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Date: Tuesday, 14 Sep 2010 09:25

Abbiamo iniziato con il discorso del Lingotto, ormai 3 anni fa per arrivare ai tre candidati + uno del congresso Pd di un anno fa, passando per le nuvole di Obama.

Su Spindoc siamo stati forse i primi (o tra i primi) a usare la “tecnologia” sociale della floksonomy e dei tag per rappresentare/analizzare i discorsi politici italiani: soprattutto usando semplici software gratuiti che mettono in “grafica” le parole di un testo in modo immediato e facile da decrittare.

In questa fine estate politicamente piena di contenuti (un ritorno di fiamma delle parole, e dirimenti) molti sono stati i discorsi pronunciati – anche nella forma “tradizionale” o semi-tradizionale del comizio di piazza.

Le differenze si vedono a occhio nudo, così come le convergenze.

Segnalo le tag cloud del discorso di Fini a Mirabello, attesissimo, e quello di Bersani in chiusura della festa democratica nazionale di Torino. Avanti, politica, nazionale, Pdl e Berlusconi sono le parole di Fini – di un discorso molto legato alle political issues classiche (e ovviamente alla questione della vicinanza/lontananza con il Pdl). Un discorso più progettuale e legato alle policy issues per Bersani, in cui spicca il tema del lavoro.

La tag cloud del discorso di Fini a Mirabello

La tag cloud del discorso di Bersani a Torino

Le tag cloud sono state realizzate da Giovanni Calia.

Author: "Antonio Sofi" Tags: "consulenza politica, discorsi e dibattit..."
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Date: Thursday, 15 Jul 2010 12:07

Tre giorni su politica, media e territorio. A Bari dal 16 al 18 luglio 2010.

Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato – con un semplice naturalissmo sbuffo annoiato – mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le informazioni nella pagina apposita.

LEGGI il programma completo dei tre giorni.

Author: "Antonio Sofi" Tags: "Asides, consulenza politica, Convegni e ..."
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Date: Wednesday, 30 Jun 2010 19:50

Conclusi a Firenze, presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, i lavori di ToscanaLab.

Il tema (generale) è stato “Internet Better Life”, ovvero: “Come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo”.

Di seguito alcuni dei punti emersi durante il workshop del 29 giugno intitolato “Internet better society” e dedicato alla politica, al giornalismo e alla pubblica amministrazione. Con interventi di Sergio Maistrello, Ernesto Belisario, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano (e moderato da Antonio Sofi)

Alcuni punti emersi

I punti di cui sotto andranno a contribuire – insieme ai “risultati” dei lavori degli altri workshop paralleli – a una sorta di “decalogo” dell’evento Internet better life, che sarà pubblicato sul sito di Toscana Lab.

Riscoperta del territorio. Foto (con riflesso da proiezione) di Elena Tubaro

Riscoperta del territorio. Foto (con riflesso da proiezione) di Elena Tubaro

Trasparenza e fiducia

Negoziazione fiduciaria e traslucida: niente più “severamente vietato” o posta “raccomandata”.

La società digitale è trasparente e translucida: ci si vede (ci si deve vedere) attraverso. La spinta verso la massima trasparenza vale per la politica e per la pubblica amministrazione, per il giornalismo e l’informazione, per il pubblico e i cittadini. Una nuova negoziazione che produce una nuova opinione pubblica: più informata e attiva, in cui nessuno può nascondere niente o avere rendite di posizione. Una nuova negoziazione fiduciaria. Il termine è inoltre legato a doppio filo all’attività della Pubblica Amministrazione: la trasparenza degli atti amministrativi può essere realizzata solo e unicamente tramite le nuove tecnologie. Per rendere noti decisioni e risultati; per migliorare il rapporto dei cittadini con la burocrazia e la competitività delle scelte delle aziende.

Ascolto e condivisione

Non è più l’audience che deve avere grandi orecchie, ma la politica e il giornalismo che devono ascoltare, prima di dire.

Più che per parlare, i nuovi media servono per ascoltare gli altri. Il pubblico ha subito una mutazione antropologica: non è più audience muta, ma è composta di persone che possono pubblicare e si aggregano intorno a un bisogno o un contenuto. Una propensione all’ascolto e all’apertura verso l’esterno è sempre più il presupposto per poi dire con sensatezza. All’ascolto si lega l’idea di condivisione – che chiama in causa tutti i soggetti interessati nessuno escluso. Non è un flusso che viene dall’alto, ma un meccanismo circolare attivato da tutti i nodi che stanno in rete: ogni pezzo di contenuto e informazione condiviso migliora la vita di chi viene in contatto con esso.

Impegno grassroots. Foto (con riflesso) da presentazione di Elena Tubaro

Impegno grassroots. Foto (con riflesso) da presentazione di Elena Tubaro

Riscoperta del territorio e senso di comunità

Il territorio e le comunità che lo animano sono le ultime nicchie possibili – e quelle più vitali.

I nuovi media non sono solo fattore di globalizzazione. Ma sempre più una riscoperta del territorio e del locale, grazie a comunità di persone che trovano online gli strumenti per conoscersi, far conoscere i propri bisogni, attivarsi e organizzarsi. Le comunità che si creano online (anche se non hanno una base geolocalizzata) hanno un forte senso di appartenenza e adesione – che può diventare anche il vero valore aggiunto per l’innovazione e il cambiamento.

Impegno “grassroots” e approfondimento narrativo

Oltre la tv e i formati facili e semplificati, c’è spazio per l’approfondimento.

I nuovi spazi digitali consentono e aprono alla progettazione, produzione e distribuzione di contenuti dal basso (“grassroots”) che aggirano le logiche mediali tradizionali e si caratterizzano per un maggiore impegno. Una propensione (spesso multimediale) legata alla ricerca dell’approfondimento, della narrazione, della profondità dello sguardo sui fatti e sugli eventi.

Sincronizzazione e “bridging” tra diverse velocità

Piattaforma di comunicazione e di condivisione: per camminare insieme.

In contesti in cui esistono varie e diverse sensibilità, tradizioni, velocità e esperienze (pe l’Unione Europea), il web può servire per “sincronizzare” i vari punti di vista e fare da ponte (“bridge”). Sia per la costruzione di una identità comune, sia – più pragmaticamente – per concordare delle politiche efficaci e condivise.

Le presentazioni e gli interventi

Di seguito gli interventi pubblicati online, su slideshare o altrove

ANTONIO SOFI (in plenaria il 28 giugno), “Politica on e off line. Una idea integrata e crossmediale”.

