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Date: Sunday, 11 Jan 2009 22:22

Un po’ di lavori in corso con un layout nuovo.
Il resto si vedrà dopo.

Author: "Strelnik" Tags: "script in progress"
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Date: Wednesday, 25 Jul 2007 13:59

Author: "Strelnik" Tags: "kinoparty"
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Date: Thursday, 19 Jul 2007 15:44

KinoBlob 01 | L'inizio dell'inquieto fineL’inizio dell’inquieto fine
[favola senza soldi]

“La disperazione è una forma superiore di critica.
Per il momento la possiamo chiamare felicità”

(Leo Ferrè)

data: 7 marzo 2008
durata: 7 min. 30 sec.
idea e montaggio: Strelnik
(YouTube page)

Credits completi
(more…)

Author: "Strelnik" Tags: "KinoBlob, kinobit_production"
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Date: Wednesday, 27 Jun 2007 12:12

Mondiali Rebeldi /// 07
Il calcio come non l’avete mai visto.

Un modo per rincorrere un pallone, riappropriandosi del centrocampo e delle fasce laterali, senza esibire il permesso di soggiorno.

Mondiali rebeldi 0715 squadre, composte da uomini e da donne senza distinzione di cittadinanza, età, preferenze sessuali, etnia, razza, religione e abilità calcistica: Albania, Africa Insieme, Vagabundo, Brasile, Kurdistan, Dinamo 633, Emergency, El Comedor, Eritrea, Senegal e molte altre. Un rettangolo di gioco: lo stadio in nuovissima erbetta sintetica del Dopolavoro Ferroviario Pisa. Un’importante posta in palio: vivere, convivere e sostenere un altro modo di fare sport, società e socialità.

Io tiferei per tutti, ma un poìno di più per le casacche rosse del Newroz (vai, sub-capitano R.!!)

Link diretto allo spot di presentazione dell’edizione 2007 (.mpg, 33 MB, durata: 2 minuti e 26 secondi)

Attached Media: video/mpeg (35 330 ko)
Author: "Strelnik" Tags: "ciak 'n' cut, mediactivism"
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Date: Monday, 04 Jun 2007 17:52

cloabell -do dummies dream of organic cars? Rick Deckard � il più conosciuto tra i cacciatori d’androidi incontrati finora.
Io credo che Rick Deckard non sia null’altro che l’ennesimo nickname di Renatino Cartesio già René Descartes già Renatus Cartesius aka ReDe96.
Poi arrivò cloabell e la faccenda si fece più complicata e meno razionale.
Più interessante, però.

do dummies dream of organic cars?
(.mov, 2 MB, durata: 1 minuto e 21 secondi)

Author: "Strelnik" Tags: "vlog_I_like"
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Date: Wednesday, 02 May 2007 15:04

“Questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.”

ciampi
Mentre in Inghilterra infuriavano sesso, droga e rock’n'roll, in Italia, poveracci com’eravamo, contadini e straccioni fino a trent’anni prima, la musica rock veniva chiamata “leggera” e, più che altro, al posto della droga, si beveva vino. Come si era sempre fatto.
In Toscana, poi, di vino ne è sempre scorso a fiumi e, se i fiumi vanno tutti a sfociare in mare, a Livorno si beveva anche di più. Il quartino, in Toscana, non ha ancora perso il suo significato originario e bere non è mai stata una moda, ma quasi un bisogno primario come mangiare, nemmeno adesso che il vino è diventato, sì, di moda. Anche solo trent’anni fa, negli anni settanta, quelli che bevevano il vino non avevano la “r” moscia e il biologico era un’utopia, i solfiti una prassi e l’etanolo una pistola da roulette russa. C’è stato del vino che ti faceva diventare cieco, che ti bucava lo stomaco, che ti si attaccava al respiro peggio del fumo dei focolari sui muri delle cucine. E il vino ne portava via più dell’eroina. Il sessantotto e il settantasette appartenevano ai giovani, anticonformisti, rivoluzionari, antiborghesi, non agli operai e ai contadini che passavano le sere nelle case del popolo o nei baracci di provincia.

