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Giovedì 19 novembre 2009
Ora:
21.30 – 23.00
Luogo:
Vercelli, Officine Sonore, via Ugo Schilke.
Insolito appuntamento musical-letterario alle Officine Sonore: gli scrittori Franz Krauspenhaar e Guido Michelone si esibiranno accanto al gruppo S.A.D.O. all’insegna della sperimentazione con uno spettacolo dal titolo Poesie, lupi, inciviltà, a sua volta tripartito in tre sezioni. Le prime due, Franzwolf e Quasi dei blues, riguarderanno gli omonimi libri. Due scrittori quindi, introdotti dal giornalista Marco Guerrieri, l’austro-meneghino Franz Krauspenhaar e il vercellese Guido Michelone, attivi rispettivamente nella narrativa e nella saggistica, debuttano entrambi con due libri di poesie, confrontandosi in versi in una performance-lettura, con intermezzi musicali di una tra le maggiori band piemontesi nel genere avant-garde. Il primo autore a recitare sarà quindi Franz Krauspenhaar con Franzwolf. Un’autobiografia in versi, ovvero le avventure di un lupo metropolitano (edizioni Torinopoesia, Torino 2009). Il secondo è invece Guido Michelone con Quasi dei blues. Poesie civili e incivili (edizioni Farepoesia, Pavia 2009), una raccolta di jazz poetry e blues poetici composti tra il 1978 e il 2008, come fosse la parola negra di un rapper italiano (e con una nota introduttiva dello stesso Krauspenhaar).
Scrive quest’ultimo a proposito del libro Quasi dei blues: “Dopo tanti libri di critica, saggi, un romanzo, un numero smodato di articoli per i giornali, Guido Michelone dà finalmente alle stampe questo libro di poesie. Jazz-poetry, si potrebbe dire, rinfocolando così una sedimentata tradizione statunitense. Ma c’è dell’altro: in questa carrellata “blues”, anzi quasi blues (perché avvolta, la musica evocata, dall’abbraccio stretto della poesia) oltre alla tradizione della jazz-poetry troviamo varie misture, aperitivi letterari (non quelli, noiosissimi, delle presentazioni librarie), Stock 84 e Gancia Americano a ettolitri, sempre mixati in appeal con il gin e il rum delle session infinite, del bebop, del blues, appunto”.
A sua volta Guido Michelone recensendo Krauspenhaar, scrive che Franz compone “quarantaquattro liriche assai eterogenee, che vanno dalla dichiarazione sentimentale all’haiku giapponese, sempre però all’insegna di uno sperimentalismo linguistico che si serva, a sua volta, di svariatissimi serbatoi formali e contenutistici (…) è un poeta d’avanguardia che preferisce la satira feroce alle parole dolci, benché non trascuri il cotè genuinamente sentimentale che poi risulta un fare-i-conti sulla propria esistenza”.
Per quanto riguarda la musica Krauspenhaar e Michelone saranno alternati dal gruppo piemontese S.A.D.O. ovvero Società Anonima Decostruzionismi Organici), un quintetto con il leader Paolo Baltaro che suona basso, piano, tastiere Marinoni che fin dal sensazionale esordio con Holzwege, vincitore nel 2008 del Premio Demetrio Stratos e del Premio Darwin musiche non convenzionali, si rifanno concettualmente alle avanguardie storiche, tra Dada e Futurismo, affrontando la new thing con tanto di citazioni del rock oltranzista, tra Frank Zappa e Captain Beefheart, dando un contributo estetico che odora di caos e patafisica, di ricerca e sperimentalismo, di ribellione autentica e bellezza selvaggia, molto noise e avantgarde.

Ecco il link di Transeuropa, dove potete leggere le prime pagine del romanzo e la quarta. Sì, il romanzo, il numero 5 della premiata ditta Krauspenhaar & Krauspenhaar. Titolo: L’inquieto vivere segreto. Un romanzo cominciato nel 99, che ha avuto dunque una lunghissima storia e una lunghissima elaborazione. Speculare a Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003) scritto in tre settimane. Ma speculare non solo per questo. Da oggi nelle migliori librerie. Abbiatene una copia!

Francis Bacon, il terrore. Il pittore del male e del dolore, dell’incanto nero, degli incantesimi della pura ispirazione. Bacon ha rappresentato la svolta nella pittura figurativa del ‘900. Ha rianimato un essere in coma. Lo ha fatto rivivere, forte di un estro che era unico, massiccio, insaziabile.