SERGIO MAISTRELLO, “Le opportunità della dimensione iperlocale”

DINO AMENDUNI, “Puglia. Due casi non casuali di comunicazione politica”

ERNESTO BELISARIO, “Open Government. Miti, realtà, speranze”

Author: "Antonio Sofi" Tags: "Barack Obama, blogosfera, consulenza pol..."
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Date: Friday, 25 Jun 2010 11:39

Consulta il programma (primo e secondo giorno)

Lunedì e martedì prossimo (il 28 e il 29 giugno) si terrà a Firenze la seconda edizione di ToscanaLab (presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana), e ha come tema “Internet Better Life”, ovvero: “come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo”.

Si parlerà anche di politica, giornalismo e pubblica amministrazione: come cambiano all’impatto dei nuovi media – il martedì mattina in un workshop con Sergio Maistrello, Ernesto Belisario, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano (e moderato da Antonio Sofi)

Toscana Lab

Qualche riga di presentazione: “La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po’ più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell’agenda pubblica – per finire all’azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto”.

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Date: Wednesday, 09 Jun 2010 13:45

Alcuni link dopo il Personal Democracy Forum di New York, che abbiamo seguito in diretta grazie al liveblogging di Antonella Napolitano su Spindoc.

Personal Democracy Forum 2010, New York City. Photo by JD Lasica
Personal Democracy Forum 2010, New York City. Photo by JD Lasica

Prossimo appuntamento, la seconda edizione di PDF Europe (qui informazioni sulla prima edizione), prevista per il 4 e il 5 ottobre, e come il primo anno, a Barcellona.

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Date: Thursday, 03 Jun 2010 11:44

C’è una lista infinita degli speaker e il ricco programma del giorno uno e del giorno due

Pdf (Personal Democracy Forum) è la più importante conferenza mondiale sui temi della politica e delle nuove tecnologie. Si svolge da 7 edizioni, tutte curate da Andrew Raisej e Micah Sifry. L’edizione 2010 del PDF si svolge dal 3 al 4 giugno 2010 a New York (c’è anche stata, a novembre scorso una edizione europea, a Barcellona: su spindoc un resoconto e una analisi post, e la presentazione su Facebook e dintorni).

Pdf2010






A New York la “nostra” Antonella Napolitano (leggi i suoi pezzi su Spindoc), che da mesi sta curando sul blog di Pdf Europe una rubrica di segnalazione sullo stato quotidiano dell’arte della comunicazione politica online in Europa, dal titolo Europe Roundup

Cronaca della seconda giornata

Per il programma completo della seconda giornata vai alla pagina sul sito del Personal Democracy Forum 2010

Mattinata dedicata a un apertura degli organizzatori Andrew Rasiej and Micah L. Sifry e poi una serie di sessioni plenarie e sequenziali dedicate al “ripensamento” della politica. Rethinking: Government con Aneesh Chopra; Non-profits con Beth Kanter and Allison Fine, Open City con Jen Pahlka and Bryan Sivak; Economics con Bernard Avishai; Broadband con Susan Crawford; Media con Markos Moulitsas; Leadership con Marc Smith; Representation con Clay Shirky fino al gran finale con Rethinking Community, Literacy and the Public Sphere con Howard Rheingold. Qui sotto la diretta friendfeed di Antonella Napolitano e oltre il video (forse non disponibile per tutto l’evento)

Cronaca della prima giornata

Leggi il programma completo della prima giornata sul sito Pdf 2010

La prima giornata di Pdf, inizio alle 14.30 ore italiane. Dopo una introduzione degli organizzatori, si parte subito con una chiacchierata plenaria con Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia. Poi Ellsberg e Assange sulle “soffiate” (politiche e non solo, immagino). Sempre in plenaria, alle 16.30, una tavola rotonda dal titolo “Can The Internet Fix Politics?”

Il video e l’aggregazione di twitter

A questo indirizzo: la diretta video.

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Date: Monday, 17 May 2010 15:11

Barack Obama e i nuovi media. Sottotitolo: una storia infinita (e informale).

Dentro il canale youtube della Casa Bianca (con rimbalzi sugli altri media e social media) c’è una rubrica video che, inaugurata i primi di aprile, sta facendo molto parlare di sé. Il titolo, West Wing Week, si rifà al nome dell’ala della Casa Bianca in cui è ospitato lo studio Ovale presidenziale (e anche un po’ alla famigerata serie creata da Aaron Sorkin, di cui Spindoc ha scritto molti mesi fa in occasione di un incontro particolare). I sei video (finora) aggiornano in una manciata di minuti sulle attività della Casa Bianca con uno stile “alla mano” e informale: una comunicazione non ingessata, rapida ma puntuale su cosa succede al 1600 di Pennsylvania Avenue.

La playlist della serie West Wing Week sul canale YouTube della Casa Bianca

“E’ come se il nostro album di Flickr potesse parlare” afferma il video grafico della Casa Bianca Arun Chaudhary.

“Con tutto quello che il Presidente ha da fare durante le settimana – si legge sul sito della Casa Bianca – è facile omettere notizie importanti e eventi interessanti. West Wing Week è il sunto degli ultimi sette giorni al 1600 di Pennsylvania Avenue, o ovunque il Presidente viaggi. Riporta gli highlights degli eventi dell’ultima settimana uniti a estratti dietro le quinte della vita alla Casa Bianca”.

In realtà i video, montanti dal grafico video ufficiale Arun Chaudhary, «rappresentano l’immagine che la Casa Bianca vuole dare di se stessa e del suo principale inquilino, senza il filtro dei giornalisti», scrive il Washington Post, sottolinendo come non si rivelino notizie. Nel montaggio si alternano immagini che mostrano un Obama presidenziale, come quando parla dell’emergenza marea nera o della riforma finanziaria, a quelle che raccontano un presidente più privato e autoironico.

Il lancio del blog “presidenziale” non ha mancato di creare attriti e polemiche tra la Casa Bianca e la stampa statunitense.

L’ufficio stampa della Casa Bianca – spiega nell’articolo il Washington Post – ha avuto un atteggiamento un po’ critico nei confronti dei giornalisti nelle scorse settimane. E lo stesso Presidente non sembra dedicare lo stesso tempo dei suoi predecessori ai rapporti con i media tradizionali. Nel suo primo anno di mandato, infatti, ha realizzato meno incontri con la stampa (46) sia di George W. Bush (147), sia di Bill Clinton (252).

Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)
Barack Obama con il cane negli appartamenti privati della Casa Bianca (Baltimora Sun)

Comunicazione mediata o disintermediata? Inesperienza o strategia?

E appunto non è la prima volta che c’è da discutere. Per esempio già all’inizio c’era stato da ridire quanto alle foto ufficiali del primo giorno e alle varie “priorità” di scatto. Situazione che fece dire a molti di una inesperienza dello staff di Obama: all’avanguardia in quella “comunicazione disintermediata” che fa a meno dei professionisti che ne raccontano le gesta, ma a disagio con il giornalismo tradizionale.

“Se vogliono usare blog, video e altri media è fantastico”, racconta il corrispondente Reuter Caren Bohan, “ma non vorremmo che questo sostituisse l’accesso alla Casa Bianca per i giornalisti”.

Un atteggiamento, insomma, quello che privilegia i nuovi media, che non va certo giù ai giornalisti di oltre oceano. Frizioni che hanno toccato l’apice questa settimana, quando la Casa Bianca ha riportato online una video intervista a Elena Kagan, fresca di nomina alla Corte Suprema, bypassando completamente i cronisti che le avevano chiesto un’intervista.

Dinanzi a queste non troppo velate accuse, la levata di scudi dal 1660 di PennAv è stata pronta: “West Wing Week è solo un altro modo per restituire meglio alla gente il senso di ciò che succede alla Casa Bianca e perché”, spiega uno dei portavoce di Obama, Nick Shapiro.

Author: "Carlo Benucci" Tags: "Barack Obama, coverage, crossmedia, gove..."
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Date: Thursday, 29 Apr 2010 13:13

Abbiamo raccontato il coverage web del primo storico dibattito in questo post: Worm, chat, ticker. Il coverage dei debate inglesi

A Bristol, giovedì 22 aprile si è svolto il secondo round dei 3 dibattiti dei candidati alla poltrona di Primo Ministro inglese. Tutti, come al solito, si sono chiesti “Chi ha vinto?”. Di seguito alcune risposte in comparazione secondo vari osservatori esterni (via Wikipedia)

Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)
Sondaggi comparati di chi ha vinto, secondo varie fonti (via Wikipedia)

Quanti hanno visto il dibattito?

GUARDA: Il video del dibattito è disponibile su CSPAN, a questo indirizzo

Ma oltre a chiedersi (ovviamente) chi abbia vinto, forse merita anche chiedersi “Quanti hanno visto il dibattito?”. E qualche differenza con il primo c’è stata. Se il primo dibattito aveva ottenuto l‘attenzione di 9,4 milioni e uno share del 37% ora l’effetto novità non esiste più e l’audience è praticamente crollato: 2,1 milioni (8,7% di share) hanno visto il dibattito su Sky News. Sommando altri dati (anche sky3 proponeva il dibattito) la Bbc arriva a proporre una stima (secondo me abbastanza generosa) di circa 4,3 milioni di persone che hanno visto il dibattito.

Il tema del dibattito e le dichiarazioni iniziali dei candidati

Il tema del dibattito era “International affairs” – la politica estera, dopo che quella interna era stata affrontata nel primo: in realtà il dibattito è stato metà politica estera e metà temi generali (nessun fantasma di Adam Lang ad aleggiare).
Le dichiarazioni iniziali sono particolarmente interessanti perchè ogni candidato può dire ciò che vuole “senza vincoli” e i candidati (e il loro staff) hanno molto tempo per scegliere accuratamente parola per parola.

Gordon Brown, memore della “sconfitta” al primo dibattito, esordisce così: “This may have the feel of a TV popularity contest, but in truth, this is an election about Britain’s future, a fight for your future, and for your jobs. If it’s all about style and PR, count me out. If it’s about big decisions, if it’s about judgment, it’s delivering a better future for this country, I’m your man. [...]“. Brown (o forse proprio Alastair Campbell che era presente dietro le quinte dello studio) tenta di proporre l’interpretazione “autentica” di questi dibattiti: non conta lo stile ma conta la capacità di prendere le decisioni giuste.

Ecco la dichiarazione iniziale di David Cameron: “It’s clear from last week’s debate that the country wants change. But the question is, what sort of change and who’s best placed to lead that change? [...]“. Cameron usa la parola “magica” che negli ultimi tempi funziona abbastanza: Change. Il cambiamento ovviamente per Cameron è che non si può votare laburista (al governo per gli ultimi 13 anni).

    APPROFONDISCI: lo speciale del Times sulle elezioni, con l’aiuto crossmediale e “data-driven” della firm olandese Shift Control. Molte le opzioni: dalla situazione al momento, dalla previsione in base ai dati storici, ecc. Ecco come viene spiegato il progetto: “In the middle of last year, The Times decided it wanted to build a rich, data-driven site which would help our readers make sense of the 2010 General Election. It would be based around the UK map, but draw on a wide range of data sources and use innovative visual techniques to display all the information we thought was relevant to a pivotal election”.

    Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control
    Mappa crossmediale sulle elezioni inglesi, via The Times e Shift Control

Nick Clegg, dei Lib Dem: “I am so proud of the values that have made our country so great. Democracy, human rights, the rule of law. But the sad truth is that in recent years, our governments under the old parties have let those values down. We shouldn’t have sent soldiers into battle without the right equipment. We shouldn’t be facing allegations of complicity in torture, we shouldn’t have invaded Iraq.[...]“. Clegg crea un patriottismo “da outsider”: il Regno Unito è un Paese dai grandi valori ma tali valori sono stati traditi dai vecchi partiti che sono stati al potere negli ultimi decenni.

Le domande del pubblico

Alcune delle domande del pubblico, interessanti nella loro eterogeneità (e schiettezza):

  • Lavoro nel settore delle costruzioni. Non vedo nessun vantaggio nell’essere in Europa. Penso ci sia troppa interferenza politica e giuridica, cosa intendete fare per interrompere ciò?
  • Considerato il nostro impegno in Afghanistan, se ci fosse un’altra operazione multinazionale per rimuovere Al-Qaeda o un altro gruppo terroristico in uno stato fallito, il Regno Unito parteciperebbe?
  • Dato che il cambiamento climatico è una delle minacce più grandi che affrontiamo, cosa avete fatto personalmente negli ultimi 6 mesi per usare forme di trasposto più sostenibili, come bici e treni, invece di auto e aerei?
  • Il Papa ha accettato un invito per per una visita di Stato in Gran Bretagna a Settembre che costerà milioni di sterline ai contribuenti. Se uno di voi vincesse le elezioni, dissocerebbe il suo partito dalla omertà del Papa su molti anni in cui i preti cattolici, che sono stati processati e condannati per abuso di minori, e dalla sua feroce opposizione alla contraccezione, alla ricerca sulle cellule staminali, diritti per i gay e all’uso dei profilattici mentre l’HIV è più presente che mai?
  • Ho cresciuto 5 figli, lavorato la maggior parte della mia vita, ho raggiunto 84 anni, pensate che una pensione statale di 59 sterline a settimana sia una giusta ricompensa?
  • Sono un’immigrata, e sono nel Regno Unito da 13 anni. Riconosco che l’immigrazione sta diventando un problema nel Paese. Quali nuove misure introdurreste per rendere il sistema più giusto?