Il mondo “borghese” dei trentenni di provincia covava allora la propria rivolta in pancia con l’alcool oppure in gola col fumo e le grida, storditi dal lavoro, dalla famiglia, dalla vita che all’improvviso, da qualche anno, andava sempre più veloce, come stesse rotolando giù da una china impervia. Sempre più veloce.
Grottesca beffa deve essere per un alcolista morire per un cancro alla gola, sapere che, nonostante tutte le notti dormite all’addiaccio, nonostante tutte le litigate con i produttori musicali, le figure di merda, le discussioni con il pubblico, le donne amate e perdute, le partite a carte finite male, di spazio per il vino rosso ce n’era ancora, magari qualche altro anno, magari una vecchiaia intera.

Fu così che Piero Ciampi morì nel 1980, a 46 anni, con alle spalle una carriera da autore e cantautore per niente esaltante (secondo quelli del suo tempo), a parte un paio di dischi, una canzone portata al quarto posto a Sanremo da Gigliola Cinquetti e qualche spicciolo di SIAE per le canzoni scritte per Nada e pochi altri. Eppure chi gli stava vicino, i colleghi, lo prendevano sul serio, sapevano che da quell’alito marcio di rosso s’agitava una poesia inquieta e disperata, appassionata. Infatti le case discografiche c’avevano provato a fargli un contratto, ma lui s’era speso tutto l’anticipo senza scrivere una sola nota. E lo sapeva bene quel fantastico musicista di Marchetti che lo accompagnò nelle sue cose migliori, portando Ciampi, a suo modo, vicino al jazz, alla canzone colta ed elegante, un passo più avanti ai cantautori giovani con barba e chitarra che di musica sapevano ancora pochino. Se ne accorse la Vanoni che lo voleva come autore per un intero disco, ma lui non c’era, era partito all’improvviso come faceva ogni tanto: prendeva un treno, con qualche soldo in tasca, il maglione addosso, sempre quello, e partiva via, lontano dal porto di Livorno.
Dopo dieci anni dalla sua morte, come spesso capita, qualche artista si è ricordato di lui (il primo era stato uno dei suoi amici cantanti, Gino Paoli, che aveva inciso un disco di cover di canzoni ciampiane proprio nel 1980) e Ciampi è diventato un autore di culto.
Peccato che in realtà di materiale su di lui, in giro, ce ne sia proprio poco, specialmente materiale video. Anche i CD non sono più in ristampa e quasi introvabili nei negozi.
Comunque, a parzialissimo compenso, ho trovato questo spazio su Myspace che ospita il video di una comparsata in biancoenero di Ciampi su Raidue, nonché una biografia piuttosto puntuale.
Ovviamente, da vedersi, anche se il nostro è piuttosto compassato e, si intuisce, spera ancora che arrivi quel successo professionale che crede di meritare e che invece non arriverà mai…

“Una vita a precipizio
l’esistenza senza un senso
e la discesa niente ritorno
poi la salita viene crudele
come un miraggio
mentre il giorno tramontando
lascia un solco…”

(Piero Ciampi, L’assenza è un assedio).

Author: "Ginoperso" Tags: "docu, musikanten, poetic_footage"
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Miserere   New window
Date: Monday, 23 Apr 2007 14:54

Coloro che credono, per favore, s’incazzino con Dio, lo apostrofino malamente e lo scuotano, perché qua va tutto a rotoli, va tutto male e lui ne è responsabile.
Io, per conto mio, bestemmio, ma tanto per me il cielo è vuoto e non ci sono paradisi in cui salire, urla al vento, inascoltate.

miserere
Mi viene da pensare questo quando guardo il videoclip Miserere di Canio Loguercio e Antonello Matarazzo, immagini per una litania napoletana il cui significato riesco solo ad intuire. Il corto in questione è bellissimo, in giro da un paio di anni tra festival e concerti del musicante Loguercio: una nera processione di persone in carrozzella, guidati da un maestro di cerimonia claudicante e nerovestito. Ambientazione l’area industriale dismessa di Bagnoli e gli impianti eolici, inserti emozionanti della tromba di Paolo Fresu e della voce di Maria Pia De Vito.