Una visione cupa del mondo, dettata da uno sguardo antiromantico. Il postromanticismo sviene, collassa su se stesso, si prodiga nel cambiare rotta, nel cambiare tutto. E sfocia nel cinismo diffuso, in uno sguardo allucinato.Le tele di Bacon sono spesso istantanee di sguardi lucidi e allucinati al contempo, come se chi guarda avesse fatto uso di droghe, e ciononostante vedesse l’intorno a sé con sfolgorante e rapace vivezza. Siamo condannati a questo, sembrano dire a mascelle serrate certe tele, come umanizzate grida. Grezze, dipinte controverso come se il pittore dipingesse controvento, in una sorta di abrasione. Una pittura curata e fisica al contempo. Bacon sfida le leggi della natura, deturpa l’opera di un dio in cui non ha mai creduto, vuole davvero smascherare tutto, mostrare che soprattutto l’innocenza non puo’ essere raffigurata; sfascia i volti, li incrosta, li spande a brani, come carne da rosticceria. I papi urlanti sono la raffigurazione della condizione umana, serrati in cubi di vetro, uomini di potere senza il potere di evadere dal loro triste e ipocrita mondo di menzogne. Gli autoritratti sono sempre diversi, e ciononostante il viso dell’artista permane negli occhi, ultimo e forse unico baluardo di verità e umanità. Bacon ha ripreso la lezione di Picasso, le carni macellate del Carracci, ha indagato Velasquez, ha indagato cinema, pubblicità, sguardi, fotografie, corride, migliaia e migliaia di immagini. Le ha frullate nella sua ispirazione, un mixer impietoso che per paradosso fa colare dentro di noi, alla fine, l’anima della vita, fatta di dolore, soprattutto, e di fame. Quelle figure dannate sono comunque affamate di vita, sono come lupi nella notte, come leoni pronti ad azzannare la preda. E’ tutto. O forse niente.
[Aspettando "Un viaggio con Francis Bacon" in uscita a gennaio per Zona (Collana 9 Volt)]
Domenica 15 novembre, a partire dalle ore 21.00 – presso il Downstairs, dell’Indiana Post – via Casale 7, Milano. (zona Navigli)
A grande richiesta, riprende:
CARTA CANTA E FONDALI DI BOTTIGLIE
Parolerie, letture, gesti inconsulti e squarci dalla narrativa contemporanea.
Tra performance vocali e musicali, in compagnia di autori e urlatori da bar, e la prospettiva di una sana e prolungata ebbrezza, si darà voce alle parole scritte.
Domenica 15 novembre appuntamento con:
CULTURALMENTE SCORRETTO
Letture e performance di Franz Krauspenhaar, Fernando Coratelli e Luigi Carrozzo.
Una incredibile sequenza di prose, poesie e racconti impietosi verso il buon costume sociale e letterario. Si consiglia di equipaggiarsi di stomaci forti e accettazione della realtà.
Per informazioni:
Douwnstairs tel. 02 832 01 802
info@macchiaumana.com

Oggi 12 novembre dalle ore 21.00 leggo dal mio libro di poesie “Franzwolf (un’autobiografia in versi)”, Edizioni Torino Poesia. Al SUD, in via Corsico al 5 Milano - zona Navigli, metrò Porta Genova. Prometto scintille. Sotto il patrocinio delle poetesse Anna Lamberti Bocconi e Francesca Genti, due forze della natura. Accorrete numerosi e magari anche incazzati.
[Per ordinare il libro potete farlo dal sito www.torinopoesia.org. 44 poesie, 100 pagine, a soli Euro 9,99!]
L’inquieto vivere segreto è un libro praticamente un romanzo non lungo anzi breve mi pare 139 pagine edito da Transeuropa che uscirà a breve e vi dico che questo romanzo l’ho scritto io e comunque anche se non lo avessi scritto io si chiamerebbe magari con un altro nome ma non ci giurerei comunque (e due) tenetevi pronti, fasten seat bells insomma state immobili che arriva ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!
Oggi alle 19 sono a Ivrea (TO) a leggere alcune poesie del mio “Franzwolf – un’autobiografia in versi” (Edizioni Torino Poesia) assieme a Guido Michelone, che leggerà alcune poesie del suo “Quasi dei blues – poesie civili (e incivili)” (Edizioni Farepoesia.)
Enoteca Vino e Dintorni, via Arduino. Accompagnamento musicale. Nell’ambito dell’Open World Jazz Festival.

