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Ha ancora le gambine un po’ malferme, ma è nato: il nuovo sito-community di Donna Moderna, ideato e plasmato dalle demiurghe Barbara e Laura. Dove io vengo richiamata a fare quello che mi piace tanto tanto fare: scrivere, e nello specifico scrivere di donne.
Nell’attesa che il blog diventi un pochino più cicciotto, godetevi quello che io considero uno dei miei capolavori: la videointervista a John Gray, psicologo, convinto sostenitore della teoria secondo cui gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere.
No, veramente, leggetela/guardatela: merita.
C’è ancora gente che si sorprende che Berlusconi possa impunemente bloccare i processi a suo carico, senza che gli italiani insorgano contro questa violazione della democrazia, che mette a rischio la natura stessa del potere politico nel nostro paese.
Non vi sorprendete, per favore. Non c’è alcuna sorpresa.
Se avete mai parlato per più di cinque minuti con gli ultras che hanno votato Berlusconi per la quarta volta, sapete anche una cosa: che la sua figura è oggetto di un culto della personalità totalizzante, che travalica ogni considerazione riguardo la democrazia, le istituzioni, il giusto e l’ingiusto. Gli elettori di Berlusconi (non del Pdl, di Berlusconi) sono disposti a passare sopra ogni considerazione di questo genere, pur di vederlo al potere: pur di non vedere tornare al governo l’odiata sinistra.
Non è una cosa strana. La gente di sinistra avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non vederlo tornare al potere. Il problema era ed è che a sinistra non esiste nessuno di anche solo lontanamente paragonabile a Berlusconi per modi, carisma, capacità di presentarsi come il Salvatore dei Popoli. Fateci caso. Il suo partito si chiama “Popolo delle Libertà”. Il suo leader ha appena promosso un decreto legge contro le intercettazioni telefoniche. La libertà di chi?
L’elettorato di Berlusconi se ne fotte di queste sottigliezze. Il fine giustifica i mezzi: l’elettore di Berlusconi non si pone il problema del danno a breve, medio e lungo termine alla democrazia. Vuole Berlusconi. E se quello che serve a Berlusconi per rimanere in sella è assicurarsi l’impunità, bene, sia. Tutto il potere nelle mani di un uomo solo: ogni volta che succede, nella storia dei paesi moderni, sono guai grossi. Seguono guerre, persecuzioni, fame, privazioni, morte, sofferenza. Un uomo solo, senza il bilanciamento delle istituzioni, della legge e della società, governa male. Fa disastri. Sempre.
Chi nega il parallelo con Mussolini si fa solo distrarre dal fatto che Berlusconi racconta barzellette migliori.
Ha mica torto, Casini, quando dice che sulla comunione ai divorziati Berlusconi non dovrebbe mettere becco. Non è affar suo: ha divorziato, si è risposato, la religione che pare pratichi e di cui si occupa con tanto ardore dice che non si trova più nella grazia di Dio, se non gli va bene molli la seconda moglie e torni con la prima, oppure cambi religione. Basta sceglierne una in cui il matrimonio non sia un sacramento, e via, fatta. La religione, fa notare Casini, è una questione privata e non politica.
La prossima volta che presta attenzione alla CEI, tiene in considerazione le parole del Pontefice o si mette in ascolto della maggioranza cattolica nella promozione o bocciatura di leggi laiche volte a consentire agli italiani di vivere secondo coscienza e non secondo Santa Madre Chiesa, siete pregati di spernacchiarlo a volume considerevole.
Su Berlusconi Papa aspetterò che si esprima Michi.
Sì, effettivamente non stiamo tanto bene, da queste parti. Abbiamo ministri il cui mestiere fino a due anni fa richiedeva una meticolosa depilazione delle parti intime. Abbiamo un Presidente del Consiglio che ha deciso di essere al di sopra della legge. Abbiamo un Parlamento monocolore in cui il concetto di opposizione si riduce a “Guarda che non ti parlo più”. OK, ne abbiamo parlato.