Dispiace che il corto di cui sopra sia visibile solo agli iscritti del sito ShortVillage, portale contenitore di centinaia di corti, documentari ed animazioni, sorta di sfogo alla frenesia creativa che muove i film-maker da qualche anno a questa parte.
Sul sito di Antonello Matarazzo si possono invece vedere gli altri corti del video-artista e pittore campano, esperimenti artigianali alla ricerca di una diversa visione del mondo.
Questo è invece il sito del progetto Miserere ideato dal musicista Canio Loguercio: un progetto collettivo costruito con video, poesie, musiche e che ha avuto una sua naturale sintesi nella produzione di un DVD che contenesse tutto il materiale prodotto. L’esperimento ha goduto dei contributi, oltre che di Matarazzo, Fresu e della De Vito, di Lello Voce, di Rocco De Rosa, di Nello Giudice e tanti altri. Loguercio per due anni ha portato in giro il materiale in questione con uno spettacolo intenso, in cui lui stesso canta, costruisce e ricostruisce le proprie scenografie, accende e direziona le luci, avvolto da buio e silenzio, autarchico artigiano di un teatro momentaneo e portatile.
È in atto, in modo discontinuo, un piccolo tour di presentazione del DVD: vale la pena di andare a godersi lo spettacolo.

Author: "Ginoperso" Tags: "corti e lunghi, musikanten"
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Date: Thursday, 19 Apr 2007 10:11

Marco Rosella - Best CSS winnerGrazie anche e specialmente a “Designing With Web Standards” di Jeffrey Zeldman, alla “grassroots coalition fighting for standards which ensure simple, affordable access to web technologies for all” conosciuta con il nome di “The Web Standard Project” e a siti laboratorio come “Css Zen Garden” lanciato da Dave Shea, i CSS sono diventati il modo migliore per costruire siti web che riescano a separare i contenuti dal contenitore (solo per dirne una).

E’ anche per questo che fa ancora più piacere apprendere che al South By Southwest è stato premiato come il miglior CSS dell’anno “The Horizontal Way” di Marco Rosella, un nome già conosciuto e apprezzato nella blogosfera italiana, sia per le avventure del mio amico Gr0ucho3 che per Vlog.it, una gallery in cui segnalare i migliori videopost.

Qui un’intervista a Marco fatta da Antonio Sofi su Apogeonline, qui il video (.mov, 13.1 MB, durata: 1 minuto e mezzo) della premiazione avvenuta a Austin, Texas alla decima edizione di questo internescional web award.

Applausi per Marco: keep on writing, bloggin’ and ‘xperimenting!

Author: "Strelnik" Tags: "ciak 'n' cut"
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Date: Tuesday, 17 Apr 2007 09:38