SEGUI: Terzo e ultimo round: stasera, giovedì 29 aprile, BBC, 21:30, sui temi economici

Author: "Fabrizio Magnanini" Tags: "crossmedia, discorsi e dibattiti, elezio..."
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Date: Friday, 16 Apr 2010 12:39

Una applicazione web ben diversa da quelle usate ieri dal canale televisivo ITV, per il primo dibattito inglese della storia: si chiama Slapometer, vota con il dorso della tua mano. Mentre è in corso il dibattito, invece della levetta del worm poll segnalata nel precedente post, si può dare uno schiaffo ai candidati – evidentemente per evidenziare il dissenso.

Grazie a Dario Salvelli per la segnalazione. L’applicazione sarà in funziona anche per il prossimo debate.

Author: "SpinDoc" Tags: "Asides, crossmedia, discorsi e dibattiti..."
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Date: Thursday, 15 Apr 2010 21:27

Il primo storico dibattito televisivo delle elezioni britanniche è andato in onda questa sera sul canale ITV, in diretta da Manchester. Protagonisti il premier uscente laburista Gordon Brown, il leader dei conseratori David Cameron e il liberaldemocratico Nick Clegg. Il dibattito è durato 90 minuti e l’argomento principale sono sttai tematiche di politica interna (public affairs) – dall’immigrazione, criminalità, economia, tasse, salute…

Itv, debate in diretta. Tutti gli strumenti attivati

Interessante l’uso degli strumenti crossmediali di coverage dell’emittente televisiva a complemento dello streaming in rete. Di seguito una breve analisi dell’enriched debate andato in onda sulle pagine dedicate del sito: worm, coveritlive, facebook app, leader comment cloud, twitter sentiment tracker.

Worm (il consenso in diretta)

L’emittente ha messo insieme un campione di 20 elettori che si dichiarano indecisi e provenienti da territori chiave per l’elezione: queste 20 persone partecipano al “worm poll” mentre guardano il dibattito. Un sondaggio in diretta.

Come funziona? Il campione di persone ha in mano una specie di joystick che permette loro di segnalare in tempo reale l’approvazione o la disapprovazione rispetto a ciò che viene detto dai tre candidati: in sovraimpressione sullo schermo appare la curva del consenso/dissenso (che può avere anche un andamento neutrale). Ecco, nello screenshot qui sotto, l’effetto “vermiforme” del grafico come appariva durante il dibattito (la visualizzazione poteva essere disabilitata).

Un misto di coverage qualitativo e feedback in diretta. In più un elemento aggiuntivo per “leggere” il dibattito anche in termini di chi vince/chi perde: il classico racconto “giornalistico” dei debate televisivi. C’è da dire che in questo dibattito specifico è capitato molto raramente di vedere scendere il grafico nella zona del dissenso. Il “worm poll” si è mantenuto più o meno per tutti nella zona del “like”, del “consenso” con quanto veniva detto: chissà se bravura di tutti i politici ad argomentare, oppure effetto di una sorta di “responsabilizzazione” dei tester – che rispetto a temi spesso molto specialistici hanno preferito dare un generico like più che prendersi il rischio di non essere d’accordo.

Coveritlive, la diretta blog collaborativa

Subito sotto la diretta, è implementato un sistema abbastanza popolare per le dirette blog di eventi: Coveritlive.

poll_ukIl sistema dà la possibilità a chi lo implementa di caricare foto, link e aggiornamenti, raccontando quindi in diretta e in molto multimediale ciò che accade. E’ anche possibile pergli utenti registrati aggiungere commenti: in questo caso la maggior parte dell’uso dello strumento è stato con aggiornamenti da parte degli spettatori, con molti aggiornamenti al minuto. C’è anche la possibilità di proporre dei sondaggi in diretta, come nel caso dello screenshot “scattato” alla fine degli statement conclusivi.

Giusto per la cronaca, il risultato del sondaggio in diretta online ha visto vincitore Nick Clegg, con il 49 per cento.

Facebook con status embedded

Usato per la prima volta durante l’insediamento di Obama, l’applicazione prevede la possibilità di commentare in diretta un evento aggiornando il proprio status sul profilo di Facebook – e, volendo, condividendolo con la comunità di utenti facebook che guardano in diretta il dibattito.

Molto popolata e molto “on topic” la discussione: il sistema di “status” autonomi e indipendenti, legati comunque alla propria rete di contatti e al proprio profilo (non una chat classica insomma), funziona evidentemente come “calmieratore” naturale dei toni più aspri. Intenso anche l’aggiornamento: decine di aggiornamenti al minuto.

Su altri social network “analoghi” (sia detto tra virgolette), la discussione seppur non “embedded” è stata intensa: per esempio su Twitter“, o su “Friendfeed” sempre con l’hashtag #leadersdebate.

Una bella discussione live sul dibattito (e in italiano) si è avuta nel profilo ff di Francesco Costa

Leader comment cloud e Twitter sentiment ticker

Le nuvole dei tag, spesso raccontate anche da noi su spindoc danno una idea d’insieme dei concetti usati in un discorso.

Due strumenti di post-coverage, che approfondiranno il racconto “giornalistico” post-debate. Il primo (leader comment cloud) è una sorta di “tag cloud” delle parole e dei termini più usati dai tre politici.

Il sentiment ticker, invece, “riflette” le sensazioni di un selezionato gruppo di utenti di Twitter (5000 tra cui politici, giornalisti, fonti di informazioni, superuser ecc.), ed è basato su una metodologia semantica proposta da Tweetminster.

I prossimi appuntamenti, meno storici ma non per questo meno importanti, sono il 22 aprile su SKY (si parlerà di International affairs) e 29 aprile sulla BBC (il tema: economic affairs).