Ma ancora nessun conduttore in Italia è andato in televisione a dire che forse la Terra è piatta, lei non lo sa, non si è proprio mai posta il problema.
(Per ora.)
Che diavolo gli vuoi dire, ancora? Almeno nelle scorse legislature faceva lo sforzo di far finta che le leggi tagliate e cucite dal suo sarto personale fossero utili alla collettività. Adesso invece neanche quello, non fa neanche finta, lo dice: mi sono fatto la legge per me, per difendermi da quelli di sinistra che mi perseguitano. Tanto, in Parlamento di sinistra non è rimasto niente. C’è tipo uno con gli occhiali che ha perso le elezioni e che gli dice “Se fai il cattivo non ti parlo più”. In sottofondo, si sente il tifo: vai Silvio, grande Silvio, facci sognare Silvio, dagli a questi comunisti di merda. Ecco qua il culo, prendilo, è tutto tuo. No, la vaselina non serve, sappiamo che sarai delicato.
La volete sentire quella del senatore tecnologico du jour? Scopro via Manteblog che c’è un tale Alessio Butti, senatore guardacaso del Popolo delle Libertà (il grassetto non è affatto casuale) che ha scritto un disegno di legge volto a proibire la creazione di siti pornografici. Copio e incollo, perché merita (e i grassetti non sono affatto casuali):
Art.1
1. È vietato istituire siti nella rete INTERNET i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente: (…)
c) alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico (…)
2. Chiunque viola i divieti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 2.500 euro a 50.000 euro.
Art. 2
(…)
1. Il servizio di polizia delle telecomunicazioni (…), vigila sulla liceità e sulla moralità del contenuto dei siti della rete INTERNET accessibili al pubblico, dandone comunicazione all’autorità giudiziaria.
2. (…) l’organo (…) svolge (…) le attività occorrenti per il contrasto dei delitti previsti dall’articolo 1 (…).
3. L’autorità giudiziaria dispone l’oscuramento dei siti della rete INTERNET i cui contenuti sono palesemente illeciti o offensivi del buon costume o tali da attentare all’ordine pubblico.
Quindi fatemi capire: scopare è illecito, o solo mostrare qualcuno che scopa? Qual è il problema morale della pornografia: il sesso, il fatto che il sesso venga mostrato, il fatto che il sesso mostrato attizzi? Da quando la pornografia è illegale, in Italia, e se è illegale, perché nessuno ha mai denunciato Riccardo Schicchi per pornografia? Ci si può inventare un “delitto” così, su due piedi, o è solo un delitto utilizzare la lingua italiana a cazzo di cane? E soprattutto: da quando la pornografia è turbativa dell’ordine pubblico? Le pugnette, fino a prova contraria, sono un’attività pacifica.
Io giuro che questi mi fanno pisciare sotto dal ridere. E’ ovvio che non hanno idea di cosa sia un server: o forse pensano di poter telefonate all’amico George (finché c’è) e dirgli “Oh, oscurami un po’ YouPorn, che ci sono due di Torpignattara che chiavano”.
Aggiornamento: mi fa notare trasversalmente Brodo primordiale che il disegno di legge è intitolato Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori (il maiuscolo non è mio).
Ebbene, leggendolo per intero si può appurare che esso è, tuttavia, un’inutile scemenza moralista.
Ci sono sempre un sacco di cose importanti di cui scrivere. Probabilmente sono troppe, o probabilmente sono così tante che non riesco più a filtrarle e riordinarle. Attraverso serena il momento di sconforto da opinione personale: cui prodest che io sia in disaccordo con la Carfagna, con Brunetta, con Scajola? Che gliene frega, a loro e chi mi legge? A loro, niente. A chi mi legge, in buona percentuale, neppure. Ci si fa compagnia nel trovare la prima inconsistente, il secondo decorativo, il terzo pericoloso. Scambiate pure gli aggettivi a vostro piacimento.