Helvetica, Berlino
Avete mai pensato di festeggiare l’anniversario di nascita di un font?
Si, proprio di un carattere da stampa.
In un mondo alieno all’Italia questo succede e lo si fa realizzando un documentario sul font in questione, con le interviste ai designer che lo usano e lo amano, proprio come se si dovesse celebrare una persona in carne ed ossa.
Il font in questione è l’Helvetica, famosissimo, salito alla statura di classico della tipografia moderna: un carattere senza grazie che ispira modernità e rigore. In realtà il carattere nasce, sì, alla fine degli anni 50 (1957), in pieno boom economico e tecnologico, ma come modifica di un carattere di fine secolo l’Akzidenz Grotesk della fonderia tedesca Berthold, che tanto moderno non lo era. Nacque senza pretese: per la fonderia Stempel era semplicemente un senza-grazie che mancava al loro catalogo. Fu soltanto nel decennio successivo che la scuola grafica svizzera lo adottò, facendolo diventare simbolo di rigore e design, utilizzandolo in composizioni austere e fredde. Il successo crebbe poi in modo smisurato quando la Linotype lo acquistò, facendolo divenire il proprio font ufficiale: da quel giorno tutte le tipografie del mondo che compravano anche i pacchetti più economici di caratteri, avevano tra le mani quel font, così versatile e semplice.
E passò poco tempo ancora perché in Italia si confondesse la grafica con l’Helvetica e da Milano, architetti e designer, lo propinarono in tutte le salse, refrattari a qualsiasi carattere con le grazie perché pareva che il design dovesse esistere solo là dove c’era rigore e Helvetica!
A consolidare una diffusione capillare, negli ultimi quindici anni è divenuto uno dei pochi font di sistema nei computer, preinstallato nei sistemi operativi che adoperiamo ogni giorno, siano essi Windows o Mac.

Come fa notare Social DesignNotes, blog di riflessione sull’utilità sociale del design, ci si chiede se il successo non sia arrivato soprattutto da una operazione commerciale su larga scala e non per le qualità intrinseche del prodotto (una domanda che il documentario nemmeno si pone).
Ma questo sinceramente non stupisce…

Questo il link al sito del documentario che ne contiene alcuni estratti nella sezione Trailer/clips. Da vedersi anche solo per curiosità, visto che difficilmente il film arriverà in Italia, se non proiettato da qualche scuola o da qualche pazzo appassionato.

Author: "Ginoperso" Tags: "docu"
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Date: Friday, 13 Apr 2007 15:52

landing

… da quando la Pixar si presentò al mondo con il suo primo cortometraggio, protagoniste delle lampade da tavolo. Fu una svolta epocale, che segnò il passaggio dall’animazione tradizionale a 2 dimensioni a quella a 3 dimensioni, meno costosa e più realistica.
La magia forse è andata persa e l’artigianato ha lasciato il posto ad una catena di montaggio fatta di specialisti informatici e modellatori: del resto pare una capacità tutta americana quella di togliere poesia alle produzioni umane…
Comunque vale la pena di vedere questo filmatino che ha cambiato la storia dell’animazione commerciale (streaming Qtime).
Sul sito si possono ammirare altri corti tecnicamente ineccepibili.

Author: "Ginoperso" Tags: "anim/azione, cartoonz"
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Date: Thursday, 15 Mar 2007 15:33

«Nel febbraio del 1956 (…) la Olivetti e la città legata al suo nome potevano ben essere pensate come una moderna Atene periclea, una nuova montefeltresca Urbino. Di Urbino era Paolo Volponi, arrivato anche lui proprio in quei giorni ad occuparsi, come direttore dei servizi sociali, di asili, di mense, di assistenza sanitaria, di colonie estive, di “memoriali” (…). A Ivrea non si poteva non sentirsi nel mondo: per la quantità e la qualità delle persone che vi circolavano, degli stimoli che ne derivavano. C’erano economisti come Franco Momigliano e Gian Antonio Brioschi, sociologi come Luciano Gallino e Roberto Guiducci, giovani funzionari come Franco Tatò e Guido Rossi e tanti architetti (…), poeti come Leonardo Sinisgalli e Franco Fortini, scrittori come Ottiero Ottieri e Soavi, Giancarlo Buzzi e Libero Bigiaretti, studiosi di teatro come Luciano Codignola e Ludovico Zorzi. Ognuno aveva una responsabilità aziendale.»
Giovanni Giudici - Ivrea. L’utopia dell’ingegner Adriano, “Corriere della Sera”, 17 febbraio 1998.