Se gli occhi avessero mani sarebbero prese
elettriche, e momenti di pace feroce, e calda.
I tuoi sono stille di bucato uscito affrettato
dalla lavatrice, se li guardo troppo intensamente
verso il nord cocente, slitte che invertono la marcia
neve grondante dal mio umore mutevole.
Ti ho guardata nei tuoi occhi-splendore troppo poco.
Sono stanco morto di guardare sempre altro.
[Da: Cocktail K – E book Feaci Poesia Edizioni, 2008. Immagine: Franz Krauspenhaar - Profumazione nuvola.]

Questo è il millesimo post di questo blog, nato nell’agosto del 2004 col nome di Markelo Uffenwanken, diventato in seguito Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG e, nel novembre 2007, The FK experience. Chiuso e riaperto tre volte.
Nei primi due anni è stato un blog multiautore. Il vostro affezionatissimo alla regia, e tanta gente a collaborare. Famoso un mio scontro con il Premio Strega Tiziano Scarpa e con un nick dietro al quale si nascondeva lo scrittore Wu Ming 1.
Come The FK experience il blog /sito ha un solo autore, il portatore delle iniziali. Un brindisi a me stesso!:-)
[Immagine: FK - Douce France - tecnica mista su carta.]

[La somma importanza. Nel nome di Dio. Come Dio (dio) comanda. Basta con le donne frick. Finiamola coi soliti soloni da bar wock. Menevole. Nu! Menelegatti frega. Ec.]
Questo discorso mi venne fatto ieri da un intellettuale romano. Un intellettuale romano di solito si mangia le parole, guarda perennemente in basso, ha gli occhiali, insomma sembra (o è) uno sfigato. Il milanese invece è uno che guarda altrove, verso dimensioni altre, ansioso e ansiogeno, mortifero e foucaultiano. Di solito i suoi saggi o romanzi o articoli parlano del fureggiare del Krunsbumsenjait, una pratica masturbatoria sadomaso islandese.
Il napoletano è sempre impegnato, curiosamente. Nella lotta contro la camorra, contro il carovita; è decisamente “noir”, molto più del milanese, per dire. Il romano inoltre ama essere internazionale. Il milanese è più europeo. Il napoletano è angioino. Il fiorentino ha le ossa ghiacciate;la città più terribile d’Italia lo ha devastato. Bello ed Arno si fronteggiano. Il caldo e il freddo sparano bulloni di antidepressivi inutili. Come in Ungheria, a Firenze l’unica via d’uscita è un dignitoso suicidio, lanciandosi dalle Giubbe Rosse verso il noto. L’intellettuale palermitano è magnagrecico. Tutto è bello e siculo. Anche Ciprì e Maresco rappresentavano il bello, per l’intellettuale palermitano, sempre abbronzato, brillante, ricchissimo anche quando è praticamente in mutande. L’intellettuale bolognese, per finire, sogna e frinisce lo gnocco fritto. Frinisce sì, e poi lo finisce. E’ molto sapido, godereccio, flirtone, culatello e balanzone.
[Immagine: FK -Il merci.]

[Il 25 ottobre 2009 l’UAAR organizzerà la seconda giornata nazionale dello sbattezzo. Il 25 ottobre 2008 furono ben 1.032 cittadini che inviarono la propria richiesta al parroco: un evento di cui hanno dato notizia diversi mezzi di informazione, anche all’estero. Se nel 2009 il loro numero
aumenterà, il messaggio che sarà inviato sarà ancora più significativo. - Da "Nazione Indiana"]
Che noia; adesso abbiamo lo sbattezzo; battiamoci per i Dico senza perdite di tempo, dico io;”gli atei sono noiosi perchè sono ossessionati da dio” (Heinrich Boell.); parole “sacrosante”; e dunque, sì, mandate le raccomandate – con trenta euro dentro – a KrauspenUAAR, Milano; se sei contro il rito perchè crearne un altro?; perchè gli atei, spesso, sono ridicoli; sono dei credenti “in negativo”, ossessionati dalla religione; spesso hanno fatto studi religiosi; hanno assistito magari a qualche “vessazione da camerata”; aspirano a creare nuove chiese senza dio; dio li ossessiona, li possiede, dio crede in loro mentre loro credono di non credervi; ma è inutile, ormai i veri credenti – con i Ratzinger che corrono su scarpe Prada – sono proprio loro; una mossa disperata per liberarsi dell’ossessione attanagliante