Ieri in treno sono stata oggetto di un atto di gentilezza casuale: essendomi lamentata al telefono di non aver portato con me le cuffiette dell’iPod (e di non potermi quindi guardare gli arretrati di roba che vorrei guardare), un signore nella fila accanto me ne ha regalate un paio nuove. Nuove, mai aperte, perfette, funzionantissime. “Io ne ho altre” ha detto sorridendo, dopo aver sventrato la valigia per cercarle.
Da lì in poi, nemmeno il momento kafkiano alla Stazione Centrale - provate voi a farvi dare un rimborso autorizzato da Trenitalia con tanto di mail, se l’imbecille dall’altra parte del vetro si rifiuta anche solo di leggere il documento prodotto - ha potuto rovinare più di tanto una buona giornata. La gentilezza casuale è qualcosa di fantastico. Mi ha fatto venire voglia di restituirla, e non trovando altro modo ho giocato per cinque minuti con un ragazzino che dentro l’Ufficio Rimborsi si annoiava a morte. Lui era Naruto, io resistevo alla sua onda energetica e poi morivo. Il nonno del ragazzino ci guardava divertito, un po’ scusandolo (”Sono tutti quei Gormiti che gli regala papà”) un po’ contento che il piccolo avesse trovato qualcuno con cui stabilire delle regole d’ingaggio. Ho capito che ho fondamentalmente sei anni.
L’hanno detto un po’ tutti, che lo stato del paese - lo stato mentale e culturale del paese, prima che quello economico: che uno sia la conseguenza dell’altro è ancora da provare - fa venire voglia di concentrarsi sulle piccole cose. Ecco, io sono in quel posto lì, dove non sento i cinguettii di una che disconosce pubblicamente gli effetti civili del matrimonio perché lei è devota, non percepisco il terrore di centrali nucleari in un paese che non riesce nemmeno a smaltire i rifiuti delle sue prime colazioni, non vedo il capo del governo che si stende a pelle d’orso davanti al Papa (e meno male che doveva essere un governo più laico di quello Prodi…), non penso che si vuole costruire il ponte sullo Stretto prima di sistemare la Salerno-Reggio (perché i fondi per la Salerno-Reggio verranno usati per coprire il buco generato dall’Ici, lo sapevate?), non mi arrabbio perché si cerca di dipingere un’Italia razziata e distrutta dagli immigrati in un momento in cui il tasso di microcriminalità è il più basso degli ultimi trent’anni. Vedo, sento, registro, ma respingo l’indignazione, non ce la faccio più. Rimando. Mi sono arrabbiata abbastanza, non c’è molto da fare. Al momento voglio solo respirare, anche solo l’aria fumosa di Roma o Milano, abbracciare le persone e guardare Ugly Betty con le cuffiette regalatemi da un estraneo gentile.
Ieri funzionava tutto benissimo, al punto che alle sette ho preso e me ne sono andata alla presentazione del libro di Rick Moody, Tre vite, e come tutti gli altri ci sono andata perché ad introdurre la presentazione c’era Zadie Smith. Mi ero pure portata la mia copia di On Beauty (che per capire quanto mi è piaciuto basta andare qui: e ancora in realtà non basta) da farmi autografare, come una bimba piccola, e lei me l’ha firmata e mi ha detto delle cose gentili e io ho gongolato. Ho comprato anche Rick Moody, perché quello che hanno letto alla presentazione mi è piaciuto: se mi piacerà davvero tanto, mi comprerò tutto in originale e via.
Poi ci sono stati i rigatoni con la pajata da Marcello e una serata divertente. Il vestito nuovo mi stava bene, giusto un tantino largo: forse avrei dovuto prendere una taglia in meno?
Oggi, invece:
la lavatrice perde acqua
la piattaforma su cui lavoro non funziona
l’HD esterno neanche lui tanto bene
c’ho una panza così*
i soldi non arrivano
la casa è un casino
sono in arretrato con tutto
Mi faccio un caffè.