In Italia c’è stata un’industria che era qualcosa di più di un’industria, che reinvestiva capitali in cultura e sociale in modo già anacronistico allora, impensabile adesso che i manager spolpano le aziende fino all’osso, mangiando anche i tendini, la pelle e il grasso, oltre che le carni.
“Elea classe 9000″ è un video documentario della Olivetti, in cui la parte grafica fu curata da Giovanni Pintori, uno dei massimi talenti della grafica italiana del boom, responsabile e artefice dell’immagine dell’azienda di Ivrea per molti anni e in modo memorabile.

Olivetti e Pintori

Link diretto al video (32m 15″, Windows Media Video, video streaming).

Si coglie così anche l’occasione per visitare il sito dell’AICA, nel quale il documentario è contenuto, pieno di materiale video che merita un bel po’ d’attenzione.

Segnalazione via Typomilan e Sergio Polano.

Author: "Ginoperso" Tags: "anim/azione, docu"
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Date: Wednesday, 07 Mar 2007 11:14

Guarda, guarda, il piazzale vasto del roll-call, dove ogni mattina i prigionieri del lager erano costretti all’appello prima dei lavori forzati; guarda, guarda, una delle torri delle sentinelle SS, pronte a sparare a ogni gesto, a ogni movimento (e dietro, il filo spinato, quello elettrificato); guarda, ora, guarda la baracca dove dormivano ammucchiati come bestie: è solo una baracca d’esempio, una ricostruzione per i visitatori che combattono l’oblio: quel viale alberato, guarda guarda, era una distesa di baracche lunghe e strette, numerate; guarda nel buio della sinagoga che ripete il numero di ebrei passati ai forni: 6 milioni, guarda; guarda la scolaresca nell’edificio del bunker, il carcere dove omosessuali, dissidenti politici e asociali venivano torturati, costretti in celle senza cibo né acqua: ne ho vista una, io, quella più punitiva, 70 x 70, dove un essere umano – se questo è un uomo… – non può nè sdraiarsi né star ritto. Guarda il museo in cui gli schermi mandano in loop le immagini dei moribondi, degli appestati dal tifo e dal colera, alla Liberazione del ‘45; guarda, senti i miei passi che dal muro della fucilazione – fosse comuni e canale di scolo per il sangue, come in un mattatoio – si avviano verso il crematorio; che amena casupola, guarda, che geometrico camino: da cui spruzzavano le ceneri degli innocenti. Guarda, guarda, che strana stanza, piena di buchi sul soffitto bianco, e di griglie metalliche alle pareti; la stanza dello Zyklon B, il pesticida che usciva a fiotti e consegnava ai forni cadaveri già freddi; guarda il cancello d’ingresso, il lavoro rende liberi, guardalo oggi, ché per noi che andiamo a Dachau quell’inferriata è anche un’uscita. Dal 1933 al 1945 da quel cancello, sotto quel cielo che il mio obiettivo cerca per prender fiato, non se ne usciva vivi. Il lavoro della morte era l’unica libertà concessa.

Author: "Babsi Jones" Tags: "mediactivism"
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Date: Tuesday, 20 Jun 2006 12:43

86 anni portati benissimo, anzi nemmeno portati, assolutamente assurdi, un dissidio inconciliabile tra la carta d’identità e la faccia.
Osvaldo Cavandoli pare un ragazzino, lo tradiscono solo i capelli bianchi.
La Linea
È in corso il festival di Annecy, in Francia, uno degli appuntamenti annuali più importanti del mondo per il cinema di animazione. Cavandoli è là per essere celebrato, perché in Francia sanno che è meglio celebrare gli artisti meritevoli finché sono in vita; non come in Italia, dove si celebrano spesso i morti e si mandano in onda i funerali piuttosto che le opere.