Author: "Antonio Sofi" Tags: "coverage, crossmedia, discorsi e dibatti..."
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Date: Monday, 12 Apr 2010 07:43

Il Miller Center ha una sezione del sito con un archivio multimediale dei presidential debate nella storia.

Fabrizio Magnanini sul suo blog intervista Sheila Blackford (del Miller Center of Public Affairs) e Alan Schroeder della Columbia University, che ha scritto un libro sui dibattiti presidenziali “Presidential Debates: 40 Years of High-Risk TV”.

Da leggere: 2 Interviews about presidential debates

Segnalo questo passaggio di Schroeder:

    This year, for first time in history, there will be a general election debate in UK (with 3 candidates). What do you think about foreign “adaptations” of US presidential debates? Do you think it will work among 3 speakers or will lose “duel-like” style?

    More than 70 countries around the world have held live televised debates among candidates for president or prime minister. Last year both Iran and Afghanistan joined the list of countries that have experimented with TV debates. Debates have proven to be very popular in all parts of the world. Voters like them because they are both entertaining and educational. The element of being live and unscripted also heightens public and media interest.

    Three debaters on the stage does change the dynamic, though it’s impossible to predict how the format will work in the UK prime minister debates. In the US we had one round of three-way debates in 1992 that included the first President Bush, Bill Clinton, and Ross Perot. Perot more or less won the first debate, Clinton won the second, and Bush performed well in the third. So who knows?

Author: "SpinDoc" Tags: "Asides, Inghilterra, USA, discorsi e dib..."
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Date: Wednesday, 17 Mar 2010 10:57

Una rubrica che racconta lo scenario europeo della “tecnopolitica”, con notizie e focus sui temi più caldi.

The Europe roundup è lo spazio curato da Antonella Napolitano (che collabora anche con Spindoc) sul sito del Personal Democracy Forum, la più importante conferenza che si occupa del rapporto tra politica e tecnologia.

La rubrica è nata a febbraio ed è aggiornata tre volte a settimana.

LEGGI: Personal Democracy Forum Europe

Author: "Antonio Rettura" Tags: "Asides, blogosfera, consulenza politica,..."
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Date: Tuesday, 19 Jan 2010 08:53

Bisogna tener d’occhio le elezioni britanniche di maggio

La Gran Bretagna è senza dubbio una delle nazioni europee da tenere d’occhio: le elezioni politiche del prossimo maggio sono un appuntamento fondamentale e gli effetti sono sentiti anche nella crescente e variegata blogosfera politica inglese.

Parte favorito il partito conservatore, grazie a Cameron e alla debolezza dei laburisti

Il partito conservatore sembra il favorito, a fronte di una politica rinnovata e di un leader giovane e carismatico, David Cameron. E conservatori sono anche i più importanti blog politici inglesi, dall’attivista Iain Dale a Guido Fawkes, nickname che richiama uno degli ideatori della “Congiura delle Polveri”, nel 1605 (figura ripresa anche nel celebre film V per vendetta). Una vittoria annunciata? Forse. Di sicuro un avversario difficile da battere, specie con un partito laburista indebolito e oggetto di numerosi attacchi.

David Cameron
David Cameron

La crescita della blogosfera di area laburista.

Tuttavia blogger, opinionisti e attivisti di sinistra non stanno con le mani in mano. Da un lato, la blogosfera di area Labour è in costante crescita: James Crabtree lo spiega sul New Statesman, illustrando uno scenario ricco e variegato che comprende attivisti come Will Straw e politici in carica (tra questi segnaliamo Tom Watson).

“Non si può fingere entusiasmo online” dice Crabtree.

Crabtree azzarda anche alcune affascinanti previsioni sul ruolo che la blogosfera di sinistra giocherà nelle prossime consultazioni: un ruolo non decisivo sulle elezioni nazionali, ma rilevante all’interno del partito nella scelta dei futuri leader. Ne verrà favorita la componente più di sinistra rispetto a quella centrista, oltre ai gruppi che hanno un certo radicamento sul territorio, perché “non si può fingere entusiasmo online” conclude Crabtree.

I manifesti satirici contro Cameron.

Il partito laburista pare anche iniziare a comprendere alcune logiche della Rete: una prima dimostrazione è l’adozione di alcuni manifesti satirici che riprendono quelli originali della campagna di Cameron. Il sito originale, Mydavidcameron, è stato creato da un sostenitore del partito laburista, che ha messo a disposizione il template per permettere a tutti di creare il proprio manifesto taroccato.

Uno dei manifesti taroccati su David Cameron
Uno dei manifesti taroccati su David Cameron

I manifesti sono finiti sulla homepage del Labour Party.

Alcuni dei risultati sono finiti prima su siti di parlamentari inglesi e, infine, anche sulla homepage del Labour party, dove ora campeggia una versione del manifesto creata dallo stesso partito: lo slogan è “Is what you see what you’d get?”
Politics busting, dalla blogosfera alla comunicazione di partito, dunque.

Quale sarà la prossima mossa?

Author: "Antonella Napolitano" Tags: "Asides, blogosfera, consulenza politica,..."
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Date: Saturday, 16 Jan 2010 20:12

“Jumping the blog. What happens to political communication when the web gets really social” has been presented during the session “Adapting and thriving in the new media environment” at PDF Europe, Barcelona, 20/21 November 2009

How to quickly and efficiently adapt to a world that’s changing while we are living it is the million dollar question for politics and politicians from all over the world. I’ll adopt a perspective that involves the changes happened in European new media environment during the last two years: the jump of the blog or blogosphere, mainly at a local level due to the huge impact of Facebook and social media.

Bikini statistics and Europen politicians

75% of MEPs use a personal website extensively.

European Parliament Digital Trends recently published a research concerning the trend in technology adoption within the professional european political sphere. The main result of this research made by Fleishman and Hillard during April 2009 among 110 Members of European Parliament (MEPs, 14% of the European Parliament) is that 75% use a personal website extensively.

25% of MEPs do not use a personal website

As a journalism teacher said recently to his students: «Statistics are like a bikini. What they reveal is interesting, but what they hide is crucial». The statistics bikini here hides that 25% of MEPS do not use a personal website. And we are still talking about “traditional” website: the word “extensively” could easily stand for “I open it sometimes just to read the press release that someone in my staff uploads sometimes”.

* 62% of MEPs have either never heard of Twitter or have no plans to use it.