Tanto vale prenderla con filosofia.
*vabbè, rigatoni co’ ‘a pajata!
… vado a Barcellona. Quest’anno la colonia degli espatrianti dell’indie rock è più nutrita del solito. Avrete notizie al nostro ritorno. Hasta pronto.
42 Records fa cose belle e le distribuisce così, gratis, alla faccia dei Metallica. Da ieri e fino a domani notte, è possibile scaricare gratuitamente - leggete bene, GRATIS - l’album di debutto dei Fake P, quintetto di Legnago con uno straordinario orecchio pop e la capacità di scrivere canzoni che poi finiscono nelle pubblicità e nelle trasmissioni televisive (nelle seconde anche grazie alle donne nude contenute nel video, perché diciamolo, mi manca solo scrivere “video porno gratis” e “Britney Spears” per massimizzare il flusso di ingressi da Google).
Ieri il limite giornaliero dei 100 download è stato raggiunto prima di mezzogiorno. Mentre scrivo, in 22 minuti ne sono già partiti 31. Per cui, se volete ascoltare musica buona (e gratis), sbrigatevi. E se poi quel disco vi piace proprio, potete comprarlo: costa solo dieci euro.
Donne nude sesso musica gratis. Buon download anche a voi, gentili pornomani.
Aggiornamento: 200 download esauriti in poche ore, 700 richieste di download a quota raggiunta. E un sacco di gente a cui il disco è piaciuto. Altri cento domani: fatevi sotto! E’ sempre gratis!
Che siano o meno le stesse persone, la matrice è esattamente la stessa. Il giorno, pure.
Lo ripeto: si sentono autorizzati.
Premetto che insegno nella scuola media. La riforma Moratti è partita quattro anni fa e non è stata per nulla smantellata (ha tolto ore, ha tolto classi, sono saltate cattedre a iosa, non si è riusciti a tornare indietro; Fioroni ha ‘tolto’ il portfolio, ma perché era fuorilegge, era stato imposto e non era nel dettato di legge, tutto qui; ha eliminato il tutor, perché era un’assurdità legislative e non era comunque riconosciuto; ma il resto è rimasto, perchè l’impianto costruito ex-abrupto con l’imposizione totale della riforma non è smantellabile - nel senso che, per farlo, nella mia scuola oggi mancherebbero sei cattedre di lettere, ad esempio, e nessuno ce le concederà più. Comunque:
1) “una sorta di concessione benevola e scocciata alle assurde richieste del prof di turno”: esattamente; siccome appare chiaro che per far soldi non occorre apparentemente ortografia e sintassi, tutto ciò che si chiede a scuola agli alunni è concesso (più o meno benevolmente) come genitlezza o costrizione verso quello strano professore che chiede gli accenti e l’educazione;
2) vero che, di fronte al tentativo di valutazione degli insegnanti c’è sempre stata un’alzata di scudi, ma quanti sanno che proposte erano state fatte per arrivarci? La signora Brichetto in Moratti, per esempio, pensava a dei questionari da distribuire a genitori e alunni (della serie: io correggo le verifiche dopo due giorni e do insufficiente e la mia collega le corregge dopo due settimane e dà tutti buono e distinto, chi sarà valutata meglio dagli “utenti”?). Un tentativo precedente (Berlinguer) andava nella stessa direzione.
Si accenna ai risultati Ocse-Pisa (senza peraltro nominare il fatto che il divario non è solo tra sud e europa orientale o simili, ma anche tra sud e nord Italia, o tra diverse province della stessa regione). Bene. Prendiamo la mia classe attuale (28 alunni, quattro bocciati, sei stranieri) e quella della collega della sezione staccata (15 alunni, nessun bocciato, uno straniero). Quale sarà la classe con i risultati mediamente migliori, così, a occhio? La sua, giusto. E questo fa automaticamente di me una cattiva insegnante?
