa,  a meno che non significhi che gli esperimenti d’ora in poi debbano essere fatti solo sugli umani.

“ovvero sostituire ratti e criceti con riproduzioni robotiche e di microingegneria.”

Qui AP c’è cascato male perché confonde la meccanizzazione di un processo delle fasi iniziali con una fantomatica riproduzione robotica dell’animale. Che inutile dirlo, non esiste. Lost in translation dall’inglese, è meno male che è il corrispondente da Bruxelles!

“il laboratorio robotico più avanzato al mondo del valore di 50 milioni di euro e di proprietà del governo Usa, che lo sta usando per testare sostanze chimiche al ritmo di centinaia a settimana invece degli anni che ci vorrebbero con i test sugli animali.”

Anche di questo non trovo traccia su internet. Niente, zero, nada. Suppongo si riferisca comunque alla meccanizzazione per il drug-screening. Questo si ricollega a prima ovviamente. AP non ha alcuna idea delle fasi che portano alla commercializzazione di un farmaco. La meccanizzazione (multiwells, high-throughput systems, drug screening ecc.) non esclude la sperimentazione animale, anzi dopo questa preselezione le molecole vengono poi date ai ricercatori per gli esperimenti sui tessuti (in vitro o in vivo). Per farvi un esempio in molti dipartimenti ogni giorno si ricevono dozzine di fiale che vengono dalla meccanizzazione. Queste fiale vengono selezionate per la citotossicità o per altre caratteristiche di base, poi vengono date ai ricercatori per sperimentare su tessuti animali. Una scrematura iniziale per evitare di perdere tempo e animali ovviamente.

“Questo sia per motivi etici ma anche pratici, perché come ha evidenziato uno studio del 2004 della Food and Drug Administration (FDA) americana, le tecnologie testate sugli animali registrano un grado di insuccesso del 90% quando tradotte sull’uomo.”

Un’altra opinione falsa spacciata per vera (anche questa copia-incollata dai siti degli animalisti). Questo “studio” della FDA dice che “For example, a new medicinal compound entering Phase 1 testing, often representing the culmination of upwards of a decade of preclinical screening and evaluation, is estimated to have only an 8 percent chance of reaching the market.” – Challenges and Opportunities Report, FDA, 2004

Come questo sito spiega benissimo, con tanto di figura, non si tratta di un insuccesso del 90% dei farmaci che passano dai test animali a quelli sull’uomo. Bensì si tratta del grado di insuccesso di quando si passa dalle prime fasi a quella finale preclinica. Significa che su 100 sostanze sconosciute candidate per quella malattia solo il 10% arriverà alle fasi precliniche. Non c’entra niente il grado di insuccesso sugli umani. Si tratta semplicemente della scrematura naturale di tutte quelle sostanze che hanno effetti negativi o non sono abbastanza efficaci.

Quello che AP non capisce e gli animalisti non capiranno mai (vedi sempre l’articolo “Italiani: capre e ignoranti”) è che ci sono varie fasi della sperimentazione dei farmaci: quelle pre-sperimentazione animale che servono a scremare le decine di migliaia di molecole che vengono scoperte (questa è la parte chimica), quelle in cui vengono utilizzati animali o tessuti in vitro e in vivo, le fasi precliniche (sugli umani), le fasi cliniche e l’autorizzazione/registrazione da parte delle commissioni nazionali sui farmaci.

“ma sicuramente quelli della maggior parte dei cittadini europei.”

Falso pure questo. Non è che perché Stop vivisection ha raccolto 1 milione di firme allora l’opinione pubblica sia contro la sperimentazione animale (1 milione di firme raccolte da un’organizzazione di parte non sono rappresentative della totalità della popolazione). Ricordo che ci sono più di 500 milioni di persone in Europa.

Insomma un articolo pieno zeppo, fin dal titolo, di bufale, asserzioni non rintracciabili o linkate e che quindi hanno valore zero dal punto di vista professionale, scientifico e per la discussione sulla sperimentazione animale. Questo articolo non fa altro che rinfocolare un dibattito che già dall’origine pecca di incomprensioni di fondo dettate più dai sentimenti che da fatti.

Inoltre rafforza la mia convinzione che il movimento antisperimentazione animale pecchi di solide conoscenze scientifiche e che come tale non dovrebbe mai essere preso sul serio per un dibattito sereno. E questo fa male in primis alla loro causa e poi ovviamente ai ricercatori e a tutti coloro che assumono medicinali.

Per quanto riguarda invece il giornalismo in Italia io ci ho già messo una pietra sopra e questo imbarazzante (sì esatto non posso far altro che sentirmi imbarazzato ogni volta che guardo il viso di questo ragazzo) articolo dimostra come mettere un giornalista senza alcuna base scientifica a scrivere questi articoli faccia male un po’ a tutti. Per esempio da oggi potremmo anche fare a meno di leggere Il Fatto Quotidiano perché inattendibile.


Author: "fabristol" Tags: "giornalismo di merda, scienza"
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