On the social side of the internet usage, the reasearch reveals that 62% have either never heard of Twitter or have no plans to use it. There is a huge difference with American situation, where Twitter is really wide spread among politicians at any level. On the blogging side, 24% of MEPs use a blog extensively but only 26% of MEPs who blog comment on other blogs once a week or more.

Further data is available in the full document at EP Digital Trends.

This is the whole scenario regarding the five-years-old european parliament (could be that the new MEPs, recently elected, are more digitally savvy): the web presence of elected European representatives is just thanks to personal website. Blog, facebook, microblogging are still far to come. To fully understand what has changed or is going to change we have to zoom to a more local point of view.

Local politics. Members of Italian Parliament (MIPs)

The research on MIPs involved the web presence of 952 politicians, 100% of the italian parliament

Let’s focus on Italian situation. There’s a research entitled Political Divide, conducted by Stefano Epifani of University of Rome and published on Spindoc, that show how 60% of MIPs use the internet in some way – at least they have a personal website. The “bikini” here hides that 40% of MIPs don’t exist on the web (except from institutional pages).

Differences between deputies and senators for the usage of website, blogs, social network

The most used social network among MIPs: Facebook 58%. YouTube and Flickr follow. Twitter stands at 2%.

Among the 60% that in some way are digitally active, there are some differences between deputies and senators (due essentially to age difference) regarding the usage of three different web tools: website, blog and social network. Among the italian deputies that are active online there are more social network profiles than personal blogs or traditional websites. In other words, there are a bunch of italian representatives that wasn’t on the Internet before Web 2.0 – they’ve began in a networked environment (mainly Facebook).

Differences in the usage of Social Network among italian representatives

The political “earthquake” of Facebook

The rating growth of Facebook usage, from February 2008 to February 2009: 314% in all European countries.

The point is Facebook. Facebook has been a sort of “social earthquake” that reshaped the new media european environment in the last two years – in all the european countries Facebook grew by 314% in less than a year (the trends is still positive but slower, source: Comscore, 04/09 ). The growth rate in Italy is ca 2700%; in Spain 1000%.

It happens. Facebook changed the social media political environment. It has thrown into web 2.0 process a bunch of people that had a plain (or mono-dimensional) experience of the Internet. Newbies: both voters and politicians.

Politics and politicians jumped the blog.

Fonzie jumps the shark in the famous episode of Happy Days Some politics and politicians jumped the blog. Fonzie, in a famous episode of the Tv serie “Happy Days”, jumped a shark using waterskies: the scene has become a proverbial way to refer to something that has reached its peak and it can only get worse – “after that it’s all downhill”. In Europe, some politicians involved in political campaigns – especially in a local contest – literally jumped the blogs: the entire blogosphere. With all its values: trasparency of sources, trust in sharing good ideas and feeding open conversations.

Many local politicians were in some way “forced” by their own network (and voters) to get social. By their own network – “bypassing” the whole blog/blogging system. Especially referring to local battlegrounds, and to the politicians that did not use the web because they did not find any particular advantage in it. There are some italian case studies regarding the facebook impact on online political campaigning.

Renzi, Emiliano, Cupra Marittima

Renzi (Florence) used Facebook as a communication tool.

Matteo Renzi, 34 yo, FB addicted, run a successful campaign for mayor. Facebook was the production and distribution center of political issues and multimedia contents. He used intensively Facebook for the primary process: also due to the lack of financial resources, the social network became the political communication playground for all the other candidates. Renzi still uses Facebook to personally update his citizens about his work.

Emiliano (Bari) used Facebook as a organisation tool: 16 fb groups and more.

Incumbent Michele Emiliano run a tough election as Bari mayor. He created, with a very young staff, Emilab, a volunteer organization of under 30: they used Facebook as a sort of little set-up ready-to-use “MyBarackObama”. 16 Facebook hyper-local groups, based on city areas. 7 open contests for cultural projects on a grassroots level (video, music, gastronomy, ecc.). 2000 people involved within Facebook. Each fb group had a coordinator, and some of them were found among the most active young people that joined the group on Facebook. Emilab lives on, now it’s a proper grassroots organization.

Cupra Marittima, 5000 inhabitants, has Facebook as an agenda tool.

Cupra Marittima is a town of 5000 inhabitants. They had ocal elections with 4 candidates and 4 civic lists (not officially linked to national parties). All the lists had a Facebook group where they discussed the program with voters and citizens. Many political discussions on issues were held on a neutral “public page” dedicated to the electoral cycle. It somehow opened up the campaign process, even at this level: giving an additional space to discuss the political agenda and the local issues.

Author: "Antonio Sofi" Tags: "blogosfera, consulenza politica, elezion..."
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Date: Saturday, 05 Dec 2009 01:48

A due settimane dal suo svolgimento, PDF Europe continua a suscitare reazioni e riflessioni.

>Durante lo svolgimento del Personal Democracy Forum a Barcelona, uno dei più pressanti interrogativi che circolava tra i quasi 400 partecipanti era indubbiamente se c’è spazio e futuro per una blogosfera politica a livello europeo. C’è o non c’è un Europa unita sul web? Una discussione sui temi riguardanti la politica europea e transnazionale?

Una prima mappatura della blogosfera

Il primo spunto, in questo senso, è arrivato dalla presentazione di Anthony Hamelle che con la sua LinkFluence ha presentato una mappatura della blogosfera politica di quattro nazioni: Italia, Francia, Germania e Olanda, rilevandone la composizione e la prossimità alle tematiche trattate a livello di UE.

First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation
First map of the Eurosphere. By linkfluence, Anthony Hamelle - click to go to the presentation


Intervista a Jon Worth: le identità europee

Il secondo lo fornisce l’intervista che Nancy Scola ha fatto a Jon Worth (anche lui speaker a PDF Europe), inglese residente a Bruxelles e con un solido background in termini di politica europea.

«Difficile affezionarsi alla UE, ma interagirci normalmente è un dovere», secondo Worth

“Ogni cultura politica ha le sue caratteristiche, i suoi simboli, la sua storia”: la mancanza di elementi comuni è l’inevitabile punto di partenza di ogni analisi sull’assenza di dibattito europeo. Ma molto, sostiene Worth, starà alla capacità di far coesistere più livelli di identità: “Nessuno si affezionerà l’Unione Europea, ma spero che in futuro le persone riescano a comprenderne l’importanza e trovino modalità di interazione con le sue istituzioni. Non penso sia necessario lo stesso tipo di comunicazione interna alle nazioni, ma sicuramente è necessario qualcosa di più di quello che abbiamo.“

Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth
Unofficial Political Compass, Pdf, di Jon Worth

A che punto è l’Europa?