3) Vero, la scuola non è così a causa dell’ultima riforma, e molta colpa sta in un generico popolismo anni ‘80 per cui la scuola dell’obbligo significa non che hai l’obbligo di studiare ma che hai l’obbligo di promuovere. Vero anche che certe iniziative scolastiche starebbero meglio in un gruppo estivo invece che a scuola.
Però.
Se posso aggiungere una cosa grave di questi ultimi anni: la riforma Moratti (oltre ad avere aumentato le materie e diminuito le ore settimanali) ha istituito un numero di ore scolastiche ridicolo ai nostri tempi (premesso che io, negli anni ‘60, andavo già a scuola mattina e pomeriggio, è pensabile rifarsi a un livello scolastico e culturale ormai inutile? perché, quanto a questo, la riforma Coppino prevedeva obbligatoria solo la scuola elementare), e ha aggravato il balletto di giornata del pane, del teatro interculturale, ecc. di cui si diceva prima. Anzi, l’ha istituzionalizzato, questo balletto, con l’invenzione dei laboratori pomeridiani facoltativi che, secondo lei avrebbero visto frotte di ragazzini correre al grido: facciamo qualche ora in più di grammatica! Ovvio che questo non è successo: i laboratori scelti sono quelli di informatica, di basket, al massimo di scienze, e solo con enorme fatica e opera di convincimento si riesce a far iscrivere chi ne ha bisogno a qualche recupero di italiano o matematica. Gli altri, che non si fanno convincere, non si iscrivono. E, ecco la cosa grave, è ormai passata l’idea che non siano solo i laboratori a essere facoltativi, ma tutta la scuola. In fondo, se mi dicono che posso scegliere tra fare un’ora in più di grammatica o lasciare nell’aula la professoressa (pagata!) con uno o due alunni, cosa mi impedisce di pensare che anche quando siamo in classe in 30 quell’ora di grammatica, dopo tutto, non può essere tanto diversa da quella del pomeriggio, e quindi facoltativa?
Scusate la lungaggine, ma magari mettere il naso dentro la scuola per vedere cosa sta succedendo sul serio, non sarebbe male.
Laprof, nei commenti a questo post.
Lasciamo perdere la Carfagna, per ora. Facciamo attenzione alle parole del solito Luca Volonté:
[…] la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali.
A parte il fatto che devo capire quale sia la “sinistra gay” di cui Volonté va cianciando - esiste per caso una divisione gay della sinistra? Esiste una sinistra? Arcigay è stata eletta in Parlamento e io non lo sapevo? - Volonté mi deve anche cortesemente spiegare quali sarebbero i “privilegi discriminatori” verso famiglie ed eterosessuali.
Il privilegio di essere picchiati e aggrediti, o quello di non potersi unire in matrimonio (manco dire, farsi una famiglia come nel resto dell’Europa, no, per caritàdiddio)? Il privilegio di non avere alcun diritto sul patrimonio del compagno o della compagna, di non poter subentrare nel contratto d’affitto, visitarli in ospedale o in carcere? Oppure il privilegio puro e semplice di poter stare insieme alla luce del sole, senza nascondersi e senza avere le dita puntate addosso da quelli che “voi non siete normali”? Di che stramaledetto privilegio parla, questo chiacchierino a vuoto? Quale privilegio avrebbero, gli omosessuali, rispetto agli eterosessuali, e quale sarebbe la discriminazione operata dagli omosessuali nei confronti degli eterosessuali? Anche gli etero possono iscriversi all’Arcigay, se vogliono. Mica gli si chiede di fornire il certificato di sana e robusta omosessualità. A parte quello, direi che Volonté ha detto un’altra delle sue minchiate, e l’opposizione imbelle che abbiamo in Parlamento tace: non sia mai che gli diano delle checche squallide a tradimento.
Anche quest’anno si va al Primavera Sound. Su Stereogram ci prendiamo avanti postando un po’ di nostri video dell’anno scorso. Oggi: Grizzly Bear.
