Date: Fri, 24 May 2013 22:33:36 +0200
Quote:
- Krapp - Sous le bateau
Lo so è solo Bisio, mais je l'aime!
http://krapp.blog.lemonde.fr/krapp/2006/06/lo_so_solo_bisi.html
Text:
Partirà mercoledì 28 giugno dall’Arena di Lignano Sabbiadoro il tour Coèsi se vi pare che riunirà sullo stesso palco l’eclettico Claudio Bisio, salito agli onori della cronaca per la conduzione di Zelig e per quella del concerto del Primo Maggio, e gli ancora più indomabili Elio e le Storie Tese. Una miscela che si preannucia più che esplosiva: conoscendoli, sarà un bel problema tenere a freno questi rulli compressori, chi della parola, chi delle note. Eppure la “cosa” (gli stessi non sanno ancora definire di “cosa” si tratti) già possiede le caratteristiche per simboleggiare l’inizio di un’avventura che va al di là della semplice serie di concerti estivi. Ne è convinto Claudio Bisio al quale abbiamo chiesto di spiegarci che cosa si troverà di fronte il pubblico friulano mercoledì sera all’Arena di Lignano.
«E chi lo sa? Ci stiamo lavorando: è un esperimento. Anche nel genere. Cioè: non è un musical, non è un concerto. Nemmeno un pezzo di teatro. Sono Eli e Bisio sul palco: otto in scena, in situazione tipo concerto ma non solo».
Non solo?
«Si, ci sarà anche una scenografia, molto curiosa, che nasconderà al massimo amplificatori e strumenti. Sul palco ci sarà una specie di casa, con il soggiorno, la cucina. Il bagno. Abbiamo anche le freccette appese al muro».
Il tutto per creare un ponte fra te e EELST?
«Di legami fra noi ce ne sono già, e da tempo: Rocco Tanica per anni ha accompagnato i miei spettacoli, abbiamo scritto insieme Rapput, il disco per l’estate del 1991. Avvicinarsi agli Eli non è stato così difficile».
Talmente facile che da Coèsi se vi pare uscirà un bel pastone?
«Puntiamo all’ibridazione: il canto Cara ti amo e Elio mi fa da spalla. Rapput la canta lui e io lo supporto. In Servi della gleba faccio quello che faceva Ruggeri. Contaminiamo i reciproci repertori insomma».
Il risultato sarà Trenta centrimentri di dimensione artistica formato famiglia?
«Si! Bellissimo! Quello che vogiamo è che anche il pubblico si contamini: che le famiglie con bambini siedano accanto ai fans degli Eli e tutti possano capire quello che facciamo. E, di certo, non ci censureremo».

Certo che fra il loro e il tuo repertorio si rischia di far mattina.
«È vero. Infatti la prima serata potrebbe succedere che si arrivi alle otto ore di spettacolo. Cercheremo di trattenerci ma non sarà facile. Anche perché abbiamo dei brani nuovi, come Barzellette, sui quali io ed Elio ci sfidiamo, su di un ritornello musicale, a suon di barzellette. Inventate sul momento. Ogni volta che lo proviamo ridiamo come pazzi. E poi ho in serbo una sorpresa per Elio che non voglio svelare ma per lui saran problemi».
Grande spazio all’improvvisazione dunque?
«E come non farlo? Loro, oltre ad essere degli ottimi musicisti sono anche degli ottimi “parlatori”. Parlano tutti.
Dote che sfruttiamo nella nuova versione di Farmacista che abbiamo trasformato in un siparietto operistico: Elio farà il basso drogato, io il farmacista baritono, Rocco accompagna al clavicembalo mentre ognuno degli altri fa una parte lirica. Una cosa che ci è piaciuta molto. Nel nostro futuro vedo la lirica. Un’opera lirico-rock».
Il futuro, appunto. Tutto questo solo per un’estate?
«No, al contrario. Visto che l’anno prossimo non avrò impegni televisivi, sto pensando che questo tour potrebbe naturalmente portare ad uno spettacolo teatrale. Sarebbe la sua sede naturale. E credo che gli Eli, come stanno dimostrando, abbiano la preparazione e la forza per inventare un nuovo genere».
Un remake di Comedians?
«Potrebbe succedere come allora: tutti noi fummo lanciati da quello spettacolo. Era il 1985: Paolo Rossi, Salvatores, io, Silvio Orlando, tutti noi milanesi insomma».
La via milanese allo spettacolo, appunto: fatta di risate, ma soprattutto di impegno e coerenza, vero?.
«Si, ecco, grazie. In tanti mi criticano perché mi vedono a Zelig e poi al Primo Maggio. Chi conosce la mia storia però sa leggervi un filo rosso che l’attraversa. Dal diploma alla scuola del Piccolo Teatro al lavoro con Dario Fo, alla televisione. Far ridere, però con la coerenza dell’impegno. Senza maschera. Senza volgarità. Ma senza compromessi. Come hanno fatto tutti i “milanesi”».
Già: penso a Storti che fa il Conte Uguccione in tv e Mai morti in teatro.
«Il nostro successo, come quello degli Eli, deriva da questa capacità surrealista, quasi dadaista, marinettiana, di fare le cose. Ed è nostra, molto milanese. Ci sono Cochi e Renato all’origine. Jannacci, Gaber».
E nessun divano?
«Come concusso o concussore?».
Via FeedShow.com