è lo sbattezzo; una mossa piena di paura inutile, piena di un formalismo che è figlio di un cattolicesimo inaudito, senza requie, da incubo;dio mio, non abbandonarli…; dio mio perdonali, amore mio aiutami; crepi il lupo, finisca la commedia, si disperda questo seme imbarazzante; sbattezzatevi pure, se non credete nel sacramento, oh sacramenti, perchè spogliarvi di una veste che per voi non esiste?; i veri credenti della società dello spettacolo e della disperazione sono proprio questi; lo sbattezzo non si rivolge solo agli atei, dice qualcuno; dunque anche un agnostico lo puo’ fare; oh bene, che grande notizia; e un credente alle corde?; e uno come me, che non si ferma alle apparenze del proprio sentire, che lo porta da sempre verso una fede seppure monca?; ma che, allo stesso tempo, vive lunghi e anche lunghissimi periodi di limbo, durante i quali dio è come la luce di un semaforo rosso lontano, mentre scende una pioggia autunnale da diluvio universale?; uno come me, che si aggrappa alla fede e un’ora dopo alla ricerca della liberazione dalla stessa, perchè la sua fede non è la solita minestra calda consolatoria e rinfrancante, bensì qualcosa come un grumo di sangue spirituale che lo rende ancora più disperato?;è così facile essere banali, faciloni, dabbene; è così facile lavarsene le mani; è così facile rimanere attaccati a tradizioni che son diventate omicide, come la testarda negazione di questa chiesa cattolica del preservativo, come se il seme dell’uomo, anche quello, fosse controllabile e rifluibile all’indietro, in un “rewind” della sborrata; è così facile inventarsi dei riti inutili, semplicemente per mostrarsi; e se il battesimo fosse decisivo? se fosse, tutto sommato, qualcosa di pulito?; vi hanno lavato la testa, vi hanno benedetto; dio non esiste?; la vostra disperata sicurezza assomiglia alla disperata sicurezza dei credenti; e in fondo, a ben guardarla in faccia, alla mia disperata insicurezza.
[Immagine: FK - Au contraire.]
Quando l’estate amavo avevo cent’anni in pochi. #
Sei aborigena nella mia mente, selva da cui sporgono lacrime d’assalto.#
Corsi verso la felicità convinto di essere il primo, ma stavo correndo nell’animale verso opposto.#
Ti sei lasciato ingannare dalla generosità del mare e sei annegato nei tuoi stessi sentimenti.#
Diedi pochi spiccioli al ragazzo, che tornò ubriaco a casa, come ricordo, solo come ricordo.#
I tuoi occhi sono fari anabbaglianti, stasera; devo curvarmi verso la luna per scorgervi una luce di feroce dolcezza.#
[Immagine: FK - Angolo di una piscina da un film di Michael Haneke.]

Da oggi alle 10.10 su Nazione Indiana un nuovo racconto dal titolo L’ultima gita.
Buona lettura!
[Immagine: FK - Abendsee 4.]

Non che il pregiudizio
sia sbagliato in sé, ma
conoscendo soltanto
la generalizzazione
non ammette eccezioni
che confermino
il pregiudizio.
Molti giornalisti, in verità
sono degli 007 in gonnella:
anche i maschi di nazionalità
non scozzese.
Certi pensieri
possono risultare mortali.
Pensa bene
chi pensa
per ultimo.
I miei “attacchi”
non sono dei semplici “incipit”:
semmai,
“bicipit”.
La tradizionale riservatezza britannica:
puzzare
con “understatement”.
Ci sono in giro ottimi cervelli in titanio
resistenti e leggeri;
e disastrati cervelli di legno
pesanti e pericolosi.
Preferisco
la nobile e limpida
fragilità
del cristallo.
Il prodotto culturale
è una merce pensante
che “vorrebbe”
essere venduta.
Spesso “sopra le righe”:
perlomeno si respira.
Egoisti si nasce
egotisti si diventa
egocentrici-solidali si muore.
L’ingerenza è un colpo di mano
che trasforma l’Altro
in Costui.
Il furbo è una faina con gli occhi d’orsacchiotto
i modi del cameriere in livrea
e le generiche opinioni
dello squalo
nascoste
con indubbia coerenza
allo stato subacqueo.
Virilità vuol dire, anche
accettazione stoica
- senza cedere le armi-
della propria condizione.
Se ne può quindi
dedurre
che molte più donne
che uomini
sono
in fondo
“virili”.