In questi giorni è veramente triste, il blog di Ivan Scalfarotto. Non è bello vederlo passare dall’ottimismo e dalla speranza al cinismo, al sarcasmo e alla delusione. Avremmo un “Te l’avevo detto” sulla punta della lingua, ma infierire sarebbe crudele e disumano. Perde lui, perdono tutti: non c’è posto per la schadenfreude, proprio per niente.
Adinolfi invece mi è meno simpatico, pertanto simpatizzo di meno, ma il concetto è lo stesso. Ci hanno fottuti, ma loro un pochino di più. Noi ce l’aspettavamo. Ci dispiace solo aver avuto ragione.
Sono stata a vedere l’anteprima di Quo Vadis, Baby? e ne parlo un pochino qui.
Non ho niente contro la perdita di tempo. Il tempo che ho “perso” tenendo questo blog negli ultimi cinque anni mi ha in realtà portato un guadagno enorme in termini di conoscenza di me stessa, confronto con il mondo, capacità di mettere a fuoco i problemi, e anche una forma di professionalità nuova. Esistono forme di cazzeggio efficiente che arricchiscono molto più di qualsiasi lavoro.
Detto questo, chiunque si sia inventato il “gossip della blogosfera” può anche smettere di chiedermi di seguirlo su Twitter, perché onestamente, l’autoreferenzialità portinaia non mi interessa per niente.
Il post intelligente su Al Gore all’Ambra Jovinelli lo faranno già gli altri che c’erano. Da me, come al solito, potete aspettarvi il contorno.
Amici uligani. Allora, lo dico subito, io in gita con Antonio Sofi e Zoro non ci vado più. A ogni affermazione del quasi-presidente (presidente intero per Luca Conti, colto forse da accesso di fantozzismo) prorompevano in barcampici “Daje!”, con grande imbarazzo mio e di Antonella, che ci scappava da ridere ma avremmo voluto mantenere il contegno. Achille, in mezzo, faceva il democristo e un po’ je dava un po’ no.
E’ la primaveeeeera! “Ma che caldo fa, a Roma?” “E’ maggio, Gianluca.” Alla buon’ora, aggiungerei anche.
Stile. Beccatevi gli stivali di Al Gore (la foto è di Giorgia).
Riscaldamento locale. L’Ambra Jovinelli era un forno, ma accendere l’aria condizionata con Al Gore presente sarebbe stato un po’ come accogliere l’Ayatollah Khamenei con un piattone di prosciutto di Parma.
Una pregunta. Ecco, vabbè user-generated, ma nessuno si è accorto che le quindici domande più votate chiedevano più volte la stessa cosa?
Ordine e disciplina. Alessio: “Sì, lo so che la mia giacca è troppo pesante, è che ho tutta la roba distribuita nelle tasche e mi ci è voluta una vita per trovare la distribuzione perfetta.”
Mimica. C’è un buon motivo per cui Marco Camisani Calzolari dovesse far pervenire la sua domanda in video, e nel video fare le facce?
Namedropping. E non li ho neanche detti tutti. Tipo: ho dato un euro e cinquanta a Luca Sofri, oggi.
Insomma. “Wow!”.
Questo è un post antipatico, ma se non lo scrivo poi mi rimane sul gozzo. Parte da questo articolo, in cui si dice, in parole povere, che metà degli italiani non ha oltre la licenza media, e un decimo (quindi, se la matematica non mi inganna, circa sei milioni di persone: un’enormità, tutta la Svezia) non ha completato l’obbligo scolastico. Siamo fra gli ultimi in Europa per istruzione.