Alla proiezione di una retrospettiva a lui dedicata, il geniale Osvaldo si è beccato una bellissima standing-ovation: chissà, il cuore gli sarà saltato in gola, dentro avrà sentito un terremoto di emozioni. Bello essere festeggiati per quel che si è fatto in vita.
Lui, Osvaldo Cavandoli, ha fatto qualcosa di storico, innovativo, anarchico ed economico: la Linea, una delle animazioni più geniali della storia dell’animazione, al pari di pochi altri. Eppure in Italia è considerato poco e mai mandano in onda i suoi divertentissimi corti: l’unico ricordo della Linea ci viene dal Carosello, pubblicità alla Lagostina, la pentola, oppure da qualche visione pomeridiana di straforo sulle emittenti private.
Eppure Osvaldo Cavandoli fuori dall’Italia è un genio.
Infatti Osvaldo Cavandoli lavora fuori dall’Italia.

Applausi per Cavandoli, applausi per la Linea (altro che per Fibra, ma che si applaudisse da solo invece di farci sopra una canzone…).

Questo è un bel servizio di oggi della rubrica video di Repubblica.it “Fumoon”, dedicata al mondo dell’animazione e dei fumetti.
Questi invece due piccoli video, tanto per rivedersi la Linea, lì a sbraitare con la sua voce un improbabile grammelot incazzato.
Il primo: la Linea musicista (.mov, 2.3 Mb).
Il secondo: la Linea mago (.mov, 1.9 Mb).

Attached Media: video/x-ms-asf (35 -35000 ko)
Author: "Ginoperso" Tags: "anim/azione"
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Date: Thursday, 08 Jun 2006 18:24

“La poesia è il dono di portare la croce senza autorizzazione divina”
Roberto Rondelli

Quando la ragione zoppica, la tristezza sale da dentro come una marea scura, quando sembra non esserci nient’altro da fare se non disperarsi, bene, la rabbia e l’umorismo possono venirci in aiuto, sollevarci, magari con una battuta greve e amara.
Bobo Rondelli
Ridere diventa sfogo contro il lato sporco del mondo, sporco di un lerciume che non vien via nemmeno se il papa più lindo e puro si mettesse a lucidare usando lavapavimenti sintetizzato da estratti di suore bambine e madonne lacrimose.
Sporco più di tutti i rutti e di tutte le bestemmie, più lurido di un’offesa alla mamma, niente in confronto ad una pernacchia o ad un saluto a suon di “rottinculo”.
Bobo Rondelli è persona di una sensibilità fuori dall’ordinario e per non rincitrullire vedendo tutto lo sfascio intorno a sé, scrive e canta canzoni, con una voce calda e matura sorretta da un talento comico irrefrenabile e per questo spesso sopra le righe.
Lui è livornese e Livorno è la più cinica, amara e grottesca tra le città toscane, in cui la goliardia si sposa con un casino tutto partenopeo, affacciata sul mare ma con i polmoni sudici del fumo delle raffinerie e delle industrie chimiche.

Rondelli va visto dal vivo per gustarselo e, forse, si deve anche essere un po’ toscani per poterlo amare, per ridere di battute scatologiche, messe sempre a contrappuntare momenti commoventi, proprio per pudore, perché una risata bestiale faccia vincere lo stomaco sulle lacrime, annegando il romanticismo in liberatori budelli ditumà.
Adesso Bobo ha un sito tutto suo, ma non fatevi ingannare dalla grafica fumettosa, qui non si scherza tanto, la materia è seria e ben triste: il clown è senza trucco.

Nel sito si trovano quattro video imperdibili per chi lo ama (tra i quali, forse il migliore, è un montaggio tra la cover rondellizzata di I don’t wanna grow up e la messa in scena di un venditore ambulante con megafono, che cerca di piazzare i suoi articoli in un elenco di improbabili “Abbiamo!”) .

Io lo amo.