La gelosia, spesso
è
un presentimento
che agisce
da sentimento.
[Immagine: FK - Autoritratto tutto a rovescio.]
Sabato 10 ottobre, la Casa della Poesia di Vercelli partecipa alla IV edizione del Festival Torino Poesia, che quest’anno gode del patrocinio del MiBAC (Ministero per i Beni Artistici e Culturali), con un evento a cura della poetessa Francesca Tini Brunozzi, fondatrice della Casa della Poesia e collaboratrice di Torino Poesia.
Si tratta dell’incontro dal titolo “iPop ultima generazione – Il podcasting radio-televisivo pop nella poesia italiana contemporanea”, una conversazione tra il sociologo, originario di Vercelli, Ugo Ceria e lo scrittore milanese Franz Krauspenhaar sull’immaginario pop – ossia ‘popular’- nella poesia italiana contemporanea, con particolare riguardo alla tradizione orale di testi canzone e di spot e jingle pubbilicitari.
Gli autori (entrambi in uscita con una raccolta di liriche per le Edizioni Torino Poesia) interverranno con esempi e letture dalle loro stesse liriche e si rapporteranno al tema del pop come fenomeno letterario, entrando nel vivo della propria esperienza professionale rispettivamente di pubblicitario (Ceria) e di critico-blogger (Krauspenhaar).
La conversazione, a cui prenderanno parte anche il giornalista Guido Michelone nello specifico della musica e dei mass-media, lo studioso Enrico Terrone nello specifico del cinema, e il poeta Tiziano Fratus (direttore artistico di Torino Poesia) sarà estesa anche al pubblico.
Per l’occasione, verranno presentati per la prima volta al pubblico le raccolte di poesia “Il cartografo” di Ugo Ceria (Edizioni Torino Poesia, 2009) e “Franzwolf” di Franz Krauspenhaar (Edizioni Torino Poesia, 2009).
L’appuntamento, a ingresso libero, è per sabato 10 ottobre alle ore 17 nella nuova sede della Casa della Poesia presso Santa Chiara, in corso Libertà 300 a Vercelli.
Franzwolf. Un’autobiografia in versi
di Franz Krauspenhaar
Esistono opere in versi che precipitano nei ricordi e nelle scelte di un uomo. Franzwolf – titolo e nome di battaglia del romanziere e agitatore culturale Franz Krauspenhaar – propone al lettore una raccolta di racconti in versi in cui descrive le figure del padre e della madre, già poli intensamente pulsanti nei suoi romanzi, momenti legati alle diverse età della vita; da scrittore che riflette sull’arte o meglio sull’esistenza di chi fa della scrittura una parte sostanziale, un pilastro della propria vita, Krauspenhaar si imbatte in alcune delle figure più significative della cultura moderna e contemporanea, quali i pittori Francis Bacon e Jackson Pollock, descrive i paesaggi urbani di Milano, allarga l’obiettivo fino agli Stati Uniti, che ha avuto modo di attraversare in nel corso di un viaggio. Un’autobiografia in versi, come riporta il sottotitolo, in cui l’autore si incide parole (e versi) sulla pelle.
Come antipasto, cari carcerieri
vorrei magnà un patè de quelli seri
e per er primo, invece che li boni e bei spaghetti
co l’ajo l’ojo e er cacio pecorino
e er pepe offeso se poi nun lo metti
ce vorrei quella zuppa de la Francia
la bullabassa, che nun fà de fino
come pajarde ed anatre all’arancia
però cor vino e cò la dama giusta
(che te vò bene ed il tuo bene gusta)
te spigne a fine pasto a fà l’inchino
ar coco all’oste e perché no ar facchino.
Si, pizzardone carissimo e facondo,
lo so che in questa brutta situazione
nun ce so dame, e l’urtima stazione
(er capolinea mio de la priggione)
è er posto meno adatto in tutto er monno
pè l’esperienza de la libagione.
Ma sò fatto così, cò la disperazione
me se spalanca un buco d’appetito
e scottato dar monno e dar destino
pago l’urtimo scotto a scottadito.
Intanto che cor primo ho fatto er pieno
ce vorrei pe’ secondo niente meno
che quarcosa de tipo raffinato
come er maiale arosto cò le prugne;
cor dorce che spandendo delicato
ne la carne salata in mantecato
de gusto dorceamaro ve s’impregna;
un po’ come la vita der gaudente
che gode de lo zucchero serale
ma che ar risveglio, ar postumo fetente
che fuma da ‘na testa d’orinale
l’amaro de chi eccede in grugno sente.