La cosa non mi sorprende affatto, e non credo sorprenda nessuno di voi. Sappiamo come scrivono i ragazzini italiani, e nemmeno solo i ragazzini: ne abbiamo fulgidi esempi ovunque, in rete, di gente che va ben oltre il non distinguere fra “po’” e “pò”, fra i quali si può annoverare anche il luminare che ha scritto il T9 in italiano. Gente che va anche oltre il (peraltro orrido, non finirò mai di dirlo) sostituire il “ch” e le “c” dure con le k: a questo, che è ormai un tic linguistico, è associata anche una totale incapacità di usare la punteggiatura, una sintassi a dir poco pericolante e un’ortografia generalmente vergognosa. La povertà del vocabolario completa il quadro.
C’è chi argomenta che quello dei ragazzini è un codice, e come tale ha valenza solo nel loro mondo: tempo fa, a una mia richiesta di scrivere in un italiano che non mi facesse venire il mal di testa, una giovane utentessa Internet mi rispose che lei scriveva come le pareva, perché quello non era mica “un tema in classe”. La dissociazione fra il linguaggio corretto - riservato alla scuola, una sorta di concessione benevola e scocciata alle assurde richieste del prof di turno - e linguaggio “vero”, abituale, mi ha lasciata senza troppi argomenti. I ragazzini, in fondo, hanno diritto a crearsi un mondo le cui regole siano diverse da quelle dei genitori.
Il problema non si pone finché questi giovani virgulti sono effettivamente in grado di padroneggiare entrambi i metodi di scrittura. Le difficoltà sorgono solo quando, una volta fuori dalla scuola dell’obbligo ed inseriti nel mondo universitario o lavorativo, la loro ignoranza diventa un handicap. Perché se è vero che un errore di ortografia in un cartello al supermercato è brutto ma ci può stare - dopotutto, lavori al supermercato, mica alla Corte di Giustizia dell’Aia - è anche vero che a poco serve il carico di nozioni apprese a scuola, se poi non si è in grado di stendere nemmeno una lettera di presentazione senza condirla di obbrobri linguistici. Perché puoi anche scrivere tutti i “ch” e perfino ricordarti che tra una “n” e l’altra di “nn” c’è una “o”, ma se non sai usare la punteggiatura (e usi i puntini di sospensione, meglio se cinque o sei per abbondare, al posto di qualsiasi altra cosa; oppure schiaffi punti esclamativi a caso ovunque), scrivi tutto in maiuscolo senza virgole, o se non sai usare i congiuntivi, quello è grave. Perché magari al supermercato ti prendono lo stesso: per caricar scaffali, la sintassi non serve. Ma altrove, semplicemente, non sei competitivo. Arriva uno spagnolo preparato, un francese, un portoghese, un olandese che ha studiato, e parla la tua lingua meglio di te, ne parla anche altre due, anzi. Sei fottuto. E neanche puoi andare all’estero tu, perché se l’italiano lo scrivi così male, figurarsi se ti sei sbattuto ad imparare bene un’altra lingua.
Peggio ancora: se tutti sono ignoranti come te, la gara è fra capre. E la qualità della comunicazione crolla.
Il problema dei ragazzi italiani è proprio questo: in assenza di qualcosa che leghi la preparazione scolastica al successo sul lavoro (che tanto non esiste, perché quasi tutti finiscono nel purgatorio del call center: che siano o meno laureati, bravi, preparati e in grado di mettere insieme una frase), la scuola diventa una sorta di compartimento stagno, un salotto dove atteggiarsi a comunicatori educati, come le signorine che andavano a scuola di portamento e si mettevano il fazzoletto in grembo. Ma fuori, nella vita, la comunicazione corretta nella propria lingua è diventata superflua.
Sembra una sciocchezza, ma se nell’era della comunicazione globale (passatemi l’espressione) la maggioranza degli adolescenti e ventenni italiani scrive peggio dei soldati analfabeti al fronte durante la Grande Guerra (fatevi un giro al Vittoriano per avere un’idea), l’impoverimento culturale del paese comincia ad essere troppo allarmante per non essere affrontato seriamente. Inutile cianciare di “Tre i” se fra queste tre “i” non c’è l’italiano. Chi parla male pensa male, e chi pensa male sarà sempre svantaggiato.