Worth individua nelle nazioni scandinave le realtà più avanzate, con politici aperti, infrastrutture adeguate e alte percentuali di lettura dei quotidiani.

Nella sua analisi, inoltre, la nativa Gran Bretagna è avanzatissima sul fronte dell’e-government ma non altrettanto su quello della politica. I politici francesi, invece, potrebbero approfittare di una certa tradizione di “ribellione contro il sistema”, propria anche delle dinamiche di Rete, elemento che due anni fa ha contribuito non poco all’emergere di Ségolène Royal.

L’innovazione, del resto, non ha una strada sola, come dimostra anche la varietà del pubblico presente alla conferenza: spindoctor, studiosi, giornalisti e attivisti sono gruppi che spesso si guardano con diffidenza.

Pubblico inizialmente diffidente: che ci fanno i creativi dentro le organizzazioni?

Eppure, forse, il confine non è così netto: “Dipende molto dalla cultura politica del paese: probabilmente i partiti negli USA sono più bravi nell’avere a che fare con creativi e persone innovative all’interno delle organizzazioni di quanto facciano la maggior parte dei partiti europei”

Probabilmente una delle prossime domande per chi lavora in questo settore sarà quella che già ci poniamo da tempo come cittadini: il sistema si cambia lavorando all’interno o dall’esterno?

Author: "Antonella Napolitano" Tags: "blogosfera, consulenza politica, Convegn..."
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Date: Tuesday, 24 Nov 2009 21:14

Tutto esaurito per la prima edizione europea del Pdf, svoltasi la scorsa settimana dentro la Torre Agbar a Barcellona.

La scorsa settimana si sono spenti i riflettori sulla prima edizione europea del Personal Democracy Forum (organizzazione dalle molteplici attività intorno al modo e ai modi in cui la tecnologia cambia la politica). Si è tenuta a Barcellona, nella splendida Torre Agbar (che gli autoctoni chiamano el consolador per evidenti ragioni falliche). Una main hall strapiena e due salette al 14esimo piano per le sessioni parallele del pomeriggio – quelle dedicate a discutere con più agio e verticalità tematica dei temi (dal campaignign all’e-government passando per l’attivismo digitale): tutti esauriti i posti disponibili.

Pdf Europa, Barcelona. Photo by Chesta52

Contenti della partecipazione gli organizzatori storici della conferenza newyorkese, Andrew Raisej e Micah Sifry e il partner europeo Marc Lopez, giovane politico e imprenditore). Il prossimo appuntamento è a giugno del prossimo anno per il tradizionale appuntamento a New York, a meno di format diversi (più piccoli, o nazionali, o tagliati verticalmente su temi specifici) nei prossimi mesi ancora in Europa.

Intanto, per chi vuole recuperare alcuni dei contenuti della due giorni dedicata all’intricato rapporto tra politica e Rete, di seguito una piccola – certamente incompleta ma ragionata – guida alle risorse recuperabili online. Nei prossimi giorni altri materiali, su Spindoc.

Podcast audio degli interventi, su CivicoLive

I podcast di tutte le sessioni e le discussioni, liberamente scaricabili: su Civico Live.

Civico Live ha coperto l’intero programma dei due giorni, con diretta live e registrazioni audio delle sessioni parallele disponibili dopo poche ore online. Di fatto sono interamente ascoltabili tutti gli interventi e le discussioni – divise ordinatamente per giorno uno e giorno due.

Peraltro, i ragazzi di Civico Live, in alcuni casi hanno predisposto anche un liveblogging vero e proprio – e quasi sempre un aggiornamento veloce dei sound bytes su Twitter – sulla pagina dedicata al Pdf Europe ci sono ancora molti materiali grezzi, di live coverage, da riguardare.

Twitter, friendfeed e hastag vari

Twitter il servizio più usato per il live coverage della conferenza: l’hashtag era #pdfeu

A proposito di live coverage, Twitter è ormai lo standard per raccontare in diretta eventi di questo tipo. Da tempo è convenzione l’uso di hashtag che hanno la funzione di aggregare dal basso, folksonomicamente, i contenuti prodotti dentro i social media (e spesso anche trasversalmente ai singoli servizi di social network).

Hashtag Pdfeu, via trendsmap, via Civico

La conferenza, nonostante alcuni fastidiosi problemi alla rete wireless specie nel primo giorno, è stata molto raccontata attraverso brevi e frequenti tweet da parte della platea, che estrapolava sound bytes dei passaggi più interessanti della discussione.

I tweet più interessanti erano spesso a loro volta erano replicati dal più ampio network collegato a chi era in sala, e si arricchiva dei commenti ulteriori: #pdfeu (questo era l’hashtag della conferenza) è stato per due giorni tra quelli più usati su Twitter.

Cronache e resoconti

E’ in parte ancora presto per resoconti dei contenuti. Ne segnalo qui alcuni, soprattutto in lingua italiana, ma tengo aperta la lista.

(in via di aggiornamento)

Foto e video

Meno imponente rispetto ad altri eventi di questo tipo la produzione di foto – quantomeno a vedere le foto caricate su Flickr a qualche giorno dalla fine della conferenza. Una ragione potrebbe risiedere nella presenza di Facebook – che ha certamente drenato parte dell’upload di foto specie dal cellulare. Il tag su flickr è sempre lo stesso: pdfeu. Alcune foto sono molto belle.

Pdf Europa, Barcelona. Ringraziamenti finali dello staff. Photo by Chesta 52

Author: "Antonio Sofi" Tags: "Barack Obama, consulenza politica, Conve..."
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Date: Tuesday, 20 Oct 2009 08:32

Tra un mese il Pdf Europe si svolgerà a Barcellona. Sul blog continuano interventi che anticipano la conferenza.

Manca un mese al Personal Democracy Forum Europe e la lista di speaker si arricchisce di relatori di altissimo livello (ultimo in ordine di tempo: Charles Leadbeater, già consulente di Tony Blair).

Il blog di PDF Europe ferve, però, anche di analisi sul rapporto tra tecnologia e politica nelle varie nazioni europee.

Percentuali elevate di uso di Internet, ma mancano organizzazioni che mediano tra politica e cittadini.