E poi per dorce, se nun ve dispiace
vorrei da lor signori quella torta
che le Tatin Sorelle senza pace
fecero entrare da la giusta porta:
quella de Chez Maxime che de Pariggi
è er posto che più mejo nun lo provi
valalla de’ magnoni li più ligi
che mai de bocca asciutta tu li trovi.
Caro mio pizzardone erremosciato
se quà te chiedo er desco raffinato
nun è pè fa la solita manfrina;
ma gli è che al suol de Francia so impiantato
e er collo è pronto a questa ghigliottina:
a fà li conti a l’oste so espertato
e lo sa Dio se nun vorrei trovare
ar tavolo de la mia Roma bella
‘na bella e gran porzione de castrato
e i bei piattoni d’una Sora Lella.
Ma quà sò estero e quà me sò finito
m’hanno imbrogliato e rifinito e fatto
hanno creduto fossi l’assassino
e dopo er gran processo so incastrato.
Quindi nun me restava che de chiede
l’urtimo desiderio de imbandire
mica li piatti cui so abituato
che quà nun sanno manco che vor dire;
cor collo pronto p’essere tajato
me tocca anche in francese diggerire.
DAL 7 OTTOBRE IN LIBRERIA “GUIDA LETTERARIA
ALLA SOPRAVVIVENZA IN TEMPI DI CRISI”
Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi di Stefano Amato, Fabio Genovesi e Franz Krauspenhaar è la quarta uscita della collana di Transeuropa Margini a fuoco
La crisi è già finita? La crisi è appena cominciata? E quale insegnamento possiamo trarre da quanto è successo e ancora minaccia di accadere? Sarà la fine del mondo che conosciamo? Ma cosa ci aspetta dopo?
Come durante la «drôle de guerre», la fase “inerte” del secondo conflitto mondiale, gli osservatori si domandano se il periodo di stagnazione che stiamo vivendo costituisca oggi il culmine o l’inizio di una crisi più vasta, e insieme l’avvio di un cambiamento in ogni caso decisivo.
Alla maniera dei film d’autore a episodi degli anni Settanta, Transeuropa ha chiesto dunque a tre dei suoi migliori narratori – in rappresentanza di altrettanti centri geografici del nostro paese – di raccontare questi (primi?) mesi di crisi provando a rintracciarne i tratti destinati, nel bene e nel male, a lasciare il segno.
Ne è scaturito un trittico volta a volta ironico e drammatico, dove il futuro compare ora come il tempo di una svolta ecologica ora come scenario da incubo apocalittico, tra flâneur in cerca di un difficile riscatto, ex postini accerchiati da un famelico vicinato e personaggi borderline convinti che l’«influenza dei porci» sia all’origine del loro insaziabile, autodistruttivo appetito.
«Molte persone cominciavano a realizzare qualcosa di ovvio: che più cose uno possiede, più tempo deve dedicare a ognuna di esse, e ovviamente più ne sottrae a se stesso. Non so, mi sembra un’equazione elementare, no? ma loro niente.
Continuavano imperterriti. E avrebbero continuato a lungo, se non ci fosse stato quel caos dal 2010 in poi…» Da Per la serie “24 ore – vita e consumi dal passato”: 2010 la crisi (puntata del 15/05/2050) di Stefano Amato
«All’inizio sembrava la solita scemenza dei giornali. Il baco del millennio, il meteorite in rotta verso la terra, lo squalo che caccia lungo la riviera. Stavolta avevano tirato fuori questa storia della crisi. E vabbè, pensavo, capirai che novità. È una vita che sento parlare di crisi d’identità, crisi di coppia, crisi delle vocazioni… Insomma, lì per lì non ho dato peso alla situazione, nessuno gliel’ha dato. Poi ha cominciato a pesare da sola, e me la sono ritrovata tutta sulle spalle. Ci hanno detto di stringere i denti. Perché in effetti quando stringi i denti, all’inizio sembra un po’ che sorridi. Poi a forza di stringerli ti fanno male, ti viene un’espressione strana e allora sembra solo che ringhi. E da lì è un attimo e cominci a mangiarti i gatti del vicinato…» Da A sud del paradiso di Fabio Genovesi
«Oggi peso centodue chili per la mia altezza media. Ho superato ogni record negativo, e guardarmi allo specchio è diventato un esercizio di crudeltà senza confini: sono terrorizzato da questa mia pelle allo sbaraglio, ormai è quasi del tutto sicuro che i maiali mi hanno contagiato, che l’influenza dei porci ha preso possesso del mio organismo, costringendomi a mangiare sempre più. Chiedo al Signore di essere clemente…» Da Salsa suprema di Franz Krauspenhaar
Stefano Amato (1977) vive e lavora a Siracusa. Ha pubblicato racconti su Linus, Maltese narrazioni, Fernandel e presso altre riviste letterarie. Un suo racconto è comparso nell’antologia Posa ’sto libro e baciami (Zandegù). Nel 2007 per VerbaVolant ha pubblicato il racconto lungo Soggetti del verbo perdere. A novembre uscirà per Transeuropa il suo romanzo d’esordio Le sirene di Rotterdam (o di come ho sbaragliato i miei miti in xxiv round).