Author: "Ginoperso" Tags: "musikanten"
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Date: Monday, 05 Jun 2006 10:32

“La paternità di quello che hai fatto e pensato ha già una testimonianza (il disco - nda). Il fatto, poi, di condividerlo, a me è sembrata la cosa più naturale del mondo”.
(Marco Parente)
Intervista Opensource
Torniamo di nuovo sul progetto promosso da Marco Parente per la realizzazione di un database Opensource di sorgenti video e audio. Una specie di contenitore per frammenti pronti ad essere riutilizzati, riciclati e riportati a nuova vita e funzione.
Il progetto è interessante di per sè e lo è un po’ di più se a promuoverlo e a mettersi in gioco è un musicista affermato della scena rock (in senso lato, of course!) italiana.

Con risultato zoppicante e tremulo, questa è un’intervista rilasciata a Kinobit da Marco Parente e Giovanni Antignano, subito dopo la presentazione del progetto all’interno della rassegna Fabbrica Europa, tenutosi come sempre a Firenze nei post-ferroviari locali della Stazione Leopolda.
Il video self-made raggiunge livelli molto bassi di qualità, ma l’intervista è molto interessante.

Link diretto alla prima parte dell’intervista (.mov, 42,3 Mb, durata 8.36 min.).

Link diretto alla seconda parte dell’intervista (.mov, 24,8 Mb, durata 4.48 min.).

PS: un ringraziamento a Parente e Antignano che si sono prestati a questa punk-interview, graffiata e rotta.

Attached Media: video/quicktime (44 357 ko) video/quicktime (25 969 ko)
Author: "Ginoperso" Tags: "interviste, musikanten, kinobit_producti..."
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Date: Thursday, 01 Jun 2006 10:40

Primo episodio di Retracto, la serie di brevi interviste dedicate a designer e agitatori culturali di vario genere.
Retracto #1 - by Biccio
In questo numero ascoltiamo Marc Mascort I Boix , co-editor della rivista Rojo.
Una produzione Wouq.

Link diretti al video:
(.mov, 9.9 MB)
(.wmv, 3.7 MB)

Attached Media: video/quicktime (9 864 ko)
Author: "Biccio" Tags: "interviste"
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Date: Wednesday, 31 May 2006 11:16

David Lynch - the Daily reportCi sono quelli che guardano chetempochefa con Fabio Fazio.
Poverini.
Poi, ci sono quelli per cui l’inversione comunicativa filtrata dalle condizioni meteo può raggiungere apici di genio espressivo: io, ad esempio, seguo il bollettino meteo di David Lynch. Tutti i giorni il buon Dave ci informa sul clima sopra la sua [s]pettinatura.

Se vorrai seguirlo anche tu ti renderai conto che non solo non esiste più la mezza stagione, ma anche che il web ha un senso. Qualunque esso sia.

Author: "SAPO!!" Tags: "ciak 'n' cut, poetic_footage"
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Date: Friday, 26 May 2006 21:15

Bendito Machine In concorso all’International Animated Film Festival di Annecy c’è questo cartoon di Jossie Malis: 4 minuti in flash, stile silhouette, colonna sonora insettivora, che raccontano - in modo tribale, forse l’unico efficace - il breve confine fra la pace e la guerra. Il momento in cui l’uomo si trasforma in bestia da combattimento. “Ci sono molti modi per rapportarsi alle differenze: la forza bruta è quello più usato.” Si intitola Bendito Machine, e si può vedere qui.

[Via Giavasan]

Author: "Babsi Jones" Tags: "cartoonz"
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Date: Friday, 26 May 2006 08:42

Africa, Africa - by p.s.v.
Oltre a tutto, il resto com’è?

[Prodotto da roipnolracket per p.s.v.
Regia di Andrea Fanchin, sceneggiatura e montaggio di Andrea Fanchin e Federico Donadello, musica degli Almamegretta, “Figli di Annibale”]

Link diretto al video (.mov, 8.3 MB, durata: 3 minuti e 10 sec.)

Attached Media: video/quicktime (8 734 ko)
Author: "psv" Tags: "poetic_footage"
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