Date: Wed, 22 May 2013 15:37:04 +0200
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- Krapp - Sous le bateau
Giulietto Chiesa a Udine, l'intervista
http://krapp.blog.lemonde.fr/krapp/2006/05/giulietto_chies_1.html
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Presenterà in anteprima i contenuti del suo prossimo libro Giulietto Chiesa, l’europarlamentare e giornalista, già inviato all’estero di importanti testate nazionali che domani, con inizio alle 17.00, terrà una conferenza organizzata dal CISM, dal titolo “Informazione e disinformazione nella comunicazione mediatica” nell’Aula Magna di Palazzo del Torso, in piazza Garibaldi a Udine. Il nuovo lavoro di Chiesa, che uscirà in tutte le librerie sabato 6 maggio, s’intitola Prima della tempesta, ed è edito dalla Nottettempo, la nuova e coraggiosa casa editrice di Ginevra Bompiani e Giulia Einaudi. Abbiamo chiesto a Giulietto Chiesa di anticipare qualche percorso di questo suo nuovo libro.
Da giornalista lei ha sempre avuto un posto d’osservazione privilegiato sul futuro a breve termine del mondo. Che cosa ci aspetta nel prossimo futuro?
«Una cosa molto “semplice”, sotto gli occhi di tutti: una guerra verso la quale ci stiamo avviando velocemente. Una guerra di cui si conoscono già le parti in causa: l’occidente e la Cina e l’India come avversari.

Siamo dunque in fase prebellica?
«I segnali che possiamo leggere sono chiari: ci stiamo preparando ad una guerra mondiale contro la Cina. Il riarmo nucleare di cui si parla in questi tempi non serve a combattere il terrorismo: sono i prodromi di quello che avverrà da qui a breve. E non parlo di cent’anni: sarà coinvolta la nostra generazione, parlo di domani».
Cosa le fa supporre che la sua ipotesi sia realistica?
«Le guerre si preparano attraverso l’utilizzo dei media. E quello che i media stanno dicendo, non io ma le televisioni, i giornali, è questo: la guerra si avvicina velocemente».
È per questo che, con la sua associazione Megachip, lei lavora sull’alfabetizzazione all’informazione?
«Occorre insegnare a quanta più gente possibile che i media vanno letti oltre le righe. Che la manipolazione dell’informazione crea i presupposti per i conflitti».
E questo per dire cosa alla gente?
«Per dire loro che siamo arrivati al capolinea: le risorse si stanno esaurendo per l’uso inconsulto della natura che fino ad oggi l’uomo ha perpertrato. La vera grande guerra si può dire che sia quella dell’uomo contro la natura. Ma è una guerra che ci vede perdenti dal principio perché è un conflitto dell’uomo contro se stesso. Il neoliberismo ha prodotto un’idea ascientifica dello sviluppo indefinito: una cosa naturalmente impossibile».
Come siamo arrivati fin qui?
«Attraverso la logica del superclan: questi gruppi di forza, che sono le nazioni occidentali e in particolare i loro governanti, hanno ottenuto le loro ricchezze con la guerra e solo con la guerra le possono mantenere. Nessuno dei governanti del mondo sembra rendersi conto, o sembra non possedere, un pensiero alternativo, perché alla base del loro pensiero c’è una società di diseguali».
E tutti i grandi incontri internazionali?
«Credo che mettendo insieme tutti i cervelli di chi si incontra a Davos non basterebbe per creare un unico cervello umano funzionanante. Facciamo un esempio fin troppo facile: Thomas Freedman da tempo dice agli statunitensi di consumare meno benzina di quella che consumano, perché le riserve si stanno esaurendo. Lo stesso diceva Galbraith. Bush li ha ascoltati? No. Non è capace di dire alla sua nazione: signori non sono più in grado di offrirvi il tenore di vita che avete sostenuto fin’ora. Stigliz ha dichiarato sul New York Times che “abbiamo superato il 2005 per miracolo, il 2006 sarà impossibile perché non è sostenibile ciò che non si può sostenere”».
Ma non è un po’ apocalittica la sua visione?
«Io mi limito a riportare quello che dicono i media. Sintetizzo quelle poche notizie valide in mezzo al letame che l’informazione riversa quotidianamente sulla gente. Sempre il New York Times ha appena pubblicato la notizia che gli Usa hanno portato il loro debito a novemila miliardi di dollari. Sa cosa significa? Che sono alla bancarotta. Che non hanno più risorse. E qual è il modo per sopravvivere in questi casi? Andare a prendere le risorse dove ci sono, anche se questo significa milioni di morti».
Di nuovo la Cina?
«E l’India: come si fa a tenere a freno due miliardi e mezzo di persone che bevono e consumano l’acqua e il petrolio che serve agli Stati Uniti per mantenere il loro tenore di vita? La risposta viene da sé».

Via FeedShow.com