Fabio Genovesi, (Forte dei Marmi, 1974) scrittore e traduttore, autore per il cinema e per il teatro, una laurea in filosofia del linguaggio, ha pubblicato per Transeuropa Versilia rock city, il suo fortunato romanzo d’esordio più volte ristampato (2008).
Franz Krauspenhaar, Milano 1960, ha fatto parte del blog letterario Nazione indiana ed è stato uno dei fondatori di La poesia e lo spirito. Ha pubblicato racconti in diverse antologie fra le quali I persecutori (Transeuropa, 2007), nonché i romanzi Avanzi di balera (Addictions, 2000), Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003), Cattivo Sangue (BCDe, 2005), Era mio padre (Fazi, 2008), ottenendo ampi riconoscimenti di critica e di pubblico. Sempre per Transeuropa è in uscita il nuovo romanzo L’inquieto vivere segreto.
Titolo: Guida letteraria alla sopravvivenza
in tempi di crisi
Autori: Stefano Amato, Fabio Genovesi, Franz Krauspenhaar
Data di Pubblicazione: 7 ottobre 2009
ISBN: 9788875800628
Pagine: 160
Rilegatura: filo refe
Prezzo: 13,50 €
Per ulteriori informazioni:
Roma: Rossano Astremo +39 347 206564
Torino: Demetrio Paolin +39 333 3104816
Milano: Clara Collalti +39 339 6900479
Responsabili Comunicazione Transeuropa Edizioni
ufficiostampa@transeuropaedizioni.it
Il nemico
lo freghi
ma l’amico
lo vendica.
Spesso il coraggio
è una fifa
che si dà
delle arie.
Io credo in Dio, davvero
ma è bene che ogni tanto
glielo ricordi
perché
il vecchietto
è smemorato.
I commercialisti sanno solo
scaricare barili
colmi d’IVA.
Le donne mi piacciono apprensive;
sopporto a malapena
quelle troppo sicure
del fatto mio.
Il narcisista più infelice è quello che
non piace
nemmeno agli altri.
Politica è
una diagonale che parte da destra
arriva al centro
prosegue, in basso, verso sinistra.
Tiriamo
un’altra diagonale
dall’altra parte:
ci abbiamo messo
una bella croce
sopra.
L’ordine è intollerante,
il disordine
tollera il mondo.
Talvolta sono così
nauseato dal mondo
che mi circonda
come un circo pazzo
che mi sembra
di essere stato appena
vomitato dal cielo.
La monotonia è
la ripetizione ossessionante
di uno stato di pace.
Chi trova un amico
perde un tesoro.
E se è un vero amico
perde anche lui,
maledizione.
Il cinismo scatta
come una trappola quando
l’ipocrisia
si deprime.
Le poesie moderne, il più delle volte
sono raggruppamenti di belle frasi
che possono permettersi il lusso
di stare comodamente assieme
di non essere chiare
e, naturalmente
di non avere un senso.
A volte ho come la sensazione
che il tempo che mi resta da vivere
sia di circa 4000 anni.
Non è una gran bella sensazione, proprio no
sentirsi un faraone da vivo
nel sarcofago
della propria pelle.
La Storia ci insegna la Disillusione,
una Disillusione piena
di Pietà per l’Uomo.
Durante una seduta di elettrochoc
svanisce d’un lampo
tutta la malinconia…
Il cinismo
batte
dove
l’ipocrisia
duole.
Roma,
una metropoli
che se ne frega
le mani.
La televisione ci permette
di vivere una seconda volta
o meglio
una mezza vita:
operazione risparmio,
quindi.