Particolarmente degno di nota è il contributo di Bente Kalsnes sullo scenario tecno-politico nei paesi scandinavi, noti per le elevate percentuali nell’utilizzo di Internet. Bente cita numerosi esempi positivi, ma sostiene che persino lì mancano organizzazioni come Sunlight Foundation o MySociety, attive (rispettivamente in USA e Gran Bretagna) soprattutto nel campo della trasparenza e del rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti.

Da cosa può dipendere?

“Some would argue that the more open a country’s own government and political culture is, the less likely you are to see bottom up efforts like MySociety or Sunlight. Is the distance between power-holders and the people so short and the possibilities for influence so many that we don’t need tools like TheyWorkForYou? I doubt so. Are the techpolitics environments in these countries too tiny to foster the kind of political digital innovations we’ve seen in the UK and the US? Maybe. We could also blame lack of good funding possibilities (except from the government), since we have few independent foundations similar to Sunlight”.

Author: "Antonella Napolitano" Tags: "Asides, Convegni e conferenze, grassroot..."
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Date: Friday, 16 Oct 2009 08:45

World’s largest conference on technology and politics.

Dal 20 al 21 novembre si terrà a Barcellona, in Spagna, il primo appuntamento europeo del Personal Democracy Forum – la più grande conferenza al mondo su tecnologia e politica. Dopo sei anni a New York (gli ultimi al Frederick P. Rose Hall, Lincoln Center, con spettacolare sguardo sul Central Park), lo spin-off europeo si terrà nell’altrettanto spettacolare Torre Agbar

Gli organizzatori hanno allestito un gruppo di speakers molto eterogeneo e competente, che cercherà di riflettere su come la tecnologia sta influenzando la politica (e forse viceversa): come da anni ormai stiamo cercando di fare, nel nostro piccolo, anche qui su Spindoc.

Altri aggiornamenti nei prossimi giorni.

Un piccola ma motivata delegazione di Spindoc sarà presente a Barcellona – a me gli organizzatori hanno chiesto di intervenire ad un roundtable pomeridiano, sul ruolo dei blog in politica a livello europeo: vedremo cosa uscirà fuori. Sicuramente allestiremo, come peraltro per il Pdf americano due anni fa, una diretta o un liveblogging dei lavori.

Pdf Europe, a Barcellona

Pdf Europe, a Barcellona

«Across the Continent, political leaders and grass-roots activists are embracing new ways of running for office, influencing the political debate, and governing. Inspired by the success of Barack Obama’s campaign for president of the United States, people everywhere are using the Internet to open up politics and make governance more transparent, participatory and effective».

Pare che i posti siano limitati, quindi, chi è interessato farebbe bene a prenotarsi al più presto. Il sito giusto per prenotazioni e dare un’occhiata al programma è sempre Personal Democracy Forum Europe

Author: "Antonio Sofi" Tags: "consulenza politica, Convegni e conferen..."
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Date: Saturday, 19 Sep 2009 23:54

Le culture partecipative sono in grado di influenzare le pubbliche opinioni? (il plurale è voluto, e necessario)

Can participatory culture shape public opinion? Antonella Napolitano scrive sul blog del Personal Democracy Forum Europe (costola di quello storico newyorkese, si svolgerà a Barcellona il prossimo 20 e 21 novembre) una riflessione intitolata “The Joker effect: how participatory culture may disrupt politics” – in cui mette in fila alcuni esempi/effetti della “cultura partecipativa” dentro il campo da gioco del dibattito politico sulle Rete. Dai molti esempi elettorali americani al politics busting all’italiana dei cartelloni tarocchi delle campagne pubblicitarie Udc e Pd, fino ad arrivare al case study del Berlusconi-Joker diffuso in rete da Vincenzo Cosenza (a seguito di un analogo Obama-Joker in giro per i muri americani) e il manifesto del film The Untouchables – con il solito Berlusconi sullo sfondo.

Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman
Il Berlusconi photoshoppato da Joker, il cattivo della saga di Batman

Politics busting: ribellione dal basso e fenomeno tipico della partecipazione politica online – più o meno consapevole e sicuramente iconoclasta.

Casi, insomma, che si iscrivono, come accennavo, all’interno di quel fenomeno tipicamente online che Susca e De Kerckhove chiamano – lo accenavo prima – politics busting: sull’onda del movimento di ad busting, che “tarocca” e prende in giro le pubblicità. Fin dagli albori di Internet, i “manufatti” della comunicazione politica sono stati interpretati in modo (per certi versi) pre-satirico, spesso meramente grafico (ecco perché Photoshop, software archetipico della post-produzione fotografica digitale) lavorando sulle incongruenze e sui punti deboli dell’immagine politica proiettata – che su un media partecipativo ad alta capacità diffusiva come internet ritornava insieme distorta e amplificata.

Una sorta di ribellione dal basso, più o meno consapevole: per mostrare che il re è nudo. Scrive Antonella dell’esperimento messo in atto da Cosenza: «The Berlusconi-Joker picture has started to circulate on blogs and and social networks, also used as profile picture on Facebook, Twitter and Friendfeed. The reactions of people varied, Cosenza explains: “Some people said that they wanted to use the picture but they were afraid, others wrote me because they want a t-shirt with that image on it. Maybe I should print posters”».

E poi viene citato il caso del manifesto degli Intoccabili, manifesto affisso a Milano e New York – in una sorta di capolino offline di una pratica comunicativa tipica (anche se ovviamente non esclusiva) della partecipazione politica online. Le conclusioni? Eccole, condivisibili: «New media surfacing online are now used by citizens to produce content and to engage more people: this may start a process that can unexpectedly disrupt the consensus».

Uno  dei manifesti affissi a Milano e New York
Uno dei manifesti affissi a Milano e New York
Author: "Antonio Sofi" Tags: "consulenza politica, elezioni, grafica e..."
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Date: Thursday, 20 Aug 2009 09:08

Barometro virale, per tracciare la diffusione dei video politici.

Grazie ad una segnalazione di Judy Breck, scopro uno strumento per tracciare la diffusione dei video (politici) caricati su YouTube all’interno della blogosfera (politica) – un ennesimo strumento messo sul tavolo da “Shifting The Debate” – che ha l’obiettivo di misurare il movimento delle idee dentro i social network.

Si chiama Video Barometer, e distingue appunto da link generati tra i blog “conservative” e “liberal”, dentro una linea temporale.

Videobarometer - uno screenshot da Smoartmobs
Videobarometer - uno screenshot
Author: "Antonio Sofi" Tags: "Asides, Internet, USA, blogosfera, grass..."
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