Il carnefice è crudele
secondo ingiustizia.
Il burocrate
secondo errore
di trascrizione.
Il giudice
secondo lui.
E’ bello soffrire
per poi poterne scrivere
tra un tormento
e l’altro.
Napoli
una città nella quale la pietà è senza ritorno
e il destino è eterno.
[Foto: Juan-Manuel Fangio nel 1957.]
La deformazione
dell’osservatore esperto:
il pregiudizio
che si scatena
alla prima occhiata.
A furia di strizzare l’occhio
ai lettori,
certi scrittori dovranno
ficcarsi in un occhio
il monocolo caro alla nobiltà austroungarica:
mezzadri
con l’apparenza
di baroni.
La malinconia dell’estate
è una felicità
che si vendica
di non esserci.
Ho sognato l’amore:
sembrava sorpreso
di essere stato sognato
proprio da me.
Lo sbruffone è un orso
che si gratta la schiena
contro una catena montuosa.
Le “beauty farms” son
gulag di autopunizione
per ricchi “dissidenti”
da un “sé”
ingombrante.
Il self control
è la capacità
di implodere
al momento
opportuno.
Il sentimento più ricercato
ma non in vendita
è l’amore
per sé stessi
che si sfoga
con l’altro.
La merce più tassata dalla vita
è l’articolo da regalo
disinteressato.
Il sesso senza amore è
un amore splendido
per le zone erogene
del proprio corpo.
L’amore senza sesso:
Platone si consola
con la sublimazione
filosofica.
Gli interessi vivono unicamente
perché interessati
al destino
del fisco.
Norman Mailer, per di più:
la vita dei Kennedy
come romanzo-fiume Gange
sulla sponda del quale
lo Scrittore Americano
attende
che passi il cadavere
del suo lettore.
Servi si nasce
servili si diventa
schiavi ci s’impone.
La Cultura:
un modo efficace
per cambiare discorso
e parlare “d’altro”.
La proverbiale raffinatezza dei Francesi:
litri di Chanel no.5
su chili
di Camembert.
Se Dio non ci fosse
troverebbe ugualmente il modo
d’inventarsi
una scusa
per esistere.
Il “vero signore”
non corre mai.
Lascia correre.
Quando è arrabbiato
al massimo
lascia fuggire.
Così,
perché
è magnanimo.
Il vero coraggio
ha la pelle d’oca
del povero gallo
da combattimento.
Le opere letterarie in similpelle:
quelle opere
che non raggiungono
nemmeno
la dignità
quasi onesta
della porcata
autentica.
Un fallito tutto particolare, ma non raro:
uno che si vede costretto
a leccare i piedi al prossimo
anche dopo
che ha avuto
successo.
Nella vita c’è sempre
il manrovescio
della medaglia.
[Immagine: Eric Fischl - Untitled.]
Io sono per il Nobel alla Letteratura a Sergio Caputo, a Franco Fanigliulo, sono per il Nobel a Morgan, a Franco Quarto e Franco Primo, sono per il Nobel ai Marcellos Ferial, a Sandro Giacobbe, ai Cugini di Campagna; sono per il Nobel a Rubens Barrichello, ad “Adelio” – il negozio di calzature di via Rembrandt a Milano, sono per il Nobel a mia madre, sono per il Nobel a Stefano Rodotà, a Ignazio La Russa, sono per il Nobel a Raffaella Carrà, a Tito Stagno, a Robbie Williams, e alle Mentos.
Sono per ridarlo a Dario Fo, per darlo ex aequo a Camilleri e a Montalbano, sono per il Nobel a Flavio Briatore, sono per il Nobel a Sveva Casati Modigliani, a Bugo, a Marco Paolini, a Paolini & Silvestri, a Pippo Baudo. Sono per il Nobel alla Letteratura a Baricco, a Otello Profazio, a Maria Carta, a Vito Carta, a Fernando Rey, a Umberto Balsamo, a Nantas Salvalaggio. Alle Fonzies, alla Coca Cola Light, a Uto di Andrea de Carlo, a Ridolini, a Cretinetti, ad Alberto Rabagliati, a Giuseppe Meazza, al Panettone Motta, al Cazzochetisifrega, al Gelo, alla Speranza, alle Nubi Tossiche, ai Porci con e Senza Ali, all’Adesivo Lungo, al Putridume, al Gabibbo, alla Merda, alle Perle ai Porci, alla Felicità.













